FCA: sciopero il 30 giugno per le disumane condizioni di lavoro

I ritmi negli stabilimenti sono diventati insostenibili; i tempi di pausa sono stati accorciati a 10 minuti. Non c’è nemmeno il tempo di andare in bagno. La pausa mensa è stata spostata a fine turno. Migliaia di lavoratori sono finiti in cassa integrazione e chi è rimasto è costretto ad accettare ogni tipo di ricatto.

La burocrazia sindacale è rimasta inerme dinanzi all’attacco e ha avallato le scelte dei padroni. 330 operai dello stabilimento di Pomigliano sono costretti a fare trasferte di ore per raggiungere lo stabilimento di Cassino. Per questi non c’è nessuna data certa di fine trasferta e nessun soldo in più per il lavoro svolto. Molti operai giovani sono stati assunti tramite le Agenzie di lavoro interinale – i cui vertici sono iscritti ai sindacati CISL e UIL e tra i cui azionisti compare Exor, la Holding degli Elkann (padroni FCA) – e grazie al Jobs Act sono maggiormente ricattabili, perché rischiano di non vedersi rinnovati i contratti. È ciò che succederà a 500 operai di Cassino, che dal 30 giugno non vedranno rinnovati i loro contratti. Recentemente FCA ha pubblicato i dati sulle sue vendite in Europa evidenziando un trend positivo per tutte le sue vetture, nessuna esclusa. In maggio Fiat Chrysler Automobiles ha aumentato le vendite dell’11,9 % rispetto al +7,7 % del mercato. Le immatricolazioni di FCA sono state 109.800 (per una quota del 7,7 %, in crescita di 0,3 punti percentuali) e hanno permesso a Fiat Chrysler Automobiles di essere il quarto costruttore in Europa per volumi di vendita. Non è una questione di Piano Industriale “mancante” – come afferma la burocrazia sindacale -, ma di chi decide i tempi e l’organizzazione del lavoro, se devono farlo i padroni o devono farlo gli operai.

Lo sciopero degli trasferisti del 20 maggio ha fatto perdere a FCA 55 milioni di euro. I padroni di FCA temono che gli operai si riorganizzino. Per questo è necessario costruire un coordinamento degli operai combattivi, al di là della loro appartenenza sindacale.

Per portare avanti la lotta degli operai uniti, non basta l’azione sindacale. Nessun accordo col padrone può rendere giustizia al fatto che è la classe operaia, e non i suoi padroni, a produrre tutta la ricchezza della società. Il lavoro può essere gestito, organizzato e pianificato dagli operai non più per i profitti ma per i bisogni, attraverso assemblee dove democraticamente si prendano decisioni di pianificazione della vita economica per il benessere sociale. Ma non con dei padroni sopra di noi, non nel capitalismo: serve una rivoluzione! Ecco perché è necessario costruire un partito rivoluzionario dei lavoratori, che abbia un programma fondato sulla centralità degli operai e che attorno ad essi organizzi tutti gli altri settori degli oppressi, su scala nazionale e internazionale, per guidare la lotta per abbattere il capitalismo e dare tutto il potere ai lavoratori.

da La voce delle Lotte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.