MACERATA: un’atto terroristico singolo o l’inizio dei nuovi anni di piombo?

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Macerata: la faida tra categorie inesistenti

Com’è stato diffuso e noto ormai a tutti, questo pomeriggio è avvenuta a Macerata in diverse parti della centro urbano una sparatoria che ha visto vittime degli immigrati, di cui uno necessita un intervento chirurgico. Il terrore provocato dai cittadini, che si sono visti nella città marchigiana una scena da servizio sugli Stati Uniti al telegiornale, subito hanno allarmato le istituzioni, che prontamente hanno fermato l’invasato. Tale Luca Traini, arrestato mentre esibiva un saluto romano al grido di «viva l’Italia» col tricolore sulle spalle, si è mosso sparando agli obiettivi da un’auto, e subito si è accesa la polemica sulla vendetta, specie in ambiti simpatizzanti o propri dell’estrema destra.

Candidato per la Lega Nord alle amministrative di Corridonia nel 2017, sembra che il ventottenne non abbia mai avuto prima delle opinioni razziste, secondo la testimonianza della segretaria provinciale del partito salviniano, bensì che stesse frequentando una ragazza romana tossicodipendente, probabilmente Pamela Mastropietro, la diciottenne uccisa e sezionata in due valigie proprio nelle vicinanze di Macerata. Siccome l’unico indagato dell’omicidio ad ora è Innocent Oseghale, uno spacciatore nigeriano, la supposta vendetta tra i suoi “amici immigrati”, come si sostiene in ambienti fanatici anti-immigratisti, è un segno del fatto che manchi totalmente di senno la concezione delle colpe del gruppo che del singolo individuo, e si preferisca una sorta di faida per categorie di fantasia che comprendono persone senza alcun legame, sociale, relazionale o semplicemente logico. La concezione diffusa sta sempre più prendendo forma in un barbaro occhio per occhio, quella del celebre codice di Hammurabi di quasi quattro millenni fa. A stare dalla parte del terrorista, contro la sicurezza dei cittadini e delle persone, interviene Forza Nuova, con una dichiarazione tanto incosciente quanto politicamente suicida.

Come trattato in «Razzismo, discriminazione e xenofobia» , si vuole distinguere la lotta all’immigrazione e allo sfruttamento degli esseri umani con la lotta agli immigrati, ovvero contro gli stessi esseri umani.

La distinzione è fondamentale: se vedessimo negli immigrati il problema, ovvero nell’effetto visibile del fenomeno, non si agirebbe per curare il fenomeno, ma solo ciò che si vede. Nel caso coinvolto, si fanno rimpatriare gli immigrati, perché essi sono la manifestazione evidente del fenomeno dell’immigrazione. Ma se ci si definisse contro l’immigrazione, e vedessimo nell’immigrazione il problema da risolvere, si attuerà un piano con molte più probabilità di successo, in quanto si agisce direttamente sulle cause che provocano il fenomeno, reso evidente con gli immigrati. Da ciò, la soluzione è fare in modo che non partano, e siccome lasciano la loro terra natia per questioni economiche-politiche-alimentari, è da intervenire attivamente in queste questioni, risolverle, e il fenomeno sparirà. Quindi si dovrà agire in un’ottica anti-imperialista, contro gli interessi della classe industriale europea che trova giovamento nello sfruttamento delle risorse umane e naturali dell’Africa.

Tutto questo episodio infatti provocherà delle inevitabili e prevedibili conseguenze, sopra tutte un calo dei voti alla Lega, dunque alle frange ancora vagamente anti-europeiste e comunque anti-immigratiste, confermando il liberismo del centrodestra berlusconiano, nonché sarà una scusa efficace per l’inasprimento delle misure antiterrorismo in Italia, con la conseguente limitazione di molti diritti e libertà fino ad oggi concesse agli italiani e soprattutto ai lavoratori.

Per concludere, questo avvenimento che ha rasentato la tragedia, può essere considerato come primo atto di terrorismo in questo decennio nel nostro Paese, e non farà altro che rafforzare i conflitti e le guerre tra poveri, ovvero tra lavoratori italiani ed immigrati, come nel XIX secolo tra inglesi ed irlandesi, conferendo alla classe possidente un’inevitabile vittoria.
Divide et impera

—Compagno Emanuele

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