Razzismo, discriminazione e xenofobia, la triade demoniaca della confusa illusione liberale

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Queste tre parole sono diventate l’emblema delle cose spregevoli della nostra società, spesso con una traslazione di significato non indifferente: come il razzismo.

Il razzismo è la convinzione darwinista della società, una realtà scientifica positivista valida fino al 1953, anno di scoperta e analisi del DNA, che vede le differenti costituzioni fisiche umane, oggi definiti tipi umani, impropriamente razze, come diversi stadi di un’evoluzione lineare dalla scimmia all’uomo bianco, ariano. Gli studi sui geni e sul DNA, infatti, dimostrano come l’homo sapiens abbia una forte omogeneità genetica, e le uniche due differenze di geni che determinano una maggiore quantità di melanina, il pigmento proteico della pelle, sono presenti così sfumatamente tra la popolazione umana che ne rende impossibile e utopica una differenziazione razziale per caratteri somatici simili, non avendo confini i tre gruppi di tipi umani, negroidi, caucasoidi e mongoloidi, definibili invece per i lineamenti assimilabili tra popolazioni di diversissimi habitat, e pertanto che cambiano fisionomia per l’ambiente.

Il razzismo non ha assolutamente un’accezione negativa, ad esempio i coloni europei in Africa o anche i semplici missionari credevano di aiutare le popolazioni, si passi il termine, negre, perché ritenevano, essendo gli africani secondo le teorie darwiniste in un gradino inferiore ella scala evolutiva, che questi non ci arrivassero, nelle varie questioni della “civiltà”. In America del Nord si ha proprio l’emblema della società razzista, ossia che crede interamente, quindi anche gli stessi “fossili viventi africani”, nell’esistenza delle razze come verità scientifica comunemente diffusa, col libro Il buio oltre la siepe, di Harper Lee. Questo rimane appunto un pensiero diffuso, proprio perché ritenuto scientifico, tuttavia i veri razzisti oggi sono pochissimi, e spesso anziani, ai quali la scoperta dell’acido desossiribonucleico non ha significato granché.

Nell’epopea della sfarzosa apocalisse liberale, il razzismo ha assunto un significato analogo, ma assolutamente errato, di discriminazione da parte delle diverse fisionomie umane tra di loro, la quale è una conseguenza del pensiero razzista: infatti perché un essere biologicamente ed evolutivamente superiore dovrebbe far regredire la propria specie contaminandosi carnalmente con dei fossili viventi? Questa è la vera domanda che la società razzista si pone, e non per odio, ma per una scientifica convinzione di fede.

La xenofobia è un fenomeno slegato dal razzismo, scientifico, e la discriminazione, sociale, che hanno un rapporto causa-effetto tra di loro; infatti la xenofobia è soltanto la paura dell’estraneo, e in un’ottica nazionalista, dello straniero. Spesso si confonde un pensiero xenofobo con uno anti-immigrativo: mentre il primo si basa su di un istinto quale è il timore e la paura da cui derivano sentimenti d’odio contro le persone, un pensiero anti-immigrativo è l’espressione razionale d’opposizione all’immigrazione, ossia il fenomeno e non le persone, forzosa che investe in questi anni l’Italia come ponte per un’Europa desiderosa di abbassare il costo del lavoro, a scapito del consumo interno.

– Compagno Emanuele

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