Ejzenštejn: la rivoluzione culturale dell’Ottobre

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Oggi Google ha reso visibile in tutto il mondo il centoventesimo anniversario dalla nascita di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, uno dei più importanti registi della storia del cinema, direttamente coinvolto nella Rivoluzione d’Ottobre. Ejzenštejn aveva combattuto dalla parte dell’Armata Rossa fin allo scoppio dell’unica vittoriosa rivoluzione socialista, e la sua storia, come quella delle avanguardie che furono coeve e che nacquero proprio durante la rivoluzione, ne ha seguito il destino: nonostante le promesse che la sollevazione riuscita del popolo russo contro l’oppressione aveva sventolato, la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa cadde sotto i colpi della controrivoluzione interna. Decine di quei rivoluzionari, politici ma soprattutto artistici, furono mietuti dalla dittatura personale e realista di Stalin.

Trockij stesso, nel suo esilio che poi l’avrebbe condotto all’omicidio, avrebbe marcato il punto secondo cui, senza democrazia, ovvero autonomia dei Soviet rispetto al partito centralizzato, la Rivoluzione sarebbe morta asfissiata, poiché si sarebbe trasformata in un mezzo dell’oppressione, e le innovazioni sorte assieme sarebbero state schiacciate e usurpate della loro carica innovativa. Lo si può riscontrare nelle avanguardie artistiche russe, come ad esempio il Suprematismo e il Costruttivismo, entrambi movimenti sorti poco prima e durante la rivoluzione nell’accendersi delle coscienze degli uomini, e entrambi morti verso la fine degli anni ’20, mal sopportati dalle nuove autorità, dalla burocrazia staliniana e dal Generalissimo dell’Unione Sovietica. La controrivoluzione interna infatti provocò la morte, anche fisica, di quegli elementi innovatori della rivoluzione, sono tantissimi gli esempi di suicidi, come Majakovskij, dovuti al clima soffocante, o comunque una vita grama, difficile e perseguitata da parte degli artisti sovietici, come Bulgakov, Malevič che dovette persino abiurare il Suprematismo tornando alla mimesi naturale, Tatlin, le cui architetture finirono nelle costruzioni di periferia, mentre per le rappresentanze si preferì il gotico socialista come l’Università di Mosca.

Tra questi, pure Ejzenštejn dovette fronteggiare il regime che combatteva in spasmi di veri e propri rimandi allo zarismo. Il suo film Ivan Il terribile, abbastanza equivoco da valergli il Premio Stalin, è un chiaro esempio di come il dittatore cartvelico ambisse a una legittimazione nella continuità della monarchia, tanto da farsi ispirare dal fondatore dell’indipendenza della Russia, come lui era il fondatore dell’utopia marxista-leninista in Russia. Nonostante tutto, Sergej Michajlovič riuscì comunque a tenere testa alle volontà autocelebrative di Stalin, e la fama gli valse con la pubblicazione di diverse opere sul montaggio, ora divenuti vere e proprie pietre miliari della storia del cinema, nonché con la Corazzata Potjomkin e con Ottobre, entrambi sulle rivoluzioni russe (il primo sul sollevamento di Odessa nel 1905, il secondo sulla Rivoluzione d’Ottobre).

Insomma, la controrivoluzione combatteva anche artisticamente la rivoluzione, ma oggi il genio di quegli artisti che animarono l’idea di una cultura socialista è la base dei modelli attuali di pittura, scultura, architettura, urbanistica, letteratura e cinematografia.

—Compagno Emanuele

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