Le letture e gli sguardi di Che Guevara

La madre gli insegnò a leggere già a 5 anni prima che lo facesse la scuola alla quale, per via della mancata salute, arrivò a 8 anni; e fin da piccolo fu sempre un instancabile divoratore di libri. Ernesto Guevara detto El Che, el Guerrillero heroico, fu un uomo sfortunatamente vittima, anche a causa sua, di grandi narrazioni storiche sempre estremamente banalizzanti e che mai hanno reso la reale complessità umana di questa persona. È qualcosa che purtroppo capita alla maggior parte dei grandi personaggi storici, i quali presto finiscono -chi dopo morte, chi già in vita- per trasformarsi in icone, in simboli o in idee talvolta fermate con l’inchiostro sulla carta.

Ma lo sappiamo già quanto Che Guevara non fosse solo quel immortale sguardo del rivoluzionario catturato da Korda in una delle fotografie più famose del novecento; dietro alla quale era scorgibile soltanto uno spicchio della poliedrica persona fotografata. Lo spicchio di colui che era sempre il primo a dare l’esempio agli altri, che mai ordinava cose che egli stesso non faceva, e che sempre impegnava con disciplina la propria esistenza in quelle verità etiche e politiche in cui credeva. Lo sappiamo già che oltre a questo, tra le altre cose, seppe essere anche un uomo profondamente teorico, creatore di una propria particolare visione politico-economica che riuscì a esporre e contrapporre ad altre in grandi dibattiti con grandi economisti.

Oltre a ciò e ad altre cose, il Che era anche un grande amante della lettura. Leggeva tantissimo, anche più libri per volta e potevi incontrarlo a leggere nelle più strane circostanze: leggeva in bagno, leggeva mentre camminava, leggeva a notte fonda sdraiato a terra cercando di studiare matematica o economica. Leggeva anche quando il succedersi degli avvenimenti lo condusse sulla Sierra cubana armi in pugno a combattere per la libertà di un popolo che, pur non essendo il suo, sentiva di dover aiutare. Durante la rivoluzione il comandante Che Guevara non solo leggeva, ma istituì nel accampamento della sua colonna guerrigliera a La Mesa, una piccola “scuola” per insegnare a leggere e scrivere a tutti quei campesinos cubani spesso analfabeti che combattevano al suo fianco. Sempre pedagogico con sé stesso e con gli altri. Sempre, nella sua solitudine di lettore, alla ricerca della verità dentro la cultura, alla ricerca del significato nel significante.

Quest’elemento interno a Che Guevara del lettore aveva poi delle dirette conseguenze nel suo modo di affrontare la vita. Come quando, due giorni dopo lo sbarco del Granma a Cuba a la Playa de las Coloradas, gli 82 uomini sbarcati furono attaccati di sorpresa dall’esercito cubano sia da terra che per via aerea e il Che venne ferito al collo. Nel suo diario racconta che era a terra, a pochi metri da lui un suo compagno, Albertosa, anch’egli a terra e ferito a morte, sparò in aria prima di morire. Convinto di essere arrivato al suo ultimo giorno, ad Ernesto tornò in mente il protagonista di un libro di Jack London da lui letto anni prima, il quale solo in un bosco e conscio di star per morire iniziò a pensare sulla posizione migliore in cui mettersi per farlo. E così fece il Che, finché qualcuno non arrivò a raccattarlo.

Anni dopo, in Bolivia, nonostante tutto potevi vederlo seduto su un ramo in cima a qualche alto albero, concentrato nella lettura di qualche libro o nella scrittura del suo famoso ultimo diario. Tutto questo nutrirsi di letteratura non poteva d’altra parte non promuovere in lui una conseguente voglia di scrivere, che non si limitò ai diari che fin da bambino teneva. E non mi riferisco soltanto ai libri da egli scritti a carattere politico, ma anche alla grande quantità di poesie e racconti, o alle tante lettere.

Ernesto Che Guevara seduto a leggere in Congo
Ernesto Che Guevara su un albero a leggere in Bolivia

Una volta ferito e catturato il dr. Ernesto Guevara venne portato nel paesino di La Higuera come prigioniero, ma intanto il governo boliviano aveva già comunicato al mondo la morte del comunista argentino avvenuta in combattimento. Dunque era già morto, restava solo da conformare la realtà alla notizia. Quella notte il Che la passò ferito e consapevole del proprio destino chiuso al freddo nella scuola del paesino.

Solo una persona ne ebbe pietà. Era una giovane donna, Julia Cortez, che insegnava proprio in quella scuola e che quella sera ebbe il permesso dai militari di portare al prigioniero un po’ di cibo e di poter parlare con lui. Parlarono diverso tempo, e Ernesto fece subito notare alla maestra che la frase scritta alla lavagna non era corretta, c’era un errore grammaticale. La frase era “yo se leer” cioè “io so leggere” e a mancare era l’accento sulla prima e, doveva essere “yo sé leer“. Era proprio vero: lui sapeva leggere e gli piaceva anche. Il giorno dopo la maestra chiese di poter vedere nuovamente Ernesto e in un primo momento questo gli fu consentito, ma successivamente i militari lo impedirono e i due poterono solo vedersi qualche attimo da lontano quando lui venne portato nella stanza dove poche ore dopo sarebbe morto. Che Guevara cercava il suo sguardo, i suoi occhi neri, avrebbe voluto poterle parlare ancora e rivederla.

Nel primo pomeriggio di quel giorno, nonostante la volontà della CIA di tenerlo in vita per poterlo processare, Che Guevara venne fucilato dopo 39 anni di vita. L’ordine era di sparargli più di un colpo e non in testa, non doveva sembrare un’esecuzione, si doveva sparare sul corpo, ufficialmente era morto in combattimento. Morendo l’uomo Ernesto Che Guevara poté nascere nel bene e nel male il suo mito, che fino a quel momento doveva sottostare alla sua reale esistenza e conviverci.

Ma questo Ernesto Che Guevara lettore affamato, impegnato nella decifrazione del segno linguistico per ricavarne una propria verità in costruzione, non ebbe posto all’interno del mito del guerrigliero giusto eternamente giovane.

La maestra Julia Cortez ebbe un figlio e lo chiamò Ernesto.

«Le mie fondamentali debolezze: il tabacco e la lettura.» Cit. Ernesto Che Guevara.

Ernesto Che Guevara che legge Goethe, con citazione del Che

Recentemente è uscito l’album contenente la nuova canzone di Paolo Capodacqua (ex chitarrista e amico di Claudio Lolli) dal titolo Gli occhi neri di Julia Cortez, canzone che parla proprio dell’incontro tra Che Guevara e questa giovane donna immaginandone le parole e le emozioni.

-Bocci Bocci

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