L’INCOERENZA STALINISTA

A coloro che, per sfida o per curiosità, vogliono la mia antitesi rispetto agli argomenti che vertono sullo stalinismo, sull’autoritarismo e sul capitalismo di stato;  ecco a voi la pima parte delle tre dedicate alla trattazione di questi argomenti riguardante l’ultimo aspetto sopraelencato. E’ vivo consiglio dell’autore che i tre testi non siano letti come scritti scissi l’uno dall’altro, ma come uno scritto conseguenza ed approfondimento dell’altro, in modo tale da dare al lettore una preparazione a 360° sull’argomento  -Compagno Elia

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Iosif Vissarionovi? Džugašvili detto Stalin (Gori,21/12/1879 – Mosca,5/3/1953), politico,rivoluzionario,militare e dittatore dell’Unione Sovietica per 29 anni (dal’24 al ’53) fu una pecora nera della storia del comunismo, amato e odiato, temuto, rispettato. Adesso è ora di sfatare questo mito ,l’idea legata ad esso e la sua proverbiale incoerenza verso l’ideale marxista.

INCOERENZA IDEOLOGICA: Io ho imparato a non prendere mai posizioni revisioniste poichè troppo distaccate dall’idea originale,ma neanche posizioni più “ortodosse ” poichè utopistiche o violente, difatti posso dire di aver scelto la “terza via” del comunismo, quella del marxismo libertario, dove le idee “ortodosse” sono affiancate dall’ideale anarchico e modernizzate in modo che sopravvivano sempre, smentendo alcuni precetti che in una determinata epoca non possono avere seguito e valorizzandone altri applicandoli alla realtà in modo che l’idea abbia una certo senso di adattamento non utopistico ma neanche di deriva autoritaria (nello specifico il marxismo libertario creato da Guerin nel 1970). Di ciò non si può parlare per lo stalinismo, poichè,anche se si considera direttamente una corrente ortodossa del comunismo, smentisce molti precetti base marxisti attuabili nell’epoca della sua epopea, oltre a censurare tutte le varianti che per codesta idea sono revisioniste, creando così non una “terza via” ma quasi un’ideologia assestante.    Iniziamo a conoscere meglio le differenze ideologiche tra lo stalinismo ,e l’ idea matrice della sinistra radicale: il marxismo.
Innanzitutto sul piano sociale troviamo un campione di incoerenza molto evidente: la dottrina di Marx, che aveva fatto della lotta per una democrazia sostanziale (anche nella cosiddetta dittatura del proletariato, vedi “la guerra civile in Francia “)uno dei suoi pilastri fondamentali, non prevedeva spazio alcuno per la teoria del ruolo di un “capo” carismatico che assumesse nelle proprie mani la guida delle trasformazioni sociali poichè per lo stesso Marx i lavoratori devono avere il controllo permanente sui propri rappresentanti, quindi nulla era considerato, secondo la teoria marxista, più controproduttivo del culto dell’eroe cui aveva nelle mani il potere politico e economico (le basi della filosofia “no absolute leader” degli anarchici e ripresa dai luxemburgisti). Lenin riprese questa teoria creando un primato del partito sulla massa (partito unico),Stalin la modificò mettendo se stesso al posto dello stesso partito,in
una visione assai autocratica (difatti Stalin nella costituzione del 1936 eliminò i soviet,istituzione di carattere Leninista da me criticati poichè influenzati da un partito unico,quindi impossibilitatI a fare le veci dell’intero popolo russo,ma che erano l’unica garanzia di democrazia nell’URSS). Inoltre la tendenza del mitificare la Rivoluzione Sovietica e trascurare la deterrenza di questo particolare evento per la creazione di una “rivoluzione internazionale” va contro l’internazionalismo di Marx e,più profondamente,di Trotsky, per raggiungere sempre più posizioni scioviniste ( posizioni nazionaliste fanatiche e faziose),temute sia da Marx che da Lenin. Nel marzo 1939, dal palco del XVIII Congresso del partito, Stalin sostenne che quanto maggiormente il socialismo sarebbe progredito, tanto sarebbero aumentate le resistenze ad esso, sia dentro che fuori la nazione. Una tesi del genere, oltre a costituire una base di legittimazione per il terrore di massa, rappresentava l’esatto opposto dell’idea marxiana dello sviluppo sociale, in base alla quale al progresso nella costruzione della società nuova avrebbe dovuto corrispondere un esaurirsi delle funzioni del vecchio Stato, non centralizzadolo e rendendo un capitalismo di stato, che per Lenin doveva essere la “strada per il socialismo ” una fase permanente eliminando per sempre la teoria.Per Stalin la difesa dell’URSS come entità statale era un valore in sé, che doveva essere tutelato anche a costo di sbarazzarsi per sempre di tutte quelle inquietudini umaniste, su cui si sono sempre interrogati Lenin e Trotsky, che rappresentavano tuttavia una parte fondamentale del patrimonio ideologico marxista. Per finire sul piano sociale, norme che possono sembrare tutt’ora moderne come l’aborto o il divorzio (messe in vigore nel 1920 sotto Lenin) vennero rese proibite poichè “lesionavano” il ritornato nazionalismo Sovietico e rovinavano l’idea di “madre-moglie eroina” molto simile alla corrispettiva idea fascista. Economicamente lo stalinismo può essere considerata la corrente più “estrema” dell’ultra-statalismo del realismo contemporaneo,trasformando l’URSS in un’enorme e lentissima macchina burocratica,violando l’idea della soppressione e del superamento di Stato predicato principalmente da Bakunin e Kropotkin, e conseguenza di un regime socialista per Marx. Il metodo di statallizzazione usato da Stalin fu totale su tutti i settori economici, invariato dalla grandezza o dall’importanza dell’azienda.. Per trovare un giusto capro espiatorio per statalizzare gli appezzamenti terrieri “privati” Stalin ricercò la causa spesso nel “nemico di classe interno” (ciò non vuol dire giustificare l’azione sabotatrice dei kulaki, ma darle una causa e abbinare la stessa azione dello stato a quella dei contadini ucraini che portarono all’Holodomor); lui stesso infatti evidenziò che la presenza dell’appezzamento individuale contadino e di un mercato riguardante i colcoz “liberi” rappresentavano la residuale presenza di rapporti di produzione non-socialisti nel sistema.
Con le riflessioni staliniane sulla sopravvivenza della legge del valore, della moneta e del libero commercio privato dentro l’economia socialista il cerchio della modernità sovietica si chiuse attorno ad un groviglio di contraddizioni irrisolte poichè egli sapeva benissimo che la statalizzazione dei colcoz e la soppressione degli appezzamenti individuali avrebbe introdotto nel sistema uno squilibrio che ne avrebbe preceduto il crollo.

INCOERENZA STORICA: In diversi momenti il regime stalinista si è mostrato una macchina sanguinaria e sopressiva; vorrei portare a conoscenza un paio di fatti di sangue e di anti-marxismo di cui si è macchiata l’URSS di Stalin con una particolarità: questi momenti cui andrò a descrivere avranno un denominatore comunine,l’incoerenza.
Iniziamo a vedere un fatto poco conosciuto accaduto durante la Guerra Civile Spagnola. Nelle zone sotto controllo degli anarchici e del POUM (Aragona e Catalogna), in aggiunta ai successi militari, ci fu una vasta Rivoluzione Sociale. Dalla metà di luglio alla fine di agosto 1936 i lavoratori e i contadini collettivizzarono i trasporti urbani e ferroviari, le industrie metallurgiche e tessili, il rifornimento d’acqua e alcuni settori del grande e piccolo commercio. Circa 20.000 imprese industriali e commerciali furono così espropriate e gestite direttamente dai collettivi dei lavoratori e dai loro sindacati con validi risultati dal punto di vista produttivo, dovuto in gran parte a nuovo atteggiamento partecipativo e solidale dei lavoratori rispetto al prodotto del proprio lavoro. Un Consiglio dell’Economia venne costituito per coordinare l’attività dei diversi settori della produzione. Nel settore agricolo la collettivizzazione fu più radicale con misure quali l’abolizione della moneta, la collettivizzazione dei beni e dei mezzi di produzione, la modifica dei limiti comunali, la creazione di organizzazioni di mutua assistenza fra collettività ricche e povere, la parificazione delle remunerazioni, la creazione di salari familiari e la messa in comune degli attrezzi e dei raccolti.La necessità di accelerare e completare la rivoluzione rivendicata da parte della sinistra libertaria e poumista, venne avversata dai comunisti, appoggiati dall’Unione Sovietica, e dai repubblicani democratici; i primi perché contrari all’opportunità di affrontare una rischiosa rivoluzione sociale, nella quale non avrebbero potuto assumere una posizione egemone (Stalin intervenne nella guerra civile per creare un'”isola sovietica” in Europa), i secondi perché spaventati dallo sconvolgimento economico che ne sarebbe derivato. I rivoluzionari ribattevano che solo la mobilitazione rivoluzionaria delle classi subalterne avrebbe fornito lo slancio necessario in termini anche di alto morale alla popolazione per sconfiggere il fascismo. Queste continue liti pricipitarono a Barcellona nel maggio 1937, quando il CNT (il movimento sindacale anarchico) e il POUM (i trotskisti) vennero attaccati dalle milizie armate del PSUC e del PCE (gli stalinisti), per prendere il potere in queste regioni. Gli anarchici e i trotskysti persero, con 500 morti a Barcellona e oltre 1500 morti mediante anche esecuzioni sommarie nel resto della Spagna e, mentre ciò accadeva, i servizi segreti sovietici uccisero gran parte dei leader antistalinisti.L’unica colpa degli antistalinisti era quella di ESSERE COERENTI CON I PROPRI IDEALI! Questi fatti secondo molti studi furono tra le maggiori cause della sconfitta repubblicana.

Siamo in Francia, negli anni ’30; all’arretrato e fragile capitalismo francese venne sferrato un colpo mortale dalla crisi che, dall’America, dilagava in tutto il mondo. L’Union Sàcree, l’unione patriottica socialista nata nella prima guerra mondiale e finalizzata allo sforzo bellico per la difesa della propria patria ,dalla fine della guerra non esisteva più, portando così alla nascita di due contrapposte correnti parlamentari  della sinistra  più la corrente anarchica dispersa in tre organizzazioni più molte altre organizzazioni monotematiche:

  1. SFIO, acronimo diSection Française de l’Internationale Ouvrière“, il partito socialista francese. Questo partito era di corrente revisionista e socialdemocratica, composto da insegnanti, piccoli imprenditori e artigiani; molto “dinamico” nelle varie alleanze di partito e avvantaggiato dalla permanente alleanza col Partito Radicale, deteneva circa un terzo dei mandati e aveva una rappresentanza parlamentare estesa, grazie anche alla crisi del rivale SFIC, il partito comunista.
  2. SFIC, acronimo di “Section Française de l’Internationale Communiste“, il partito comunista francese. Nato nel 1921 era un partito aperto alle classi sociali, però saldamente fissato sui principi del marxismo non revisionista; nonostante la sua coerenza questo partito fu la trasposizione francese di quello che fu la Terza Internazionale e la bolscevizzazione con la stalinizzazione annessa di tutti i partiti che continuavano a professare una dottrina marxista avversa al revisionismo. Infatti con lo stalinismo correnti come il trotskismo e il luxemburghismo, da tempo radicate nel partito, vennero  “politicamente” soppresse , riducendole a sparute minoranze in parlamento sotto ad un partito che costrinse ai vari rappresentanti non stalinisti alle dimissioni . Da questo partito nacquero minoranze uscenti e coalizzate tra loro che cercarono di contrastare la potente spinta stalinista , grazie a quotidiani come “Lingue Communiste” e grazie a opere contro il capitalismo di Stato sovietico.
  3. Nel 1919 avvenne un fatto straordinario: grazie alla Rivoluzione d’Ottobre e alla sua fama molti anarchici, affascinati dai primi principi sovietici molto simili ai propri come lo slogan “tutto il potere ai soviet” (principio poi mai applicato), si unirono a correnti comuniste (compreso alcuni gruppi leninisti) per formare un primo grande partito, formato dalle allora più grandi forze politiche della sinistra radicale, comunisti e anarchici. Questo sogno durò poco: prima con i machnovisti in Ucraina, poi con gli insorti di Kronstandt il comunismo sovietico mostrò apertamente tutte le sue tendenze blanquiste. Questo effimero partito si disintegrò in tre organizzazioni maggiori:
  •  L’Union Anarchiste, il movimento più grande e antico, avente come organo di stampa uno dei più importanti quotidiani libertari a livello mondiale, “Le Libertarie”
  • Faf, la federazione anarchica in lingua francese, un movimento più piccolo dell’ Union Anarchiste ma caratterizzata da posizioni assai ortodosse e critiche rispetto alla stessa CNT , il maggior sindacato anarchico spagnolo ed europeo, cui componenti erano trattati dai fafisti come traditori visto le loro politiche che avevano incentrato la stessa evoluzione dell’idea anarco sindacalista e anarco comunista (uno dei più grandi teorici anarco comunisti spagnoli fu Isaac Puente)
  • CGT-SR (Confederazione Generale del Lavoro-Sindacalista Rivoluzionaria), affiliata alla AIT   , un piccolo movimento anarco sindacalista, il corrispondente francese della CNT spagnola

La nostra storia inizia in questo scenario, in particolare nel 1934, quando il quotidiano di partito sovietico ” Правда”    (Pravda) scrisse un articolo nel quale poneva come condizione necessaria affinché il fascismo fosse sconfitto un’alleanza “socialcomunista” fra i partiti filosovietici e socialdemocratici europei in nome di un’alleanza antifascista. *’

Questo invito fu colto sul momento dal SFIC, i cui componenti scomodi alla stalinizzazione del partito erano stati già metaforicamente “epurati”, e propose questa alleanza a coloro che poco tempo prima erano da loro chiamati “socialtraditori” (il segretario del  SFIO, Leon Blum, accettò di buon grado quest’ offerta inattesa); il segretario del SFIC Thorez fece la medesima proposta anche ai radicali e a parte dei sindacati, i quali accettarono di buon grado e sancirono la nascita del “Fronte Popolare” , partito di coalizione formato da SFIO, SFIC, Partito Radicale e sindacati.   Questo gran partito divenne il primo in Francia nel 1936 (378 deputati contro 220), con la maggioranza di SFIO e SFIC (pochissimi voti di differenza) e la minoranza del “grande sconfitto ” alle elezioni, il Partito Radicale ; intanto i sindacati si fusero e la classe operaia aspettava “qualcosa” ferventemente. Questo qualcosa arrivò lo stesso anno con scioperi nati spontaneamente ,con occupazioni di fabbriche e di aziende agricole, issando la bandiera rossa su i pennoni delle infrastrutture; ma qualcosa cambiò, nel Fronte Popolare  infatti venne messo all’esecutivo, grazie ai voti di tutti i  componenti della coalizione, il socialdemocratico Leon Blum . Quest’ultimo per varare il suo New Deal alla Francese diede l’ordine generale di normalizzare la situazione (ovvero smetterla con scioperi ed occupazioni) con l’appoggio della coalizione e, per non inimicarsi i sindacati, diede nuovi diritti ai lavoratori; questi diritti scomparvero un anno dopo, i sindacati non diedero più il consenso al FP e il governo venne destabilizzato sia dalla presenza interna al paese di una destra molto combattiva sia dalla presenza nazista esterna al paese . Pur di salvare la coalizione la SFIO contattò il PCUS per avere un appoggio, disorientando ancora di più la già allibita classe operaia che già rimpiangeva la rivoluzione persa. Venne la guerra e il Fronte si disintegrò.                                                                                                                                              Trotsky nel Giunio del ’36 commentò la rivoluzione mancata con queste parole : “La rivoluzione francese è cominciata”; il mese dopo constatò che “i lavoratori hanno esercitato una magnifica pressione sulla classe dirigente, ma si sono fermati in strada” e previse una seconda ondata, mancata anch’essa.

In questo orizzonte votato alla confusione della classe operaia, preda sempre più esposta di una destra cui trae la sua forza dall’inadeguatezza della parte parlamentare del FP  nel portare avanti la rivoluzione del 36′,nacque un nuovo movimento nella sinistra radicale francese, un movimento che passò alla storia come “comunismo del terzo campo”. Questo movimento era la prima risposta congiunta contro il revisionismo e l’autoritarismo bolscevico, un movimento nato spontaneamente da i “gauchistes” sull’onda di una rabbia insita nella sinistra, composto da tutte le organizzazioni della sinistra radicale ostili al Fronte Popolare, parlamentari, sindacali e extraparlamentari, spesso anche divise tra di loro per  la diversità dei loro concetti ma con un obbiettivo comune: eliminare il potere di un dualismo distorto quale poteva essere il dualismo tra socialdemocratici e stalinisti e le conseguenze dell’esercizio di questo potere (mostrato dalla rivoluzione annullata del ’36). Questo movimento di può distinguere in quattro organizzazioni:

  1. Anarchici (anarco comunisti, collettivisti, sindacalisti): divisi nei gruppi sopracitati.
  2. “L’Union Communiste”: un partito fatto dai reietti del SFIC, composto da trotskisti, bordighisti, luxemburghisti e consiliaristi caratterizzato da durissime critiche nei confronti dell’URSS e spesso unito al PSOP
  3. “PSOP”(Partito Socialista Operaio e Contadino): partito composto dalla sinistra del SFIO e da parte della sinistra della SFIC  (luxemburghisti ecc) usciti dal partito di coalizione dopo la rivoluzione mancata del ’36 seguendo il socialista eretico Pivert.  Quest’organizzazione intendeva agire come opposizione interna al partito di coalizione Fronte Popolare proponendo un programma radicale  ( nazionalizzazione di massa, di milizie popolari, di gestione del settore pubblico da parte dei sindacati e dei comitati popolari, libertà per le colonie ecc.), appoggiando il POUM spagnolo e coordinandosi con la 4 Internazionale.
  4. “La sinistra comunista internazionale” : prima organizzazione delle quattro che si crearono era composta da bordighisti, anch’essi in perenne contatto con i corrispondenti Europei, col POUM e la CNT (nonostante la loro idea di centralismo organico diverso *” dalla democrazia diretta federalista del CNT  e dal centralismo democratico*” leninista del POUM) e sempre in opposizione alla difesa dell’URSS, ritenuta un imperialismo “alternativo” a quello occidentale. Gli aderenti a questo partito furono pochi ma a questi pochi erano gli animatori di un vero e proprio salotto intellettuale e i creatori di scritti ed editoriali come “Prometeo”.

I “gauchistes“ combatterono nelle file della resistenza francese con azioni di diffusione e di guerriglia, un valido sostituto alle forze del “Fronte Popolare” disintegrato dalle dimissioni di Blum poco prima dell’invasione tedesca.                                                          Questo “gruppo spontaneo e diviso ” era animato dagli anarchici come Arru che, con bollettini interni come “Le Lien” e con manifesti come   “Mourt aux Vaches” in cui incita la popolazione francese al raggiungimento della pace prendendo le armi in mano e cacciando da Parigi tutte le schiere armate (nazisti e non) che si fronteggiavano giornalmente, con azioni di sabotaggio e di stampa clandestina (i loro manifesti la quale diffusione di massa iniziò nel 1943-44 infatti spesso consigliavano di “cacciare a calci in culo” qualunque forza che si fronteggiava in Francia, scatenando un contenzioso dopo la guerra col capo partigiano trotskysta  Craipeau per questi volantini e per la  celebrazione dei gesti anarchici su “Le Libertarie”); era animato da trotskysti come Craipeau che combatterono strenuamente per tutti i 5 anni di guerra nelle file  di quel che restava dell’Union Communiste e del PSOP, distrutti a inizio guerra, in cui confluirono oltre ai componenti sopracitati anche molti anarchici. Infine fu animato dai testi e manifesti del piccolo ma accanito gruppo della sinistra comunista internazionale sia francese  che mondiale. Nella liberazione di Parigi ritornò l’influenza del SFIC, ormai di tendenza puramente stalinista, su cui lo storico marxista Pierre Lanneret fa una digressione in  una delle sue tesi:

“Non vi è alcun dubbio che gli stalinisti abbiano liquidato un buon numero di nemici politici nei settori che controllavano. Dopo avere visto gli stalinisti all’opera in Spagna e altrove, si era in diritto di temere un regno del terrore per i rivoluzionari. Infatti alcuni rivoluzionari sono stati assassinati dagli stalinisti, ma il numero esatto è sconosciuto e nel clima politico dell’epoca un istruzione completa di questi crimini è impossibile. Nell’ottobre 1943 cinque trotskysti si trovavano tra i novanta detenuti della prigione di Puy. Liberati dall’arrivo dei partigiani quattro di loro, Sadek, Reboul, Salini, e il militante italiano Pietro Tresso (Blasco) sparirono dopo la loro liberazione. A Parigi un giovane militante dell’Union Communiste, Mathieu Bucholz, fu rapito, torturato e ucciso nel settembre 1944. Altri trotskysti furono assasinati a Parigi e nelle provincie, come alcuni anarchici e militanti del POUM nel Mezzogiorno, dove operavano gli stalinisti spagnoli. Malgrado tutto, questi crimini non rappresentano un “regno del terrore”. Nel clima di disorganizzazione totale della Liberazione la liquidazione dei dirigenti trotskyisti sarebbe stata facile per le squadre di assassini del PC che avevano compiuto altrettante gesta più difficili. Al contrario, uno storico cita la liberazione grazie allo stalinista Marrane di un gruppo di trotskysti arrestati a Parigi. Questo mostra che le esecuzioni erano dovute a iniziative locali e che il PC aveva, all’epoca, altre priorità.”

Dopo la guerra dell’Union Communiste e del PSOP non ce n’era più traccia; in compenso all’inizio della guerra  si formarono altri due movimenti, ovvero il GRP-UCI e il RKD-CR, organismi che con vari gruppi minoritari anarchici “riformisti” formarono il movimento di resistenza più agguerrito di Francia e con un gran numero di consensi, in particolare da parte dei giovani.

  1. Il primo, il Gruppo Rivoluzionario Proletario, era composto da spartachisti, anarchici e trotskysti ed era  votato al marxismo filo – consiliarista. Il GRP era una realtà più piccola e meno organizzata del RKD, infatti subito dopo la sua nascita, in particolare per la necessità materiale di avere mezzi per combattere i nazisti e per diffondere stampe clandestine, si unì al gruppo RKD e a vari gruppi anarchici. Verso la fine del ’45 le loro tendenze consiliariste apparvero nette e, con la fine del RKD, fondarono assieme ad altri gruppi ” L’Unione dei comunisti internazionalisti per la Quarta Internazionale”.  Il lavoro di diffusione della “Gioventù Comunista” fece molti giovani proseliti all’interno del gruppo, azione che prospettava il futuro più roseo dell’organizzazione. Ciò non avvenne per il fallimento nell’istruire i giovani iscritti all’idea , infatti il gruppo non diede importanza primaria all’istruzione ideologica dei giovani, lasciandoli ai margini dell’azione della realtà politica comandata dai soliti noti: la mancanza di confronto e di palestra ideologica fu il preludio dello scioglimento del gruppo, avvenuto nel 1947.
  2. Il secondo era il corrispondente francese del partito spartachista tedesco, il  Revolutionären Kommunisten Deutchlands  , il cui inno dei suoi aderenti era “Non siamo né socialdemocratici, né stalinisti, né trotskysti. La questione del prestigio non ci interessa. Siamo [comunisti] rivoluzionari, spartachisti!” .  L’RKD nella sua breve storia fu uno dei movimenti partigiani che attirò più consenso sul suolo francese con un gran consenso nei paesi del sud della Francia e fu in assoluto il più agguerrito (e uno che subì le perdite più dolorose riguardo le vite umane presenti in campo). Il movimento si dissolse nel 1946, i componenti confluirono in minoranza in gruppi anarco sindacalisti (come lo stesso leader), in maggioranza nella “Sinistra Comunista Internazionale”, divenuta nel ’46 “Corrente Comunista Internazionale”.

Ecco come finì la parabola del comunismo del terzo campo ed ecco cosa si può constatare, ovvero che nella sua breve esistenza (10 anni circa) il comunismo del terzo campo affermatasi in Francia fu il primo grande esempio UNITARIO di ANTIDOGMATISMO e di RIBELLIONE nei confronti delle correnti sovietiche e revisioniste dominanti. Fu un passo coraggioso, quasi folle (l’alleanza con gli anarchici non finalizzata solo al piano strategico ma anche teorico era considerata dai tempi della Prima Internazionale quasi impossibile), che portò alla costituzione di un fronte “alternativo” il quale evidenziò al mondo l’esistenza di una “terza via” nel socialismo. I morti sia per mano tedesca che per mano stalinista nei 5 anni di guerra si unirono alle voci eretiche di una grande famiglia socialista e permisero il quasi totale rimarginarsi di uno squarcio datato 1872.

Un’altra storia più breve è quella dell’appoggio di Stalin alle brigate partigiane in Europa: Stalin appoggiò solo le brigate Titine e dell’europa dell’est giusto per soddisfare il suo desiderio egemonico, difatti,a guerra vinta, i paesi cui esercitavano le brigate finanziate dall’URSS divennero sotto il controllo diretto della stessa Unione Sovietica, oppure suoi stati satelliti (coincidenza? Io non credo). Così facendo l’Unione Sovietica eliminò per l’ultimo barlume di internazionalismo marxista che gli era rimasto dopo la presa al potere di Stalin.

Questi tre eventi, come altri (patto Molotov-von Ribbentrop, ecc) dovrebbero minare tutt’ora l’orgoglio di tutti gli stalinisti,poichè,sempre tanto solerti a condannare le altre correnti per la loro incoerenza all’idea marxista pura, non si accorgono che la loro idea stessa è quasi un paradosso del marxismo, sia ideologicamente che storicamente incoerente.
Spero di aver dato voce alla voglia di giustizia di tutti noi comunisti antistalinisti ma, ritenuti dalla comunità ignorante, figli propri di Stalin ; ringrazio le tazze di caffè che ho bevuto stanotte nel bel mezzo della stesura di questo testo e ringrazio il numero imprecisato di siti,blog,e tesi con cui mi sono documentato per fare questo concentrato antistalinista.

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