NE’ CON L’IMPERIALISMO, NE’ CON IL FALSO SOCIALISMO

La deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica e irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che ordigno “Fine del mondo” è terrorizzante e di facile comprensione e assolutamente credibile e convincente. (Il dottor Stranamore)

Ne “La Sacra Famiglia” Marx mette chiaro un concetto: la Storia la fa l’uomo, non l’incontrario. Ebbene, allora come mai ci sentiamo così anacronistici? Così passivi al corso della storia la cui dinamica è dettata da uomini per i quali è nostro onere ed onore stare INERTI AL LORO SEGUITO? Così ipocriti nel prendere la posizione che più ci accomoda, la meno peggio o, direttamente, non prenderla affatto in seno alla divinità pusillanime che accompagna l’attuale “democrazia”? Gli stessi venti di guerra che preannunciano una possibile bufera atomica in oriente tra un rinato imperialismo e uno stato apoteosi di quell’opportunismo che Lenin come la Luxemburg e Mattick denunciavano già ai suoi primi vagiti stanno a loro volta colpendo una sinistra radicale che, crogiolandosi nel suo malessere generale causato da una non ben chiara propensione a fracassarsi i coglioni a vicenda (la gara del “chi ce l’ha più lungo” trasfigurata al “chi ce l’ha più rosso” su una base concettuale sterile) si dimostra ancora una volta ipocrita nella pienezza del significato di questa parola. D’altronde, lo stesso “prendere posizione” spesso ha segnato il destino del socialismo a realtà la cui incoerenza è magistrale: la sinistra d’adesso, scannata da una discussione sulla “lotta di liberazione coreana”, disputata dall’ortodossia che rivanga un passato tanto mitico quanto servo ai nemici ideologici più interni e violenti e dalla parte socialdemocratica che, in seno all’atteggiamento “liberal chic” radicatosi in essa negli ultimi 20 anni parteggia per Trump, lo stesso individuo smerdato (i benpensanti ci perdonino il termine) dalla stessa sino a l’altro ieri poiché “individuo pericoloso”, quando 100 anni d’analisi economica sul fenomeno imperialistico a queste menti eccelse sono sembrati i postumi della sbornia della notte prima, da dimenticare il prima possibile. E così siamo rimasti nel ’36 francese, siamo rimasti alla minoranza misconosciuta con coscienza critica e dottrinale la cui unica avanguardia è il verbo antidogmatico e due fronti farseschi che alcune volte si oppongono antiteticamente e altre volte si compenetrano vicendevolmente, la cui volontà di “prender posizione” è seconda solo alla statualità delle pletore burocratiche che li personificano. Siccome pure noi abbiamo i nostri difetti, l’intensità del nostro invito all’azione è seconda solo alla nostra falsa modestia: come i Gauchistes francesi nella liberazione di Parigi incitavano gli abitanti della capitale francese a tenere un proiettile sia per Petain (i nazisti ed i collaborazionisti) sia per De Gaulle (gli alleati e i partigiani socialdemocratici e stalinisti che 9 anni prima avevano precluso la possibilità ad una nuova Comune francese preparando alla strada per l’ascesa del PPF ) noi incitiamo i lavoratori europei a tenere un proiettile sia per ambedue i blocchi che si potranno formare non solo nella crisi geopolitica coreana ma anche nella crisi medio orientale, incitiamo l’Europa a intraprendere il percorso d’allontanamento dalla Nato, incitiamo l’Europa a creare una forza militare unitaria, incitiamo l’Europa a forzare le risoluzioni da prendere contro quel “Minotauro Globale”  (citando Varoufakis) insito nelle riserve delle banche centrali europee, prodotto del ’71 nixoniano. Come Lotta Continua scriveva il 10 maggio 1978 “Né con lo Stato, né con le BR” noi scriviamo “Né con l’imperialismo, né col falso socialismo” in seno al frequente atteggiamento critico a noi endemico, un atteggiamento che pone in primo piano il soggetto ed il fine della frase

Proletarier aller Länder, vereinigt euch!

 

 Ipocrisie silenti, la Corea del Sud è senza Presidente: Pak Gŭn-Hje subisce l’impeachment
Mentre in Corea del Nord ci si allarma per delle Foal Eagles, potenziali preparazioni di invasione, più minacciose rispetto al passato, a Seul la Presidente Pak Gŭn-Hje è stata oggi rimossa dalla Corte Costituzionale, confermando l’operazione di rimozione proposta dal parlamento, che aveva già revocato la carica presidenziale 92 giorni fa alla figlia, nonchè prima dama, dell’ex-dittatore sudcoreano Pak Chong-Hŭe. E’stata infatti lei ad aver sostituito la madre nelle cariche della dittatura sudcoreana nel 1974, dopo un attentato rivolto al padre, che morì per un altro attentato, da parte dei propri servizi segreti, nel 1979, avendo retto la Repubblica di Corea per 11 anni, dal suo golpe del 1961, finanziato e appoggiato dalla Nato e dagli Stati Uniti.
La leader del Gran Partito Nazionale, il Saenuri, di stampo conservatore, aveva vinto le elezioni presidenziali col 51% nel 2012, ed è stata accusata a dicembre dell’anno scorso di aver ceduto ripetutamente alla propria collaboratrice Choi Sun-Sil, immischiatasi in affari di stato, dei documenti riservati, e di aver usufruito dei ‘chaebol’, lo strapotere di condizionamento della Corea del Sud da parte delle multinazionali sudcoreane (basti pensare che il 20% del PIL è dovuto a Samsung), per aver estorto loro delle somme di decine di milioni di dollari a delle fondazioni promosse dall’influente collaboratrice.
La Corte Costituzionale però, col proprio voto unanime di otto giudici su otto, ha rigettato le accuse di abuso di potere per nominare i funzionari governativi e di aver premuto sulla stampa, per mancanza di prove fondate, ed ha considerato non di competenza la fuga delle responsabilità di fronte alla morte di trecento persone, perlopiù liceali, per l’affondamento del traghetto Seawol dell’aprile 2014.
Nei 60 giorni che precederanno le prossime elezioni, il presidente del consiglio Hŭang Kjo-Ahn prosegue la sua carica di presidente reggente, assunta dalla proposta di impeachment di 92 giorni or sono della prima presidente donna in una Repubblica fortemente condizionata dalla religione confuciana e da una grande azione conservatrice, travolta da questo scandalo che assegna ormai all’altro partito sudcoreano, il Partito Democratico, il Minju, una grande percentuale di gradimento con Mun Jae-in.
É interessante notare che, speculando a livello giuridico,  la Repubblica di Corea ha meno possibilità di scelta politica rispetto alla Corea del Nord, guidata da un governo di larghe intese del Fronte democratico per la Riunificazione della Patria, di cui fa parte il Partito del Lavoro di Corea e che annovera anche il Partito Socialdemocratico e il Partito Chondoista, e che dunque, secondo un’ottica parlamentarista occidentale, la Corea del Nord é più democratica della Corea del Sud (in questo modo la stessa ipocrisia parlamentare occidentale decade su se stessa), che infatti presenta una struttura bipolare, uguale in tutto all’antidemocratico e contestato sistema partitico statunitense, infatti entrambi i partiti hanno un’ottica liberale, di due diverse gradazioni: una un po’ più autoritaria (Saenuri) ed una più libertaria (Minju), e quindi non rappresentando la totalità del Paese. Infatti, nelle proteste che si sono svolte al di sotto del 38° parallelo, una parte rilevante é per una riunificazione col ‘demone’ del governo di Phongyan, che viene reiteratamente accusato di ogni inezia antioccidentale come una violazione dei trattati internazionali, mentre invece la Corea del Sud, durante il pesante periodo della dittatura militare che ne fu una costante dalla fine dell’occupazione americana fino al 1992, non fu mai accusata di provocare la scena internazionale, anche con una Cina maoista pressoché confinante ed un’Unione Sovietica ancora minacciosa e potente per l’esistenza della dittatura militare sudcoreana. Lo stesso Pak Chong-Hŭe aveva iniziato a risollevare economicamente la Corea Meridionale con una pianificazione simile a quella della Corea di Kim Il-Sung, ma invece di affidarsi alle proprie forze come la dottrina jucheana  faceva in Corea del Nord, il Sud contava specialmente sui grandi investimenti americani e vide così un miglioramento delle condizioni disastrate in cui versava, anche se ora si vede minacciata economicamente ancora da Phongyan, che non ha subito contraccolpi della crisi mondiale, e anzi, con Kim Jong-Un ha aperto un periodo di crescita rispetto alla stagnazione post-cortina di ferro, compromettente il benessere dei cittadini nordcoreani. Nonostante i detrattori possono affermare che la differenza dei due PIL è abissale, a questi si può descrivere quanto questa affermazione  vuol dire tanto come vuol dir ben poco: essendo un’economia chiusa tendente all’autocrazia il cambio valuta da cui si estrapola il prodotto interno lordo nominale in dollari non ha un’importanza rilevante quanto il valore reale della moneta all’interno dell’economia nordcoreana in relazioni ad altre variabili endogene. Se dobbiamo dire il tutto la corea del Nord ha avuto una crescita esponenziale del pil vincolata dai meri fattori naturali e non dalla riflessione della crisi del 2008 (cosa che invece fu per la corea del sud), è ovvio poi che la stessa chiusura della Corea del Nord agli stimoli economici esterni abbia vincolato di molto la realizzazione del PIL. I media occidentali che tanto edulcorano la realtà delle due coree non vogliono descrivere una reale situazione, ovvero l’antagonismo tra uno stato dirigista e uno stato fantoccio, ma una realtà scoop.
L’asse Sino-Statunitense:  il missile a lungo raggio nordcoreano incentra il futuro incontro tra Xi Jinping e Donald Trump sulla pace in Corea.
C’erano un Cinese, un Coreano e un Americano… Sembra l’inizio di una barzelletta, eppure si tratta del futuro recente e lontano del nostro pianeta: l’incontro di Xi Jinping a Mar-a-Lago, Palm Beach lungo la costa atlantica della Florida, col POTUS Trump potrebbe essere decisivo sull’amicizia tra le due superpotenze mondiali o determinarne il definitivo distacco, in rapporti già deteriorati da parte americana per aver interrotto la politica di Kissenger di riconoscere una sola Cina, con la telefonata a Taiwan. In quell’incontro si deciderà il da farsi sui dazi statunitensi millantati da Trump nei confronti di una Cina che intende investire parecchi miliardi di dollari nella modernizzazione, nella creazione di nuovi posti di lavoro e nelle grandi opere del “Make America Great Again”. Cogli yuan cinesi però. Trump, entro la fine dell’anno, dovrà presentare una pianificazione di queste opere imponenti da circa un bilione di dollari (1000 miliardi), di cui Pechino avrebbe un ruolo basilare nei finanziamenti di questa manovra, ed al contempo mostrare agli americani l’inefficacia della politica protezionista nei confronti della prima potenza economica mondiale.
Dopo i viaggi del segretario di Stato statunitense Rex Tillerson in Cina, Corea del Sud e Giappone, Trump ha incaricato il proprio genero Jared Kushner di irrobustire i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, al contempo benvisto a Pechino, considerato come l’assicurazione dell’influenza cinese sul POTUS.
L’altro argomento importante della riunione tra Cina e Stati Uniti è la scomoda Repubblica Democratica Popolare di Corea, scaturito già dal lancio un missile nel Mare dell’Est, al largo delle basi americane installate sul territorio giapponese, come deterrente alle Foal Eagles che continuano imperturbate delle minacce di Phongyan.  La stessa Cina  ha diversi interessi sulla Corea del Nord per via della grande potenzialità di questo piccolo stato in funzione di snodo commerciale, e solo per la mera formalità di non causare un conflitto tra potenze che sino all’altro giorno erano dirette da partiti sedicenti socialisti la stessa Cina non ha ambito già all’inizio degli anni 2000 ad un possibile attacco sulla penisola coreana; d’altra parte una coalizione sino-statunitense porterebbe alla dimissione dell’idea di un conflitto tra le due potenze cinese e americana, conflitto che avrebbe una profonda ripercussione sui già fragili equilibri finanziari globali.  Queste operazioni americane-sudcoreane, di rinnovata intensità, oltre alle minacce statunitensi di utilizzare le maniere forti per interrompere la Juche in RDPK, come raid aerei, hanno infatti spazientito il Governo di Phongyan, difatti il Rodong Sinmun, il giornale ufficiale del primo partito nordcoreano, il Partito del Lavoro di Corea, ha già rilasciato una dichiarazione di voler controbattere un attacco sempre più concreto, e, appesantito dalla retorica patriottica, afferma che le Armate Popolari Coreane riuscirebbero a sgominare l’esercito della Repubblica di Corea e di riunificare finalmente la penisola del Sol levante.
Nuovi motori balistici nordcoreani per la difesa del territorio nazionale
La Corea del Nord ha testato un nuovo tipo di motore ad alta spinta per alimentare i suoi missili. Il leader del paese Kim Jong Un ha assistito al test alla stazione di lancio satelliti di Sohae, secondo quanto riferito dall’agenzia Korean Central News Agency (Kcna). ”Il mondo intero testimonierà presto l’importante significato della grande vittoria di oggi”, ha commentato Kim, nel resoconto fatto dalla Kcna. Lo sviluppo e il completamento del motore ”aiuterà a consolidare le fondamenta scientifiche e tecnologiche per raggiungere i massimi livelli di messa in orbita satellitare nello sviluppo dell’aerospazio”, ha aggiunto. Il motore è stato messo a punto dall’Accademia nazionale delle scienze della difesa, l’istituzione responsabile dello sviluppo militare.
L’annuncio, per altro verso, è maturato mentre a Pechino è in visita il segretario Statunitense di Stato Rex Tillerson che, includendo anche le tappe di Tokjo e Seul della prima missione in Estremo oriente, è impegnato negli sforzi per discutere nuovi modi per frenare i piani nucleari e missilistici nordcoreani. Tillerson, nel passaggio di venerdì a Seul, ha affermato che tutte le opzioni sono aperte, inclusa quella militare se il Nord continuerà ad essere una minaccia alla sicurezza degli alleati e alle stesse basi americane nella regione Asia-Pacifico. Il luogo del test, il sito di lancio satellitare di Sohae, a Tongciang-ri, è localizzato nel nordovest della Corea del Nord ed è lo stesso utilizzato per i lanci di vettori a lungo raggio.
Il Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale del Partito dei Lavoratori, ha pubblicato questa mattina le foto di Kim Jong-Un al sito di Sohae. La Corea del Nord ha effettuato oltre 20 test balistici nel 2016 e due nucleari, nonostante i divieti statunitensi; nel discorso alla nazione di inizio anno, Kim ha affermato che il Paese era entrato ormai nella parte finale del test di un missile intercontinentale, ritenuto in grado di montare una bomba atomica e di raggiungere le coste occidentali continentali statunitensi.
Uriminzokkiri, il principale mezzo di diffusione della Repubblica Democratica Popolare all’estero, denuncia che le manovre in corso, spacciate come difensive, hanno invece l’obiettivo di “decapitare” la leadership nordcoreana, equivalendo a “una dichiarazione di guerra”. Le esercitazioni di Washington e di Seul sono come la prova generale di un’azione ai danni di Phongyan, da un’eventuale invasione fino a un attacco ai vertici del governo della Repubblica. Tutti i tentativi “porteranno soltanto all’anniertamento degli Stati Uniti”, conclude il video postato oggi sul sito Internekt ufficiale, mentre scorrono le immagini dell’ultimo missile nordcoreano, il Pukguksong-2, e una vasta operazione di artiglieria.
Gli USA e la Guerra Calda:Phongan risponde con un test missilistico fallito, lanciata la Moab in Afghanistan
Quest’ultima settimana ha confermato i più terribili presagi: Donald Trump è esattamente allineato al partito Repubblicano storico; una forte militarizzazione del Paese, che probabilmente verrà condotto in guerre aperte. Alla base di questo cambiamento radicale nell’ideologia di Trump, sitano due principali cause: un parziale, ma sostanzioso, proprio acquisto azionario delle industrie manifatturiere d’armi, con conseguente conflitto d’interessi , e il tentativo, riuscito, di aumentare il proprio prestigio presidenziale all’interno della Nazione americana.
Lo spostamento della portaerei nucleare Carl Vinson e di sei incrociatori nelle acque adiacenti la penisola coreana ha provocato una forte reazione da parte di Phongan, peraltro proprio nella Giornata del Sole, la ricorrenza del compleanno del Presidente Kim Il-Sung, una delle festività più importanti in Corea del Nord, culminata col tentativo di lancio di un potente missile intercontinentale durante la notte scorsa, fallito fortunosamente subito dopo. Al contempo, il vicepresidente statunitense Mike Pence, è giunto a Seul per appesantire la presenza americana nella colonia sudcoreana col premier-presidente facente funzione Hwang Kyo-ahn, e nel vassallo giapponese, dal cui primo ministro Shinzo Abe si recherà martedì a Tokjo per rafforzare l’intesa anti-nordcoreana. Curiosamente, Pence è il figlio di un reduce della Guerra di Corea, dunque la sua presenza non è affatto casuale: è evidente che s’aspetta un casus belli per poter rovesciare la Repubblica Democratica Popolare di Corea , nonostante le smentite di un personaggio ipocrita quanto il POTUS Trump.
Il vero fulcro della stabilità nella penisola coreana è Pechino; le 150.000 truppe affermate d’essere dislocate lungo il confine nordcoreano possono avere una duplice funzione: proteggere l’antico alleato, un perfetto stato-cuscinetto anche dal punto di vista economico per evitare la presenza del Patto Atlantico sui confini cinesi, o per incutere timore in linea con le affermazioni ottimiste della Casa Bianca, alle quali con insolita durezza risponde il premier Nordcoreano Pak Pong-Ju: «La Repubblica Democratica Popolare di Corea non rimarrà inerme alle provocazioni americane, anzi, ribatterà veementemente ad un’eventuale offensiva alla Nazione» ha rilasciato al Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito del Lavoro di Corea.
Nonostante ciò, gli Stati Uniti non intendono lasciarsi scoraggiare anche in una probabile neutralità o avversità cinese, che intanto guarda alla Russia per mantenere la pace in Corea, affermando in un twitt che potrà prendere decisioni unilaterali, trascinando l’intera Nato in un conflitto che potrà prendere le dimensioni globali.
Lo sgancio della MOAB ( Massive Ordinance Air Blast , ribatezzata in “Mother of all bombs”) da parte di un C130 americano nella provincia afghana di Nangarhar, avrebbe provocato, secondo lo stesso governo provinciale, 96 morti tra i miliziani del Califfato, tuttavia Amaq, l’agenzia dello stato islamico, afferma che non v’è stato nemmeno un decesso provocato dall’esplosione della superbomba. Trump si è subito detto contento della riuscita del raid, specie come monito al governo nordcoreano, dopo aver dato carta bianca all’esercito per quell’operazione, e il portavoce della Casa Bianca Sean Spencer ha subito dichiarato che servisse a distruggere una rete di tunnel del califfato di al-Baghdadi. Intanto il Moscow Times ha puntualizzato l’imprecisione degli americani di aver definito la propria come la bomba non-nucleare più potente, ed in un clima da perfetta Guerra Fredda, ha precisato infatti che la Federazione Russa detiene il possesso di un’arma definita «Il padre di tutte le bombe», da una potenza parimenti a circa 40 tonnellate di tritolo, al confronto con le 11 della MOAB, pur mantenendo un peso minore.
Con gli scontri in tipica corsa agli armamenti da Guerra Fredda, si spera non sfoci in un’aperta Guerra Calda in Siria, Corea del Nord e negli Stati Uniti.
CONCLUSIONE
Ma siamo sicuri che queste intimidazioni  siano un male?
Usiamo la metafora degli uomini con la pistola: se in una stanza mettessimo otto uomini e dessimo a solo uno di essi la pistola i restanti sette farebbero ciò che vuole l’uomo armato.
Ma se in questa stanza più uomini hanno una pistola, in quella stanza si apre la via per la negoziazione.
Ma come si è giunti a ciò?
Da dove la necessità di spedire testate atomiche da un capo all’ altro del pianeta, che impegna da 70 anni gli studiosi di mezzo mondo?
Il sistema della folle corsa alle armi, la necessità di superare in armamento perché l’altro non è disposto a disarmarsi. “Parabellum”, recitano le pallottole statunitensi, Para Bellum, prepara la guerra, dicono le armi di chi garantisce la pace.
Chi è il folle guerrafondaio? Chi si arma…o chi per annientarlo si è già armato?

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