MORTE DI UN LEADER MAXIMO

Oggi, 26 novembre muore uno dei personaggi più controversi dello scorso secolo ma in assoluto un gigante nella storia della  sinistra, il leader maximo cubano Fidel Castro, al suo novantesimo anno d’età. Ogni volta che manca qualcuno che ricoprì un ruolo talmente rilevante nell’orizzonte geopolitico mondiale da mettere in scacco una superpotenza come l’America si specula immancabilmente sulle sue luci ed ombre, speculazione quasi doverosa enfatizzata da media, politici, semplici cittadini e le “legioni di imbecilli” (per rubare la citazione ad Eco) ai quali il web, realtà neutra per eccellenza, da’ imparzialmente voce. Il nostro messaggio è uno solo: noi saremo sempre i primi a criticare anche i nostri “compagni” (come abbiamo già fatto più volte con lo stesso Castro) per metodi non marxisti, ma non possiamo (e dobbiamo) permetterci di ragionare solamente su un piano teorico, piano in cui costantemente si riporta la rigorosa logica del perfetto antidogmatismo, perfezione che non è esente da influssi esterni. Ebbene, coloro che criticano l’autoritarismo devono considerare la contestualizzazione geopolitica dell’epoca (contestualizzazione che non salva altre realtà, come quella sovietica), ovvero l’imporsi di un aut aut terrificante: o creare un regime o soccombere come Allende. Non si può considerare l’antivolontarismo marxista quando le condizioni esterne ed interne erano sfavorevoli, così facendo è implicito il volere che, a Baia dei Porci avessero vinto gli americani e avesse continuato a regnare Batista (ricordo dittatore militare feroce il cui potere non fu legittimato dal popolo ma dagli americani che lo misero sullo scacchiere geopolitico cubano); se si vede difatti la dinamica legislativa cubana gran parte delle leggi che implicano la svolta autoritaria sono state fatte post Baia dei Porci; ciò nonostante nel 1976 viene messa in atto la ley 72, ovvero la legge che regolamenta le elezioni cubane introducendo per la prima volta il voto universale, diretto, libero e segreto, con cui si cercò di democratizzare il paese. Ma il potere però, come si sa, è una brutta bestia che va combattuta con  il forte protestare di fronte a fallacie etiche, morali (come l’estremizzazione della visione fallocratica sudamericana, comunque all’epoca estesa in tutto il mondo), politiche (come il protrarsi di una matrice autoritaria anche dopo l’emanazione della legge elettorale) ed economiche   ma, allo stesso tempo è doveroso contestualizzare il momento storico è doveroso, quando i fattori esterni erano ostili. La critica sterile del liberale occidentale fa sì che, di fronte alla storia, il concetto  di dittatore si apre ad un ventaglio di contraddizioni: nessuno si lamentava di Batista e dei cubani morti di fame, nessuno si è preoccupato di rovesciare il presidente democraticamente eletto Allende sostituendolo con il Generale Pinochet, nessuno ha considerato Sankara un dittatore per motivi legati all’autoritarismo, ma solo perché si è rifiutato di pagare il debito coloniale, non ricordo di grossi appelli per rovesciare Galtieri (e tutta la serie di governi di carattere golpistico argentini), fino alla guerra delle Falkland, ricordate bene Churchill che elogiava Mussolini e Hitler prima di ballare sulle loro carcasse, strano anche che Saddam fosse un grande alleato finché era nemico dell’Iran mentre in seguito sia diventato un genocida, e di Assad e Gheddafi in gita istituzionale a Roma da Napolitano per poi venire accoltellati alle spalle non ne parliamo? Volendo si può parlare dell’attenzione per i diritti civili che i liberali occidentali nutrono verso la Corea del Nord, per poi rifornire di armi la teocrazia saudita, magari parliamo pure di Tito, al quale i democristiani hanno giustificato le foibe in nome della sua rottura con Stalin oppure, esempio molto attuale, chiudere entrambi gli occhi sul “petrol – stato” Azerbaigian e sul suo governo autoritario rappresentato dal presidente Aliyev  per mantenere i sostanziosi traffici di idrocarburi tra Europa e lo stato caucasico; quando tutto vien a galla pure il bianco e grazioso liberale deve accorgersi che anch’esso ha colpe, che anch’esso è un ipocrita e che anch’esso, come stiamo facendo noi, deve farsi un profondo esame di coscienza (svincolata da qualsiasi teoria socio economica, unicamente sull’orizzonte delle azioni).

-Compagni Elia e Nicola

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