Sciopero generale dei trasporti e della logistica: le paure del Governo e dei sindacati maggiori ad un’organizzazione autonoma dei lavoratori

16 giugno: lo sciopero generale dei trasporti spaventa il Governo

Venerdì scorso, i sindacati di base Cub trasporti, Cobas lavoro privato, Adl Cobas e Si Cobas, Sgb e Cambiamenti M410 hanno effettuato uno sciopero generale dei trasporti pubblici e della logistica, che ha immobilizzato diverse città italiane. A Milano, la linea M5 della Metropolitana è stata sospesa, mentre a Firenze il 90% degli autobus dell’Ataf rimaneva fermo nelle autostazioni, e inoltre i servizi extraurbani sono stati seriamente ridotti, come ad esempio la gran quantità di linee sospese per sciopero nel Veneto Orientale, in giorni di traffico intenso verso le coste quali quelli estivi.

Tale azione efficace di mobilitazione dei lavoratori ha riscosso le perplessità dei sindacati maggiori, in ispecie dalla Cisl, che ha bollato lo sciopero come «un evento incomprensibile e dannoso», mentre la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha difeso la giusta protesta dei lavoratori in quanto ricusa attacchi al diritto di sciopero, seppur affermando di non condividere le ragioni della protesta e di spingere il Governo a promulgare la legge sulla rappresentanza sindacale «per determinare chi ha rappresentanza e credibilità tra i lavoratori», e quindi rimuovere l’azione dei piccoli sindacati in nome di una grande rappresentanza nazionale, al contempo più facile per lo Stato da limitarne i danni. Proprio dalle massime istituzioni dello Stato proviene, infatti, una dura risposta, dettata dalla paura che, in effetti, un primo sciopero efficace ha instillato nel cuore del governo borghese: il Primo Ministro Gentiloni ha precisato che lo sfruttamento del lavoro salariato, sempre più pesante nei trasporti e nella logistica è «da non affrontare con l’emotività», quando, dall’abolizione dell’art.18, la macchina statale permette tranquillamente alle grandi aziende che fanno uso della logistica, prima fra tutte la multinazionale Amazon, di far lavorare i dipendenti anche a 13 ore giornaliere, ben oltre il limite delle 8 ore, senza retribuire seriamente gli straordinari, e con paghe, per quanto possano tentare di migliorare la situazione, misere, mentre il fatturato annuo è di 98 miliardi di euro, ossia quasi 110 miliardi di dollari statunitensi.

Il peggior attacco allo sciopero viene dal Ministro dei Trasporti Graziano Delrio, che chiama in voce la bassa rappresentanza nazionale (10%) dei sindacati promotori, la quale, a suo parere, non ha il diritto di osteggiare il malcontento della popolazione senza una rappresentanza adeguata, chiamando curiosamente in causa le parole della Cgil, dando man forte ad un asservimento generale e ad una limitazione effettiva del diritto allo sciopero e alla protesta, nonostante un disegno di legge che spira dal Parlamento sull’inasprimento dell’ abuso di sciopero, rendendo ogni protesta e mobilitazione pacifica pressoché inutile.

– Compagno Emanuele

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