ALITALIA E IL POTERE DEI LAVORATORI: Un’analisi sul comportamento della forza lavoro della devastata compagnia italiana e delle ipocrisie dei vertici

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Oggi è il primo Maggio, giornata carica di memoria storica per il proletariato: giornata rossa nel significato e rossa di sangue.
Sangue che però ultimamente va seccandosi, diventando di un anonimo marrone che non ne rende evidente la natura agli occhi di questa società che diventano sempre più superficiali, carichi di una sconsolata superficialità.
E proprio in questi giorni più si sentono le proteste dei lavoratori, tutte tendenzialmente oppresse tacitamente o esplicitamente.
Ma vorrò solo esporre la beffa italiana ai lavoratori dell’Alitalia per questa volta.
Proprio oggi nella giornata dei lavoratori, che in torto viene festeggiata come un ricordo cristallizzato, i lavoratori dell’azienda Alitalia sono in balia della confusione nelle menti dei vertici economici e giuridici in questione.
L’azienda che dal 2007 ha rischiato ben tre volte il disfacimento ha recentemente affrontato un referendum per i lavoratori dove metteva a loro il giudizio sull’approvare o meno l’accordo stipulato dall’azienda e sindacati con il coinvolgimento del governo avrebbe dovuto  in tagli agli stipendi per chi vola, raggiungendo in alcuni casi il 20% ma rimanendo generalmente sul 8%, tagli ai permessi (102 annui), cigs e nuovi assunti con contratto  a livello low cost. Ma soprattutto, bilanciando il relativamente basso taglio degli stipendi, verrà ridotta la manodopera in modo drastico, 980 lavoratori a tempo indeterminato in cassa integrazione, 550 contratti a tempo determinato e 141 contratti esteri non confermati.
I capi gerarchici dell’azienda e quelli dello stato hanno fortemente invogliato i votanti e hanno concordato nel fatto che si tratta di scegliere il sacrificio (sì) o la fine (no).
Ma i lavoratori questa volta, che hanno trovato il potere della scelta nelle loro mani, si sono stancati dei compromessi dei borghesi e dei loro oramai fedeli cani sindacati.
A questo punto, i lavoratori di Alitalia, ben conoscevano la realtà e ben sapevano che l’invito a sacrificarsi non era solo un insulto alla loro dignità, ma che il loro sacrificio avrebbe giovato i loro padroni e non loro.
E così, pur sapendo che con il no la strada sarebbe stata altrettanto dura, la forza lavoro ha tentato coraggiosamente di alzare la testa: con una affluenza dell’87% il no ha vinto con il 67%, dove solo a Torino s’è mostrata una tendenza maggioritaria per il sì (9 contro 7 no).
E puntualmente, come spesso succede negli ultimi tempi, coloro che ritengono di sostenere la libertà e l’uguaglianza nuovamente attaccano la democrazia diretta del popolo, accusandolo delle loro scelte e sostenendo che i votanti sono troppo bassi culturalmente per capire ciò che trattano e che non dovrebbero essere loro coloro che direttamente scelgono.
Così si denota il loro amore tipicamente capitalista dell’alienare il popolo dalla società, facendolo sentire un passivo ingranaggio in un motore che compie lavoro nullo per esso, tutto ciò permesso dal loro sottolineato apprezzamento per la democrazia rappresentativa, di quelle cristallizzanti, dove palesemente il rappresentante viene investito da quel “potere particolare per opprimere la classe maggioritaria”.
Ed è proprio in questo modo che si palesa l’identicità della struttura capitalista a discapito delle varie sovrastrutture: se spesso al centro destra e destra viene sottolineato senza troppi peli sulla lingua il voler opprimere o sorvegliare invadentemente certi moti, al centro sinistra o sinistra non capitalista lo si fa coprendosi con motivazioni moraliste e poco concrete, condannando forse più crudelmente il proletariato.
Ma la società è già oramai a quel punto dove, nonostante le scelte rimangano inconsistentemente diverse ed alternative tra loro (e tutt’altro che risolutive), tende a scegliere la via più lontana a quella tristemente conosciuta, per quanto essa sia dipinta demoniaca e per quanto questa possa esserlo realmente (vedasi l’evoluzione del depositario di tante speranze popolari Donald Trump).
Adesso bisogna più che mai alzarsi da terra, sputando il sangue causato da tante bastonate e coraggiosamente alzare quel “gran stendardo rosso al sol fiammante” per trovare la via del progresso, la rossa primavera rovinosamente tradita nel dopoguerra…
E perciò, questo 1° Maggio vorrei dedicarlo a tutti quel lavoratori, che oggi o domani, in Italia e non, stanno arditamente considerando e rendendo sempre più concreto idealmente quella scelta tra “le catene o i fucili”.
Buona giornata dei lavoratori, una carica di lotta e di rabbia, rabbia a protezione della libertà e generata da un amore per essa.
– Compagna Laura

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