Dal Kaiser alla Mutti passando per il Führer. Un secolo e mezzo di imperialismo tedesco

È ormai assodato come l’Unione Europea sia retta dalla necessità della Germania di reinvestire il proprio surplus produttivo all’esterno della Bundesrepublik.

A 147 anni dalla fondazione del II Reich, la storia moderna e contemporanea in modo maggiore europea è stata indissolubilmente centrata sulle vicende di Berlino: nel 1870 si ha la formazione di un vero e proprio impero nel cuore dell’Europa, e saranno le idee nate o sviluppate durante e dentro questo impero a caratterizzare la realtà come oggi la conosciamo e l’imminente futuro dell’umanità. Marx, Engels, Bloch, Hoppe, Hegel e perfino la Luxemburg, sebbene nata in un paesino polacco dell’Impero Russo, sono stati legati dalla propria esistenza alla calamita tra il Reno e l’Oder.

1914–1918, prima guerra, o macello, mondiale e prima caduta dell’Impero Europeo: l’imperialismo militare tedesco viene violentemente castigato, privato delle colonie, sia in Europa che nel mondo, dell’imperatore e dell’indipendenza. Una forte schiera di compagni, riuniti nella figura dello schiavo che lotta per la libertà, oggi come nel 1918 dalle catene del salario, gli Spartachisti e la loro guida Rozalija Ljuksemburg provano a far battere di sangue rosso il cuore dell’Europa, ma vengono schiacciati dalla nera reazione e da gravosi errori tattici, quale, ad esempio, il mancato coinvolgimento dei contadini nella rivoluzione, finendo come il loro nome ispiratore, crocifissi sulla Via Salaria per la libertà.

Nasce dunque la vita travagliata di potenza secondaria della prima Repubblica Federale Tedesca, nota come “di Weimar” a causa della ratifica della costituzione in questa cittadina della Turingia per gli scontri con gli Spartachisti a Berlino, e nota per aver reso i natali al III Reich, essendo oggetto di imperialismo da parte delle potenze vincitrici. Il revanscismo del III Impero dunque spinge per la tendenza di porre la Germania come potenza imperialista, e facendo leva sulla stessa propaganda politica che animò la creazione dell’Impero precedente: l’unità della nazione tedesca, ora però non più rappresentata da un moto annettivo di staterelli inequivocabilmente tedeschi, ma dalla conquista di territori tedeschi in altri Stati nazionali, eccezion fatta per l’Austria, considerata poco più di un rimasuglio di grandiosi fasti imperiali aristocratici alieni alla borghesia tedesca, che sotto Hitler ha un enorme potere, in crescendo fino ad assumerlo de facto dal 1949, con la seconda Repubblica Federale Tedesca, prosecuzione del III Impero, rinunciando al militarismo che aveva distrutto l’altissima nomenklatura dello Stato nazista, lasciando intatti, per mano americana, i funzionari del NSDAP che continuano a reggere la Germania, anche se metà.

Intanto ad est si delinea la repubblica sorta dalle rovine dal truculento conflitto mondiale, il tentativo di istituire uno Stato proletario deforme in Germania, paventato come socialismo: nasce così la DDR il 9 ottobre 1949, e Berlino rappresenta ancora la Germania, e di riflesso l’Europa: divisa in due e le cui parti sono l’una mantenuta a distanza pagando debiti di guerra molto mitigati rispetto a quelli pattuiti a Potsdam, per concorrere all’altra, che invece i debiti li deve pagare tutti e che deve risorgere veramente con uno sforzo immane del popolo tedesco orientale, o per esteso europeo orientale. Ma già con la nascita della Comunità economica europea, la vocazione imperialista della Germania, ridotta dalla divisione, torna prorompente sulla scena geopolitica: è infatti la creazione di un’area del marco tedesco, per poter permettere agli Stati Uniti di appoggiarsi sulle economie disastrate dell’immediato dopoguerra per poter avere delle aree di mercato in cui investire il surplus produttivo, in un meccanismo analogo a quello che la Germania Ovest perpetra attraverso la prima ampia istituzione europea.

Il legame servile delle altri Stati della Cee con la Germania si accentua, ciononostante la presenza di altre storiche potenze, Francia e Regno Unito, al contrario di quanto si possa immaginare, hanno reso ancora più forte il nascituro Impero Eurotedesco, del quale si può indicare la data di nascita col Trattato di Maastricht, 1 novembre 1993, la nascita dell’Unione Europea. Il militarismo proprio delle guerre post-coloniali, specie la Guerra di Suez contro l’Egitto di Nasser, ha incentrato l’imperialismo in un classico senso d’imposizione con le armi della creazione di un bacino di contenimento del surplus produttivo, e la caduta del II Reich, con la seguente confisca delle colonie tedesche, ha dato le basi per una visione aggiornata della politica imperialista, favorendo l’ascesa di un vero e proprio IV Reich, mantenuto non dalle armi militari, ma da quelle economiche, in una guerra continua propria della competizione capitalista, da cui l’Unione Europea si mostra sempre più come un pollaio dell’aquila tedesca, dove per sfamare la necessità di piazzare i propri prodotti distrugge economie più deboli, storpiando e contraddicendo la volontà popolare degli Stati-gallina. La Grecia è un esempio fondamentale, spolpata dalle misure neoliberiste del fantoccio europeo per riparare i danni delle banche tedesche e il popolo greco, zittito in un referendum ipocrita mai ascoltato, che versa in condizioni paurosamente simili a quelle dei paesi colonizzati di un secolo fa, mentre a Berlino si delinea la Mutti, il nomignolo che con un brivido è attribuito ad Angela Merkel.

«Che un’idea così poco in sintonia con le tendenze di sviluppo non possa fondamentalmente offrire alcuna efficace soluzione, a dispetto di tutte le messinscene, è confermato anche dal destino dello slogan degli “Stati Uniti d’Europa”. Tutte le volte che i politicanti borghesi hanno sostenuto l’idea dell’europeismo, dell’unione degli stati europei, l’hanno fatto rivolgendola, esplicitamente o implicitamente, contro il “pericolo giallo”, il “continente nero”, le “razze inferiori”; in poche parole l’europeismo è un aborto dell’imperialismo.» ~Rosa Luxemburg

— Compagno Emanuele

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