ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Le nostre radici – Compagna Laura

Oggi è l’anniversario della fiera liberazione del popolo italiano.
Popolo che s’è unito, ha preso le armi contro quel regime instaurato dalla piccola borghesia capitalistica per frenare  la propria decadenza…stesso capitalismo che poi gli ha pugnalato le spalle, sfruttandolo: un malsano rapporto odiabile tra due soggetti deplorevoli.
Ma la liberazione…ci ha liberati solo da una parte delle catene.
Anzi, rinunciando alla lotta politica in nome della pace, della conciliazione, ha visto mettere catene peggiori alla nostra patria:
Coloro che si vedevano come compagni dei liberatori ci hanno messo le loro catene rosse, bianche e blu.
Catene tremende, catene così astutamente imbrigliate da far inciampare ed incastrare chiunque s’avvicinasse alla singhiozzante Italia Turrita per liberarla.
Catene silenziose ed invisibili, come una ragnatela.
Dannato sia il conciliazionismo spropositato!
Idea che ha portato all’annichilimento della nostra nazione, come di molte altre.
Nazione che per molto ha continuato a tenere la testa alta, anche se a volte non nel migliore dei modi, nel suo popolo, e che ora, grazie alla completa propagandizzazione, egemonia culturale e globalizzazione sta piegandosi volontariamente sotto le bastonate del padrone.
Ma “uno schiavo che non si rende conto della sua condizione, è realmente uno schiavo; mentre uno schiavo che è cosciente e lotta non è più uno schiavo bensì un uomo libero”.
Qui v’è il nocciolo della questione:
Quei Ribelli della montagna erano uomini liberi per questo motivo.
La società sta cominciando a smuoversi, bisognerà vedere se effettivamente la liberazione tradita è rimasta nell’animo italiano, se quel popolo Ch’è sempre stato così deciso a combattere avrà ancora il coraggio di essere libero, di lottare e di ritrovare le proprie radici, soffocate dai rovi scuri dell’egemonia culturale dell’imperialismo, in particolare USA.
Questo è  la liberazione, nulla di più. Tutti coloro che la bistrattano vi sono solo parassitariamente legati, e la pugnalano così come gli americani pugnalarono quella cosa che era stata utile ma era scomoda, ovvero il fascismo del regime Mussoliniano.
Ed io, camminando per le strade dove la lotta politica è nata nella resistenza e dove per molto s’è ostinata a seguire il giusto “prima la libertà, poi la pace!”, Dove ora razionalmente è riconosciuto ciò, dove molti hanno ansimato di terrore e il sangue è scorso, bruciato dal fuoco dato alle case oppure sgocciolante dai cadaveri umiliati di coloro che lottavano onorevolmente, bèh, io mi sento in dovere di crescere in me quello spirito battagliero di queste persone…e ritengo necessario ripagare la loro lotta sanguinosa difendendola da ciò che loro odiavano.
Buon 25 Aprile, e che la liberazione in futuro possa evolversi in rivoluzione vittoriosa, ridando alla patria italiana di nuovo il suo ramo di corbezzolo in fiore, simbolo patrio che più preferisco.

La liberazione del singolo come liberazione collettiva- Compagno Andrea

Una buona festa della liberazione, una festa da riscoprire dietro le retoriche della società borghese, una liberazione da trovare con un sorriso nei libri di storia, e una liberazione da cercare con ogni mezzo nelle strade del mondo.
Tanto si è parlato della liberazione, all’ indomani della quale pochi anni dopo esser stati trattati come eroi alla vigilia della nostra Repubblica, gli operai venivano straziati dallo stesso paziente piombo, che negli arsenali e tra le dita dei fascisti, aveva atteso la resa dei conti contro i liberatori, vestito della nuova divisa della sicurezza e del paterno amore dello stato per tutti i suoi figli…
Perché la Liberazione? Perché qualunque cosa abbia a dirne il revisionismo, l’Italia venne liberata da quegli orgogliosi uomini in cerca di vita sulle montagne, che in questo giorno sono scesi per decidere la loro vittoria contro un nemico in fuga, non rassegnato a morire.
Per questo, Calamandrei diceva di guardare alle montagne macchiate di sangue, per vedere da dove scese la nostra Costituzione; e ora, solo dopo aver visto e ricordato l’orrore e la gloria, volgiamo lo sguardo ai colli romani dove questa costituzione sta venendo distrutta.
Una domanda si è legata al 25 Aprile…”e perché, tu convinto idealista, perché il 25 Aprile non fu rivoluzione, ma pulizia?”
Perché la Liberazione colpì le divise, abbattè quanto era stato lasciato dai tiranni a ostentazione della loro gloria.
Avremmo potuto costruire, inventare, correre a preparare la Nuova italia, sprezzando la ritoccatura a quella vecchia.
Ma commettemmo il fatale errore di non esserci liberati da noi stessi.

Una nuova liberazione- Compagni Adorianus, Turretta,Emanuele

Non ci si dimentichi del sangue sparso sui monti, dei cadaveri nei fiumi, delle bombe lanciate, per liberare la nostra Nazione dal giogo del capitalismo deteriorato fascista e del suo alleato, l’imperialismo tedesco. Mi si può obiettare che sia stato l’imperialismo americano, a sua volta, ad aver occupato il suolo d’Italia come liberazione dai fascisti, ma il mero opportunismo di chi faceva marciare dietro al sangue già versato dei partigiani italiani, che credevano nella Libertà della nostra Nazione, é un tradimento ai valori dell’antifascismo e dell’autodeterminazione stessa dei popoli.

Oggi, 25 Aprile si festeggia la festa della Liberazione. Ora io vi vorrei parlare di questa stessa festa, celebrata dalla comunità italiana nella città di Timișoara, che si è inoltrata delle menti di alcuni rumeni della zona. Quando gli veniva chiesto di dare una propria considerazione sulla liberazione, loro rispondevano “La liberazione è una cosa più simbolica, che materiale.” Sì, anche i rumeni oggi festeggiano la liberazione, una liberazione non attuata completamente. Rendiamo onore alle persone che per colpa di spari e di bombe sono morte sui monti, nei fiumi e nei laghi e sulle strade, convinte di liberare la nazione italiana da ogni forma di Imperialismo.

Oggi io commemoro il popolo glorioso d’italia, che si è alzato dalla propria posizione per elevarsi a qualcosa di più.
Il popolo; donne,uomini, vecchi,giovani,che non vedevano un futuro nella guerra del duce,che si ribellarono morirono scapparono combatterono.
Il popolo che da semplici persone di tutti i giorni si è trasformato in una creatura ribelle che gridava libertà.

La mancata memoria – Compagno Elia

Caro Nonno, gli anni passano e la tua mancanza si fa sentire, in particolare in questi momenti quando la festa che si prefigge di ricordare gli uomini che, come te, hanno liberato l’Italia da un cancro in metastasi, viene barbaramente attaccata da coloro che in seno a ideali revanchisti, a distorti concetti di rinnovamento e a ipocrisie d’antica ostilità ti fanno morire due volte. Muori due volte quando i postfascisti hanno sfilato a Milano, forti di una velata complicità da parte della stragrande maggioranza delle Istituzioni, muori due volte quando un famoso fumettista dell’Unità, giornale la cui soglia d’intransigenza gramsciana si sta velocemente relegando nei vecchi scaffali facendo posto ad un rinnovato arrivismo renziano (ahimè al giornale del povero Gramsci, vittima dello stesso atteggiamento egemonico analizzato dal fondatore),  inneggia all’apoliticità della Resistenza dando man forte manifestazioni monarchiche finalizzate al riconoscimento della loro importanza nella liberazione italiana, muori quando le associazioni sionistiche da vittime manifestano come carnefici nella statualità del becero nazionalismo islamofobico. Muori due volte per le strumentalizzazioni politiche infime ed ipocrite di realtà parlamentari e non senza arte né parte. Nonno, non abbiamo trovato la libertà che volevamo, voi non siete riusciti a portare a termine quest’atto,  inneggiando ipocritamente ad una libertà che viene definita tale ma che in realtà è solo parziale, ricordando però tutto ciò che è stato creato per tendere alla libertà disalienata che sogniamo con i piccoli e grandi atti di ogni epoca, atti illuminati a mio dire. D’altro canto, alcune libertà siete riuscite a costruirle, tra cui quella di libero pensiero critico, attualmente sempre meno usata ma comunque potenziale in ognuno di noi, potenza  d’uso delle proprie libertà per tendere al futuro,una prerogativa di quei pochi che realmente hanno capito di che cosa godono nel potenziale. Il 25 Aprile bisogna festeggiarlo tenendo in mente un obbiettivo ben delineato, direttore di una gioventù  nata dalle ceneri di una giovinezza bruciata nei forni crematori o sepolta in un campo di grano per garantire a noi, gioventù senza domani bruciata tra droghe e pusillanimità, la libertà d’azione: se l’uomo aliena le sue concezioni a favore di elementi sovrastrutturali direzionalmente più attraenti egemonicamente  alienando lo stesso puro esercizio della propria essenza d’animale sociale.
Il messaggio di fondo è l’antitesi al fatto presentato con una famosa tesi alla Commissione Trilaterale negli anni 70, in cui si esplicita che  l’attuale democrazia rappresentativa si fonda anche sul disinteresse delle masse su ciò che accade intorno a loro, rendendole inermi alle ingerenze di terzi, il messaggio di fondo è riprendere la propria vita politica in mano.

Buon 25 aprile, e buona futura liberazione dal giogo della società alienata moderna.

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