Il problema dell’impronta ecologica.

Il nostro pianeta è pieno di grandi risorse, molto importanti per la nostra sopravvivenza. Noi sfruttando la terra produciamo prodotti che poi consumiamo o utilizziamo, dai vegetali agli animali per la carne o per il latte e derivati o per la pelliccia, le materie prime tra cui acqua, legno, petrolio e altri combustibili fossili, metalli ecc…
Produciamo grazie al nostro pianeta moltissimi beni che noi poi usiamo. Un abitante (umano) medio della terra consuma una quantità di prodotti che si potrebbero ricavare da 2,85 ettari di terreno ( non tutto nello stesso terreno ma tante parti di terreni diversi per prodotti diversi che insieme fanno 2,85 ettari). La terra presenta 51 miliardi di ettari di cui però solo 15 circa sono terre emerse, il resto è sommerso da acqua. Spetterebbero 1,75 ettari a testa per ogni essere umano se contiamo che siamo già più di 7 miliardi e mezzo. Sta di fatto però che, ad esempio un italiano medio consuma per 4 ettari, un australiano per quasi 8, a Dubai 10 , un europeo medio per circa 5, un americano medio per 8-9. Questo vuol dire che ci saranno altri a cui spetta pochissimo rispetto a ciò che gli spetterebbe, a Haiti un abitante medio consuma per 0,6 ettari, nella maggior parte dell’Africa per 1 ettaro. Quindi c’è una fortissima disuguaglianza di ridistribuzione e, soprattutto, se un abitante medio della terra consuma per 2,85 ettari anziché per 1.75 vuol dire che consumiamo troppo e rischiamo una fortissima crisi a livello ecologico dalla quale il pianeta non si può riprendere e non può ricominciare a produrre. Ci sono i modi per ridurre questo eccesso di consumo, esistono le tecnologie per consumare meno e quindi dover produrre meno. Basta pensare che ogni oggetto ha un impronta ecologica. Per esempio un cellulare, dentro ha materiali e lavorazioni da contesti di tutto il mondo, un sacco di materie prime e rare, quindi ha una grossa impronta ecologica. Eppure la vita media di un cellulare è poco più di un anno circa oggi, e proviamo a pensare a quanti milioni di milioni di persone nel mondo ne hanno uno e che in media dopo un anno e mezzo lo cambiano buttando via il nuovo. Si percepisce la enormità di quanto consumiamo e di quanto sprechiamo. Un cellulare è pieno di materiali riciclabili e non poco preziosi, spesso non sono nemmeno irreparabili quando vengono buttati e si potrebbero riciclare in vari modi riducendo tantissimo il consumo eccessivo di materiali che invece poi diventano rifiuti da smaltire. E non solo per i telefoni, per qualsiasi vestito e per qualsiasi cibo, c’è un fortissimo spreco di cibo al mondo, sempre maggiore. Ogni anno, un giorno, arriva “il giorno della terra” per il quale, secondo calcoli molto precisi, abbiamo esaurito ciò che si poteva consumare in quell’anno e se tutto va bene cade il 31 dicembre ma non è mai così, e questa data cade sempre più vicina all’inizio dell’anno, l’anno scorso cadde a ottobre, quest’anno dovrebbe cadere per circa l’8 agosto di questo passo. Da quel momento consumiamo ciò che in teoria dovremmo consumare l’anno successivo. Quindi c’è un eccessivo consumo e spreco dei prodotti e una suddivisione tra l’umanità completamente inuguale e ingiusta. Ma, come detto prima, i mezzi per cercare di tornare indietro e risparmiare ci sono e in realtà siamo ancora in tempo. E perché non si applicano questi mezzi e modi? Perché a chi potrebbe applicarli giova troppa il sistema odierno, chi possiede i mezzi di produzione ci guadagna bene e non ha interesse a cambiare, e si impegnano per mantenere questa gigantesca indifferenza generale tra i benestanti e un impedimento di parola verso gli umili sfruttati, tutto grazie alla disinformazione che questi potenti promuovono. Se finiamo le risorse della terra non ne abbiamo altre siamo come un isola in mezzo all’oceano senza più neanche legna per le barche per pescare i pesci di questo oceano. I proletari del mondo devono prendere coscienza e ribellarsi insieme e prendere possesso dei mezzi di produzione detenuti dai potenti. Per un mondo in cui ognuno da secondo le sue capacità e avrà secondo le sue necessità, un mondo dove niente si perde tutto si trasforma. ¡Ya Basta!

– Compagno Grimm

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