Il fedele, le sue scuse e gli errori della religione

Che tu sia ateo, agnostico, fedele non praticante, fedele praticante o jihadista non puoi avere la certezza riguardo all’esistenza di un dio o di un’entità superiore. Nonostante tale incertezza, la nostra storia è costellata di guerre e di eventi spiacevoli legati alla religione o perlomeno alla sua espressione politica ed istituzionale; perciò, parlando con un credente, si giungerà presto al discorso con cui si scagionano i fedeli e si condanna l’attività politica della religione. 

Siamo sicuri che fede e religione istituzionale siano nettamente scindibili? No, se un fedele alla nascita non fosse cresciuto con/non venisse a conoscenza dei precetti della sua religione, di certo non pregherebbe Gesù o Maometto, al limite (seguendo la teoria secondo cui l’uomo ha bisogno di credere in qualcosa) troverebbe un’alternativa, a cui darebbe un altro nome.

Siamo sicuri che l’uomo abbia bisogno di credere in qualcosa? Dipende dalla concezione che si ha della fede, che rimane un fattore oggettivo. Guardando però alla storia dell’uomo, si nota che le religioni sono nate inizialmente per giustificare degli eventi scientifici inspiegabili ai tempi, associando ad ognuno di essi una divinità (Zeus era responsabili dei fulmini, Eolo dei venti ecc). Con la nascita della filosofia (che inizialmente  si occupava della natura) nel VII sec a.C. ca, l’uomo si è emancipato e la religione ha assunto sempre di più un ruolo di egemonia nel campo della morale ed un ruolo nullo nel campo delle scienze naturali. Con la fine delle grandi civilità antiche, assistiamo alla diffusione di culti monoteisti, che assumono sempre di più degli aspetti ascetici ed esclusivisti, ma possedendo inizialmente una grande spinta rivoluzionaria (soprattutto nel  Cristianesimo), essi vennero subito utilizzata come instrumentum regni dai potenti del tempo. Con la caduta dell’impero, la povertà, le carestie, le incursioni barbariche e le epidemie, gli uomini europei trovarono un solo modo per alleviare il dolore della loro vita (soprattutto per la loro ignoranza): credere e gettarsi nelle braccia di un dio che gli desse sicurezza e regole ben precise. *Rullo di tamburi* nasce lo stato della Chiesa! Uno stato che si opporrà sempre e comunque, anche oggi, a sviluppi scientifici e sociali, con l’unico scopo di mantenere il proprio potere (vi ricordo l’Inquisizione, le crociate, la loro attività contro l’unità d’Italia, i patti con tutte le forze politiche da Carlo Magno a Hitler e Mussolini, fino alla DC). A questo punto c’è da chiedersi se l’uomo  dopo millenni di progressi scientifici, di filosofia, psicologia, sociologia, dopo secoli di crimini religiosi riconosciuti dagli stessi fedeli, dopo la dimostrazione della relatività dei principi morali religiosi abbia ancora bisogno di credere in qualcosa. Cosa risponde la maggior parte dei sostenitori della fede? 1- Fa parte della nostra cultura. 2-E’ qualcosa di personale ed irrazionale, slegato dalla religione istituzionale. Analizziamo questi due punti:

La religione fa parte della nostra cultura? Senza dubbio e ciò si nota dalle espressioni di uso frequente anche tra gli atei “Oddio”, “Per carità”, “Ti prego”, ma a quale cultura ci si riferisce? Se dovessi dare una definizione della cultura che sento mia, citerei Bruno, Voltaire, Pirandello, Bakunin, Marx, Orwell, Rousseau…non Anselmo d’Aosta e Agostino di Ippona . Ciò dimostra che- come la personalità di un essere umano è basata sull’affetto della famiglia e degli amici come sui traumi e sulle brutte esperienze- la cultura della società è influenzata tanto dall’attività di liberi pensatori quanto dall’attività oscurantista e anti-intellettuale dei religiosi. Si chiede all’essere umano di conservare i rapporti con la causa dei propri traumi? No, quindi non chiedetemi di rispettare e conservare la religione.

La fede è qualcosa di irrazionale e personale?  Per quanto riguarda la maggioranza dei fedeli no, poichè essi vivono la fede come un’abitudine su cui non ragionano e, a causa della loro paura di cambiamento, diventano infervorati solo quando gli si tocca il papa o un profeta. La minoranza invece è convinta, ma proprio per questo dovrebbe distaccarsi nettamente dalla religione istituzionale e mantenere la fede in un ambito privato.

In conclusione: chi detiene il potere, che sia un re, un parlamento o un dittatore, avrà come scopo il mantenimento del potere. Proprio per questa ragione egli userà anche la religione per tenere buono il popolo. E’ ormai giunto il momento di lasciarsi alle spalle queste divisioni, che creano solo guerre tra poveri. Utilizzate la ragione, uscite dagli schemi, scherzate coi santi e capite quali sono gli aspetti importanti della vita: la libertà, la pace, l’uguaglianza e la solidarietà; principi spesso diffusi dalla religione, ma quasi mai applicati da essa. Già per il fatto che si prega un dio ci si sottomette alla sua volontà.

A voi la scelta.

Compagno Alessandro

 

 

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