EL PRESIDENTE

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“Ringrazio tutti anche, chi ha votato per gli altri candidati in questo grande confronto democratico: sarò il presidente di tutti, rispetterò tutti i deputati di tutti i gruppi politici. Voglio dedicare questo risultato alle vittime del terremoto che ha colpito il mio paese, che stanno ancora vivendo momenti di grande difficoltà, perché fa molto freddo; a loro va il messaggio di solidarietà di questo parlamento, come a tutte le vittime del terrorismo. Grazie a tutti per aver partecipato a questa grande competizione democratica, manterrò tutte le promesse fatte”,  queste le prime parole dopo l’annuncio della sua elezione. “

 

Con queste parole il nuovo Presidente dell’Europarlamento inaugura il suo mandato sotto l’egida dei conservatori del PPE, in particolare sotto la protezione dell’ala italiana rappresentata da Forza Italia. Il vero scopo di questo articolo non è fare uno scritto di cronaca politica, quanto capire il coacervo di fattori che hanno portato a questa realtà, e a due domande in particolare: come ed in che realtà uno dei politici più sconosciuti e schivi d’Italia è riuscito a raggiungere questa carica?

La realtà profilatasi era già tastabile i giorni immediatamente precedenti la votazione e nel primo turno di questa, dove si può dire che i maggiori protagonisti sono stati italiani. Partendo dall’ALDE e il suo candidato Guy Verhofstadt, ritiratosi dalle elezioni, avendo così culminato due settimane di vari scossoni e ambigue alleanze tra cui quella con il Movimento Cinque Stelle, il quale, storico partito euroscettico, dichiarò col 78,5% l’adesione all’Alleanza Liberal Democrarica Europea, dimostrandosi dunque solo un altro partito liberale, perdendo la parvenza d’un utopistico scossone che i grillini pretendono di aver dato. Invece la loro politica assolutista e dall’ideologia controversa e poco chiara ha radici solo nell’Italia “post-ideologica”, quando in Europa occidentale, i partiti si stanno lentamente mutando dalle loro basi radicate ancora nei modelli dell’immediato  post-Guerra Fredda. Il tentativo di entrare nella terza forza europea del Movimento Cinque Stelle  si è infranto  col rifiuto di Verhofstadt  dell’ammissione del fino a ieri antieuropeista Partito di Grillo, forse perché proprio spinto a tornare sui suoi passi dei  francesi del gruppo avevano continuato a criticare la decisione di un’intesa tra Verhofstadt e i parlamentari M5s per mezzo della propria agenzia di stampa. Sull’onda di questo populismo demagogico privo di contenuto concettuale unito alla smania di nuovo proselitismo il M5S s’illude di creare un nuovo partito nel Parlamento Europeo, il Movimento per la Democrazia Diretta, o acronimato in inglese, DDM.  Si può poi fare una breve parabola sul partito di Le Pen e Salvini, il quale candidato Laurentij Rubega si è classificato  tra gli ultimi per il numero dei voti; la subordinazione degli affari europei da parte della coalizione antieuropeista di estrema destra a favore delle politiche nazionali di ogni suo componente è dimostrata dall’obbiettivo minimo della candidata ENL. D’altra parte la realtà rappresentata dal secondo candidato per numero di voti, Gianni Pittella dei Socialisti e Democratici, rappresenta l’ennesimo tentativo della componente italiana facente parte del PD di fare le veci della maggioranza renziana del partito e delle parti sempre più tendenti alla blairiana Third Way che imperterritamente si sta facendo strada negli altri partiti europei;  Pittella, uomo-ombra  di Renzi, è accomunato da Tajani dal profilo basso e schivo nonostante alcune singolari situazioni, come l’apologetico di Renzi subito dopo la débâcle di quest’ultimo.

“Si apre una nuova pagina storica, il panorama politico del parlamento europeo è cambiato in modo drammatico con la nascita di un nuovo blocco conservatore”. (Gianni Pittella)

Pittella forse non si è reso conto che la nascita di un nuovo blocco “conservatore” (anch’esso aggettivo usato all’esasperazione) è dovuto dalla stessa fragilità delle politiche di un nuovo centro sinistra sempre più “liberal”, a cui un Zizek augura da anni di aprir gli occhi e fare una profonda analisi interna, l’esatto contrario dell’analisi auspicata da Scalfari ad Ochetto nel caso italiano.

Lo stesso candidato di questo particolare “blocco conservatore” , il vincitore del PPE Tajani ha nel suo trascorso una vita politica schiva ma non scontata e benché meno superflua: dalla gioventù monarchica lasciata alle spalle per il comportamento eccessivamente insurrezionalista dell’attuale neo presidente dell’Europarlamento così da passare da un liceo romano all’altro alla conquista della redazione romana del Giornale, rifugio della pletora della destra giornalista, diventandone capo nel 1991 e facendosi sentire per  mezzo delle colonne nazionali con parole di fuoco contro l’azione del pool antimafia, della “pizza connection” di Falcone, del maxi processo nascondendo un velato “revisionismo storico” molto caro alla DC dell’epoca (la quale corrente andreottiana già dagli anni 70′ aveva mostrato la sua preferenza per i metodi non convenzionali di Cosa Nostra, contando  su esponenti come Ciancimino o Lima) per poi passare nel ’94 nello studio pre-politico del Cavaliere in via Santa Maria dell’Anima 31 a Roma dove,  assieme ad Antonio Martino, al generale Luigi Caligaris, all’imprenditore Mario Valducci, al notaio Francesco Colistra ed allo stesso Berlusconi venne creata la creatura di Forza Italia. Da quest’anno la carriera di Tajani ha la sua svolta con la nomina all’euoroparlamento, per poi affrontare vicende alterne ed eclissarsi dal partito nel bel mezzo delle vicende giudiziarie che colpirono il Cavaliere, cosicchè da braccio destro di Berlusconi divenne un elemento periferico del partito che non risentì delle tensioni che smembrarono il PDL e che tramortirono in maniera permanente FI, così da uscirne comunque indenne.

Attualmente non si prevedono grandi cambiamenti: sul fronte legislativo i Popolari non possono premere più di tanto su Tajani pur essendo quest’ultimo presidente dell’Europarlamento per questioni numeriche, perciò l’azione legislativa dovrà essere a larghe intese tra Popolari-Socialisti. Nel Consiglio Europeo c’è la possibilità che i Socialista vogliano sostituire l’attuale presidente Tusk con uno delle loro file, ma la loro debolezza costituita non solo dalla minoranza numerica rispetto ai popolari ma anche dalla uscita di scena di Renzi e dalla prossima uscita di scena di Hollande difficilmente porterà a qualche risultato. Intanto Tajani nel suo primo comunicato afferma di voler dare una svolta alle politiche europee incentrandole sui diritti sociali, si vedrà quel che il futuro ci riserverà.

‘No a burocrazia fredda, guardare a chi è rimasto indietro’

 -Compagno Elia

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