Saint Nazaire e la guerra economica tra Francia e Italia per il porto militare

Saint-Nazaire, Sant-Nazare in bretone, una cittadina di circa 70.000 abitanti alla foce della Loira sull’Atlantico è stata l’oggetto di scontri degli imperialismi italiano e francese. L’unico porto francese in grado di costruire grandi navi da crociera simultaneamente, nonché portaerei, è stato nazionalizzato dal presidente Emmanuel Macron per contrastare gli interessi del governo italiano in loco.

Il fallimento dell’azienda coreana Stx France ha portato il 3 gennaio, il tribunale di Seul incaricato della liquidazione dell’azienda ad accettare la proposta di Fincantieri di assumerne le azioni per il 66,7%, assieme al governo francese che s’aggiudica un 33,3%, che mira ad un congiungimento del polo militare navale di Saint-Nazaire con l’avanguardia delle tecnologie militari italiane. Già in passato si era operato in questo senso: frutto di una cooperazione tra le due industrie militari erano i caccia Orizzonte e le fregate Fremm, ma poco importa ai francesi dell’industria crocieristica, quando Fincantieri ha l’appalto di costruire una marina militare da zero, quella del Qatar, per oltre 8 miliardi di euro: quattro corvette, una mini-portaerei, due pattugliatori e assistenza per i prossimi quindici anni nell’addestramento degli equipaggi e nella manutenzione, tutti prodotti in Liguria; la modernizzazione della marina militare italiana, americana e cinese, e la vendita di fregate Fremm per l’Australia e il Canada, i quali, sommati agli appalti crocieristici e civili, risultano un totale di 24 miliardi di euro in navi da costruire, confermando Fincantieri come leader mondiale della produzione navale pur non avendo nessun porto ad “alto fondo” ossia che permette la costruzione di grandi navi, e Saint-Nazaire sarebbe il gioiello della corona. Il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, però, esclama che la nazionalizzazione francese e la ridiscussione degli equilibri all’interno del gruppo azionistico del cantiere servono a proteggere i lavoratori francesi, poiché ritiene che l’interesse italiano nei confronti di un porto così strategico verrà ridotto dopo ipotetici acquisti di Fincantieri su porti cinesi, mai confermati da nessuna fonte ufficiale.

Un’altra scusa del ministro Le Maire è il risanamento del porto, con 11 anni di commissioni, avvenuto dopo l’accordo con Hollande il 6 aprile: Fincantieri avrà una quota di Stx pari al 48,7%, a cui si aggiunge un altro 6% detenuto dalla Fondazione Cr Trieste. In totale, dunque, il 54,7% del capitale va in mani italiane. La restante quota del 45,3% resta, invece, francese: il 33,3% detenuto direttamente dallo Stato e il restante 12% da Dcns (Directions des costructions navales services, società delle costruzioni navali militari), partecipata a sua volta dallo Stato francese. L’intesa prevede il divieto per Fincantieri di salire nell’azionariato di Stx per un periodo di otto anni. A metà maggio il tribunale coreano omologa l’acquisto da parte di Fincantieri, per meno di 80 milioni. L’acquisto le permette di essere al 60% del mercato nelle costruzioni delle navi da crociera, finché a fine maggio Macron vuole rivedere l’accordo preso, nazionalizzando il porto e ridiscutendo le condizioni già pattuite col suo predecessore: afferma di non voler permettere alla manifatturiera italiana di raggiungere oltre il 50%, e di stabilire una parità tra i due gruppi azionari, con la presidenza assegnata all’Italia, tuttavia immobilizzando il porto in caso di discussioni tra i due gruppi, e quindi rendendolo soggetto ad una nuova nazionalizzazione che prevarrà in favore francese, e dunque non pagando al Ministero dell’Economia italiano le quote azionarie sottratte.

Mentre Roma e Parigi si battibeccano sulle questioni di una vera e propria guerra economica tra potenze imperialiste, i lavoratori hanno indetto uno sciopero tramite la CGT, la Confédération Générale du Travail, contro la nazionalizzazione opportunista del Governo e contro la vendita, già avvenuta, all’Italia: in molte interviste i lavoratori si pronunciano favorevoli non a Macron, ma a Philippe Poutou, il candidato all’Eliseo del Noveau Parti Anticapitaliste, e in molti affermano di aver votato per Jean-Luc Mélenchon del Front de Gauche. Aleggiano inoltre idee di autogestione dei cantieri senza mano azionistica, e quindi di opporre una collettivizzazione alla nazionalizzazione.

— Compagno Emanuele

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