Ideologia: l’alienazione dell’Idea

Molti comunisti si riferiscono al proprio pensiero filosofico col termine di “ideologia”, dando alla parola un senso neutro, come tutti gli altri aderenti a sistemi di pensiero politici. Tuttavia, per fare un esempio, Karl Marx scrisse quella che sarebbe stata «L’Ideologia Tedesca», che come relazione di parole si scontra col significato predominante di “ideologia”. Oggi si parla di ideologia liberale, comunista, fascista e così via, riferendosi alle correnti politiche e filosofiche che animarono il secolo scorso di differenti punti di vista.

L’etimologia stessa della parola è un invito a rifletterci: idea-logia, il parlare dell’idea.
Coloro i quali parlano, pensano oggettificandosi all’idea e mai ponendola in discussione, come un religioso con l’idea di Dio, o almeno senza prendere in considerazione atteggiamenti di dimostrazione razionale e non solo intellettiva dell’idea, fa dell’ideologia. Confrontando l’ideologia in questa veste, essa va a coinvolgere il concetto di alienazione, ovvero di una situazione in cui l’essere umano si rende oggetto dei suoi prodotti, capovolgendo il rapporto normale di “uomo-soggetto verso le cose” in “cosa-soggetto verso l’uomo”. Dunque, se l’uomo pensa, parla e agisce in funzione non di sé stesso e del suo utile, ma in funzione di un prodotto mentale umano – nel caso nostro dell’idea –, sollevando tale prodotto a idolo e sviluppando di riflesso una conoscenza dogmatica, esso si aliena, cioè risulta essere diverso dal suo essere umano.

Gli idoli del giorno d’oggi sono i leader, le istituzioni, specie lo stato, la nazione, la produzione, la legge o l’ordine, e tutto ciò che è opera dell’uomo.

– Erich Fromm

L’uomo tende inconsciamente ad alienarsi facendo parte di una società dove è ridotto alla subalternità, dove si sente inerme e oggetto della macchina burocratica. Sono noti gli aumenti del tasso di suicidi per 100.000 persone, proprio nei Paesi più burocratici, ossia quelli in cui l’ordine costituito si sviluppa in una piramide sociale così acuta che il singolo risulta impotente. Non solo la Cina, che risulta al 57º posto secondo l’OMS, ma soprattutto in Corea del Sud, Kazakistan, Russia, Francia, Giappone; come se la stessa industrializzazione porti il benessere psichico dell’uomo a un’inevitabile caduta.

In ultima analisi, non è l’industrializzazione in sé, ma il modo dirigista con cui si afferma nella vita del singolo individuo. In questo modo, il capitalismo annulla l’individuo, schiacciandolo sotto ruoli imposti e una cronica frustrazione da impotenza di vivere come effettivamente un essere umano deve vivere: decidendo per sé e in funzione dell’utilità che la produzione industriale ha per l’uomo. L’elettore, votando, esprime una preferenza allo stesso modo che consumando e l’uomo svolge solo in queste occasioni l’euforia del potere di decidere per sé. Il capitalismo e la società burocratica distruggono l’apparenza stessa della Repubblica Democratica. Che differenza c’è tra una maglietta arancione e una verde? Che differenza c’è tra il PD e la Lega? Nessuna. Il pensiero politico diventa esso stesso un prodotto di consumo.

E in questo modo si erige a necessità imperitura e attuale la creazione di una società umana, dove l’uomo possa vivere la vita in tutto il suo splendore.

— Compagno Emanuele

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