L’OPINABILE ASSOLUTEZZA DELLA VERITÀ TRA MEDIA ED ISTITUZIONI

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Roma, città bellissima e dannata al contempo, realtà multisfaccettata votata alla bellezza immutabile del crepuscolo che abbina monumenti e palazzi storici, echi d’un tempo passato e glorioso, alla movida romana, particolare aspetto giovane e “on-the-road” cittadino, che abbina l’aspetto culinario “anarchico” e generoso alla giovialità degli abitanti, oppure le strade rallegrate da artisti sulle note di un tango di Piazzolla alla statualità delle maggiori istituzioni, le stesse per cui spesso realtà come i media tessono lodi e critiche che non hanno nulla da invidiare per fantasia alle complesse trame delle opere di Dan Brown, dove gli intrighi di palazzo sono all’ordine del giorno e l’inerzia lavorativa di alcuni elementi quotidianamente pesa sull’efficienza di altri. Queste realtà descritte non sono dissimili dalle condizioni reali della politica italiana, pesantemente edulcorate mediaticamente tanto da far sorgere un quesito ad un detrattore ideale, posto in condizione di esaminare le varie voci che pretendono di parlare come enti scissi da ogni falsità: a che verità bisogna credere? Questo è l’interrogativo che si è posto la stragrande maggioranza di noi cittadini, particolari detrattori esaminanti le istanze critiche comuni quotidiane abbinandole con le ragioni istituzionali scaturite dalla visita alla Camera dei Deputati in seduta d’approvazione legislativa. Queste ragioni identificano la propria ragion d’esser poste nella positiva provocazione dell’onorevole Zanin consistente in una serrata critica ad alcune verità “mediatiche” come le odi perenni all’assenteismo parlamentare (pur in realtà come i “question time”) o l’eccessiva denuncia della caoticità parlamentare usando metaforicamente il paragone con l’apertura di un’arnia per estrarre il miele come causa di uno sciame di api, disordinato per l’osservatore esterno ma organico ed ordinato per il singolo imenottero (così come l’approvazione di una legge causa un meccanismo tale tra i parlamentari). Così, per le sale del Bernini e per il transatlantico di Basile si osservano questi personaggi in giacca e cravatta mentre prendono accordi, leggono il giornale, si informano delle ultime notizie da Londra aspettando di riprendere la seduta e li si scruta con fare critico e con le parole di Zanin nella mente, tanto da ricordarsi nel frattempo di figure della filosofia moderna, come un famoso filosofo di Treviri che si interrogava su come gli uomini nella loro limitatezza possono acquisire in determinati luoghi politici il significato più multiforme (poiché possono significare tutto tranne loro stessi, trasfigurazioni della propria classe sociale per cui, come afferma la filosofa Isabelle Garo “le rappresentazioni politiche determinano al loro livello le scelte che strutturano retroattivamente la vita politica e sociale”), agendo in un gioco di rapporti di forza, apparenze necessarie, teatrali e buffonesche; come ciò che Habermas chiamava “Sistema” e “Lebenswelt”, l’uno l’organismo politico-economico, l’altro il “mondo della vita” scisso da qualsiasi vincolo istituzionale, ambedue protagonisti di un rapporto conflittuale in cui il primo tende a rendersi autonomo dal secondo per poi intromettersi nelle dinamiche interne a questo, rendendo la sfera pubblica (“Öffentlichkeit”) sempre più assente, prestata a gruppi politici ristretti.
Le apparenze in questi stretti gruppi permeano il primato del partito e dei suoi movimenti interni facendo diventare la realtà partitica spesso e volentieri molto suscettibile alle notizie faziose, alla post verità, ad enti suddetti “veritieri” difficilmente opinabili dalla gente comune (quando non è lo stesso movimento politico in alcuni casi a creare tali notizie tendenziose come strumento direzionale, basti vedere ciò che si è detto nella corsa alla Casa Bianca, argomenti da comari impreparate) tanto da evidenziare una particolare mancanza che ben si dimostra negli “spazi vuoti” lasciati nel panorama politico italiano grazie atteggiamenti che dimostrano una dialettica politica spesso atrofizzata, finalizzati al far strada al coacervo populista ben pronto ad approfittare di queste “mancanze” per colmarne la vuotezza: persiste infatti un accordo dissimulato e silente tra politica spettacolo e realtà mediatiche edulcoloranti tale che queste siano indirettamente strumento di faziosità politiche nutrite dallo spirito di denigrazione vicendevole insito tra le forze politiche, lo stesso spirito che anima la schiera populista. Sino a quando non si riuscirà a vedere quanto troppo spesso l’ignavia politica giustamente criticata dall’on. Zanin è fomentata da alcune matrici mediatiche basate spesso su faziosità politiche che frequentemente agevolano una forza rispetto all’altra, non si capirà la contraddizione intrinseca in un sistema, ma si continuerà a speculare su fatti campati in aria o meschini argomenta ad hominem (attività attualmente molto ben esercitata), continuando a fomentare un clima di post verità che, ancor più della verità comprovata, attecchisce molto bene nella base elettorale, generando un serio fattore di crisi per un sistema democratico.

—Compagno Elia Pupil

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