Sanzioni, ICBM e atomiche: i complessi rapporti tra Corea e Stati Uniti

Negli ultimi giorni c’è stato un rinnovo dell’interesse mediatico sulla Corea del Nord, pari al raggiungimento di un blocco delle esportazioni nordcoreane, anche de iure da parte cinese. Questa ennesima sanzione comporterebbe le perdite di 130 miliardi ₩ (won nordcoreani), circa 1/30 del PIL annuale, ed è dunque un tentativo di frenare una crescita invidiabile del +3,8%, straordinaria se si considera l’economia sostanzialmente autarchica, coerente all’ideologia Jucheana. È quindi un duro colpo per la credibilità del libero mercato la realtà, che vede un’economia dirigista e altamente pianificata più efficacie di decenni di anarchia di mercato, votati, nonostante le riforme e le manovre, allo sfogo odierno nella più lunga crisi mondiale, tanto da far sorgere dei dubbi che sia effettivamente la definitiva crisi strutturale del capitalismo.

La Repubblica Democratica Popolare di Corea continua però a intrattenere scambi economici lungo la frontiera cinese, e in minor flusso anche russa, forte del fatto della minoranza etnica coreana nella provincia cinese dello Jilin, corrispondente all’incirca alla Manciuria sudorientale, e dei rapporti profittevoli da entrambe le parti: la Cina ha preso, all’approvazione del blocco sulle esportazioni nordcoreane, un’evidente posizione di facciata. La stessa Cina non ha ancora sciolto i 300.000 militari lungo la linea di confine nordcoreana, per un pronto intervento in caso di attacco americano, reso sempre più tangibile dalle posizioni sempre più minacciose e ipocrite dei media occidentali e del Presidente statunitense Trump. A Pechino infatti non giova la presenza americana che si verrebbe a creare a ridosso dei confini e su un importante territorio metallifero e l’unico con un giacimento apprezzabile di terre rare fuori il controllo dell’amministrazione statale cinese.

Traspare inoltre da ogni mezzo d’informazione come il popolo coreano sia definito «una nazione d’automi privi di sentimenti», quando la futuristica e imponente Phyŏngyang è piena d’emotiva umanità e accessibile con un Tupolev dell’Aeroflot o della Air Koryo da Mosca o Pechino, «comandato da istituzioni sanguinarie»; il primo modo di accettare la distruzione di una nazione è infatti disumanizzarla: chi mai proverebbe compassione o disperazione alla vista di alieni trucidati dall’umanissima aviazione droniana statunitense? Al contempo le stesse fonti d’informazione oscillano tra l’affermare erratamente come i nordcoreani siano presunti di essere alla fame e di definire, forse più azzeccatamente, la Repubblica tra il fiume Amnok e la Zona di Demarcazione come una pericolosa potenza nucleare dall’avanzata tecnologia.

E’ giunta infatti ieri dalla Korean Central News Agency, la principale fonte d’informazioni autorevoli nordcoreane all’estero, la capacità da parte della tecnologia militare della Corea del Nord di poter trasportare sui vettori disponibili in data odierna una testata nucleare capace di poter raggiungere Guam, sede di un’importante base statunitense, nonché di uno dei più celebri campi di rieducazione americani. La focosa reazione di Trump all’accaduto, oltre a provocare critiche interne allo stesso Partito Repubblicano, fa riflettere su quale effettivamente sia il regime bellicoso e al posto sbagliato: sembra infatti che sia colpa dei coreani di essere in Corea, e non degli americani sulla Penisola del Sol Levante, dove peraltro hanno avuto imponenti sconfitte in ambito militare.

L’apertura delle trasmissioni di un’emittente dalle dirette dipendenze del POTUS, a cui ogni voce contraria viene smentita come fake news, fa rassomigliare gli Stati Uniti d’America al grande pericolo dittatoriale stile 1984 col quale si definisce quotidianamente la Corea del Nord, quando le testate giornalistiche occidentali possono scrivere, senza remore, di fatti mai avvenuti, o, peggio, la disinformazione su Facebook che ha portato alla decantazione collettiva sui missili di cartone. Se l’indiscrezione del Post trovasse conferma, si tratterà di un trionfo per la Corea del Nord che in soli 11 anni, dal primo esperimento del 9 ottobre 2006, è riuscita a produrre un missile balistico intercontinentale ICBM con oltre 10.000 km di gittata in grado di trasportare una testata atomica. Così facendo, entrerebbe nell’annovero delle potenze nucleari tra Russia (7.000 testate), Usa (6.800), Francia (300), Cina (260), Gran Bretagna (215), Pakistan (140), India, (130), e Israele (80), e intanto i vertici militari statunitensi premono per un intervento armato dopo quello economico effettuato il 7 agosto.

Compagno Emanuele

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