VERITA’ PER GIULIO REGENI

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Nel verbale dato all’Egitto, Abdallah, intervistato da Giulio Regeni, racconta quella giornata e di come fosse controllato da un capitano dell’agenzia di sicurezza egiziana, che gli aveva fatto indossare una nuova camicia.
La National Security Agency aveva infatti provvisto l’ex-guida degli ambulanti di una microcamera cammuffata da bottone nella camicia stessa, ed aveva fornito l’intervistato di una scheda telefonica per la qualità della registrazione.
Dopo la fatidica intervista, infatti, egli consegnò tutta la documentazione registrata al fornitore di quegli stessi apparecchi.

Dopo l’omicidio e la convocazione dagli inquirenti egiziani, fu costretto a non nominare l’Agenzia di sicurezza, ma di raccontare una mezza verità, evitando quindi di riferire che Regeni l’avesse nuovamente cercato e di ricevere istruzioni dai servizi segreti per organizzare l’incontro con un sindacalista il 26 gennaio 2016. Nella sera del 25 il ventottenne friulano venne rapito, torturato e ucciso.
Secondo la Procura di Roma le prove sono abbastanza per inquisire i sette poliziotti collusi e i mandanti di Abdallah da parte del Cairo.

Nel frattempo lo striscione #VeritaperGiulioRegeni é stato solertemente tolto dal Sindaco di Trieste, mentre permane e rimane in altre sedi comunali anche al di fuori del FriuliVeneziaGiulia.
Similare é stata la reazione dell’Università che il ricercatore frequentava, la Cambridge University, che ha effettuato un vero e proprio ostruzionismo nei confronti delle autorità giudiziarie italiane.
Ma ancora peggio é la geopolitica del Mediterraneo Orientale prima e dopo l’omicidio.
Nel 2014 l’Italia conduceva una politica distesa ed aperta con l’Egitto di Al-Sīsī, specie volta alla cooperazione nei confronti della sicurezza delle coste e sulla questione libica, col Califfato Islamico in Cirenaica. La volontà del Governo Renzi di ignorare le violazioni ai diritti umani che altri Paesi, con ipocrisia, avrebbero fatti notare alla giunta militare egiziana, é stata di fondamentale importanza per permettere un piano di investimenti nell’ex-protettorato britannico sul piano ottennale della Repubblica Araba. (Sì, prosegue nei commenti)

La stessa opera di raddoppiamento del Canale di Suez é stata affidata a Fincantieri, e diversi imprenditori italiani sono stati incentivati nell’infestimento in Egitto per incrementare gli scambi bilaterali.
Il caso Regeni dunque capita a fagiuolo per rovinare queste preferenze economiche tra lo Stivale e la terra dei Faraoni, che avrebbero potuto essere il motore per una riunificazione a livello di partnership del Mediterraneo. E dunque, gli Stati Occidentali vedono di buon occhio la perdita di influenza di Roma sul Cairo, specie l’Inghilterra, sede degli studi di Regeni, che rimane distaccata dalla situazione che va peggiorandosi per poi tentare di ingraziarsi Al-Sīsī, e quindi di sostituire l’Italia nel ruolo centrale assegnatole nello sviluppo socioeconomico del paese del Nilo.

Insomma, Giulio Regeni é stato ucciso perché era un elemento potenzialmente pericoloso alla sicurezza interna della Repubblica Araba d’Egitto, minacciava la stabilità della giunta militare, basata sull’oppressione della libertà ai cittadini.
Era colpevole solo di essersi messo contro lo strapotere dei militari al governo.

-Compagno Emanuele

 

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