Cosa succede in Giappone?

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Il recente successo elettorale di Shinzo Abe in Giappone ci obbliga ad una serie di riflessioni sull’attuale situazione politica, sociale ed economica del paese del Sol Levante.
La vittoria di Abe significa la conferma al potere di una delle ali più conservatrici e nazionaliste del partito liberaldemocratico giapponese e la possibilità di proseguire con le riforme economiche strutturali e con il tentativo di ridare al paese un esercito.
Quali sono i risultati ottenuti sin qui da Abe alla guida del Giappone?

In Estremo Oriente non è mai finita la Guerra Fredda, sono ancora in piedi le fortezze filo-americane che circondano e minacciano la stabilità della Repubblica Popolare Cinese.
La contrapposizione con la Cina attraverso queste pedine degli americani, ovvero la Thailandia, la Corea del Sud, la provincia ribelle di Taiwan e il Giappone, serve da un lato per destabilizzare la nascente superpotenza mondiale asiatica che ha fatto della stabilità e della pace uno dei suoi punti di forza per costruire con pazienza la nuova Cina e dall’altro per alimentare la vendite delle armi americane a questi paesi sfruttando anche il populismo nazionalista per cui spesso si contraddistinguono questi governi.
Il rinato nazionalismo nipponico si contraddistingue per un vergognoso revisionismo dinanzi ai crimini di guerra dell’imperialismo giapponese mai affondo pagati dalla classe dirigente locale, grazie soprattutto alle logiche della Guerra Fredda che premise “un’amnistia” generale dopo il processo di Tokyo che portò invece alle violente persecuzioni dei membri del Partito Comunista giapponese.
Questo particolare approccio alla propria storia nazionale sta portando ad una radicale riscrittura dei manuali scolastici di storia, introducendovi elementi revisionisti e negazionisti riguardanti quel periodo.
Il nazionalismo dei politici giapponesi di destra porta a delle infelici esternazioni in merito all’imperialismo giapponese che per esempio viene esaltato come un grande esportatore e costruttore di democrazie come, secondo loro, dimostra il caso di Taiwan che subì per un periodo di tempo più lungo rispetto alla Cina continentale la dominazione nipponica.

Il fenomeno non si limita al solo campo della storia ma si riflette anche in altri aspetti della società.
Per esempio si è verificata una rinascita violenta del razzismo di cui fanno le spese i cittadini di origine cinese o coreana che le frange più estremiste della destra giapponese vorrebbe cacciare dall’arcipelago.
Soprattutto,però,il nuovo corso di Abe spinge per rivedere l’articolo 9 della Costituzione per dotare nuovamente il paese di un esercito e per far questo non può che far leva su tutto il sentimento sciovinista di cui abbiamo parlato precedentemente.
Ovviamente una scelta del genere, estendendo la nostra analisi a tutta la regione,dimostra solamente la subalternità, dietro una miriade di slogan nazionalisti,del paese all’imperialismo americano intento sempre nel mantenere una forte instabilità nella zona per colpire indirettamente la Cina.

L’altro pallino del governo Abe è l’economia.
Il paese risente ancora della crisi economica degli anni Novanta e per uscire da questa fase di depressione economica il premier nipponico ha puntato su una serie di riforme economiche, note come Abenomics, di matrice neokeynesiana per far ripartire l’economia attraverso una politica monetaria espansiva,un tasso d’interesse fissato in negativo e l’aumento della spesa pubblica dell’1,5%.
La nuova politica monetaria adottata ha portato l’inflazione al 2% con una conseguente compressione del potere d’acquisto dei cittadini.
Queste riforme economiche rappresentano il disperato tentativo da parte della classe dirigente giapponese di salvare dal crollo il sistema capitalista nazionale che scricchiola ogni giorno di più,rinviando all’indomani il suo crollo attraverso strategie come il “Toyotismo” oppure ad una costante precarizzazione del lavoro reso sempre più flessibile e competitivo per usare termini tanto cari all’aristocrazia del neoliberismo.
L’unico risultato che ha questa logica perversa è quello di inghiottire sempre di più ulteriori vite in questo perfido meccanismo che isola e aliena sempre di più l’individuo nella società liquida come dimostrano l’alto tasso di suicidi o le morti per troppo lavoro sempre frequenti nel paese.

Infine stride con l’ambizioso programma economico di Abe e del tanto lodato sistema economico nipponico il costante aumento della povertà negli ultimi trent’anni, il dato più alto tra i paesi OCSE, in quello che un tempo si vantava di essere il paese con la classe media più numerosa al mondo.

— Bollettino Culturale

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