Il dilemma sull’origine dei bronzi della Cina antica

Rapporto riassuntivo della conferenza della prof. Marija Sergeevna Chajutina «Trading routes between China’s great rivers and emerging regional élites during China’s Bronze Age»

Sono magnifici oggetti i bronzi cinesi, rinvenuti in quantità, qualità e fogge molto differenti, da fibbie dorate a enormi bacili per cucinare la carne. Ma oltre al loro valore inestimabile per la storia dell’arte e alla loro importanza per comprendere la struttura politico-religiosa della Cina pre-imperiale, si sono rivelati essere degli oggetti utilissimi anche per indagare l’interazione tra le varie società cinesi dell’epoca, ancora lontane dall’unità data solo nel 221 a.C. con le grandi conquiste del Primo Imperatore Qin. Nella Cina antica, esisteva comunque una successione di dinastie tradizionalmente ritenuta come principale, ma con le scoperte archeologiche dal 1949 in poi si è scoperto che tale linea dinastica non era l’unico fulcro di una cultura che si può definire “cinese”. Secondo la leggenda fondativa del cosiddetto “mandato celeste”, siccome l’ultimo re Shang, Zhouxin, si comportava dissolutamente ancora peggio dei suoi predecessori, senza governare ma dedicandosi alle donne e all’alcol in sfregio a un comportamento retto e morale, il Cielo diede il mandato a regnare a un clan più modesto e meritevole che viveva a ovest, tra le montagne, i Zhou. Così nel 1046 a.C., il re dei Zhou, Wu, nonostante fossero più spartani, meno raffinati e minori di numero, sbaragliò in battaglia Zhouxin, abbattendo la dinastia Shang e prendendo quindi il mandato a governare la Cina, concesso alla sua famiglia, che l’avrebbe detenuto, almeno formalmente, per sette secoli, fino all’unificazione condotta dagli eserciti di Qin e alla fondazione dell’Impero.

Ma per ora torniamo agli oggetti della questione: l’età del Bronzo in Cina, dal 2000 a.C. al 500 a.C. Al contrario dell’Occidente, nella Cina pre-imperiale i manufatti in bronzo sono un simbolo di potere religioso e politico, dettato dal fatto che la loro forgiatura avveniva quasi esclusivamente presso le corti regali dell’epoca, e la loro articolazione compositiva, con varie figure animali stilizzate e motivi geometrici, indicano il potere della dinastia regnante. A loro volta, i bronzi non erano tutti uguali, per quanto a un certo punto siano davvero prodotti in massa, ma ogni forma aveva una specifica funzione nei riti, ognuna con un nome, e presentavano spesso delle iscrizioni molto brevi di officio del rito. Il re, che era anche sciamano, officiava i riti e sacrificava cibi, animali e – in epoca Shang (XVI a.C.-1046 a.C.) – esseri umani prigionieri di guerra, agli dei a seconda del calendario o della necessità di ringraziarli per qualche avvenimento fasto, e gli oggetti di bronzo erano quindi concessi al tal aristocratico, in numero confacente al rango, per i meriti svolti. Addirittura, a cavallo tra Shang e Zhou, vengono prodotti veri e propri set di bronzi da consegnare agli aristocratici. Da tenere presente è che il modo di governo dell’epoca preimperiale è “feudale”, col re che di fatto governa solo il circondario attorno alla capitale, e il resto del dominio, che non è ben definito con confini netti, è governato da nobili locali che prestano giuramento e riconoscono l’autorità regale.

In particolare l’attenzione è stata rivolta al periodo della media età del bronzo, riferendosi dinasticamente quindi dalla media dinastia Shang fino ai Zhou occidentali, ovvero pressappoco dal XIV a.C al 771 a.C. Tuttavia, nonostante la destinazione d’uso relativamente limitata, il numero, il volume e il peso dei bronzi non è indifferente in quantità: per interi siti archeologici di epoca Shang, come Anyang, l’ultima capitale, i bronzi forgiati sono di una produzione all’incirca 1.000 tonnellate in 150-200 anni, vale a dire che ogni anno erano necessarie 5 tonnellate di metallo grezzo, 100 tonnellate di carbone vegetale prodotto da oltre 700 tonnellate di legna, e anche inenarrabili tonnellate di argilla per gli stampi, più il carbone vegetale atto a cuocerli. Al giorno, significa che ad Anyang erano prodotti in media 14 kg di bronzo, e per una produzione così sostenuta in periodo pre-industriale risulta necessario un numero ingente di materie prime per mantenerla.
Per indagare il problema dei rifornimenti è necessario prima analizzare la composizione chimica dei bronzi cinesi, che, al contrario dei bronzi forgiati altrove, contengono spesso una considerevole quantità di piombo. Il bronzo standard è una lega in maggioranza di rame (Cu) con una componente del 5-20% di stagno (Sn), il bronzo piombato contiene invece circa il 75-80% di rame, 10% di stagno e 5% di piombo (Pb); il rame piombato ha una percentuale di piombo di circa il 10%, e infine gli oggetti in rame puro che hanno una componente di stagno e piombo che si aggira tra l’1-2%.

Dovevano quindi arrivare alla capitale, che è nella Piana Centrale, questi tre metalli grezzi per poter essere fusi e produrre il bronzo. Dall’analisi chimica, si può infatti comprendere da dove geograficamente provengano i materiali. Il rame è largamente raggiungibile [immagine sopra], ma non da fonti direttamente vicine alle due capitali Shang dell’indagine, Anyang (Yinxu) e Zhengzhou (Erligang); infatti sono rintracciabili le fonti grazie a quattro tracciatori utilizzati nella chimica industriale per definire le aree di provenienza del rame. Questi, arsenico, antimonio, argento e nickel, sotto forma di impurità in proporzioni differenti fra loro, permettono di definire 16 diverse varietà di rame, che sono ritrovabili differentemente a seconda dei luoghi e del periodo di forgiatura dei bronzi, con una predominanza di alcune in certi periodi e siti di forgiatura, e di altre in altri periodi e siti, che indicano chiaramente come non fossero utilizzate esclusivamente o per la maggior parte le fonti estrattive più prossime ai luoghi di fusione del bronzo, ma che ci fosse uno scambio commerciale di dimensioni rilevanti tali da giustificare il ritrovamento di tipi di rame diversi nei bronzi. Lo stagno per di più ha un rifornimento ancora più remoto, avendo siti d’estrazione molto lontani, nell’estremo nordest e nel sud. Infine il piombo presenta dei dati interessanti, infatti, proveniendo dal decadimento di diversi isotopi radioattivi che si stabilizzano in quattro suoi isotopi, oltre alla variante comune e di relativamente facile approvvigionamento c’è anche una rara variante altamente radiogenica, che è rinvenuta nei bronzi soprattutto nel periodo pre-Anyang e Anyang (1750-1046 a.C.) e dopo quasi solo in manufatti non metallici, come il vetro. Questo indica quindi una specifica provenienza geografica nell’origine della fornitura del piombo, ad oggi è ancora incerta ma sicuramente identificata nel sudest della Cina, tra lo Yunnan e le aree montuose nell’alto corso del fiume Yangzi, molto lontano dall’epicentro dello stato Shang.

Di conseguenza, ora che abbiamo dato delle indicazioni generiche sulle distanze geografiche da coprire per creare i bronzi, possiamo vedere nel dettaglio come fossero organizzati i rifornimenti di materie prime, e quindi il commercio, tra la valle dello Yangzi, da cui proviene gran parte dei metalli grezzi utilizzati, e le forge Shang e poi Zhou nella Piana Centrale: ci sono degli agenti che commerciavano e interloquivano con i due poli, o delle catene di rifornimento tipo a testimone, lungo delle rotte commerciali.

È stato preso in esame il caso-tipo del sito archeologico del cimitero di Tianhu, a sud dell’attuale Henan, dell’entità politica Xi. Esso contiene 26 tombe risalenti al periodo tardo-Shang e primo Zhou occidentale, di cui 14 grandi tombe e 12 minori, orientate verso nord, con una fossetta sacrificale per un cane, e qualche sacrificio umano. Le tombe rinvenute sono molto ricche, con grande varietà di beni seppelliti, come bronzi – che indicano i rapporti con le città Shang –, giade, oggetti laccati e ceramiche. Il potentato viene chiamato “Xi” [] per due ragioni: il carattere è stato rinvenuto nelle incisioni su bronzo di undici tombe di Tianhu, indicando una linea ereditaria del potere; ci sono due bronzi Shang di Yinxu con scritto “息父己” e ossa oracolari (scapole bovine o carapaci di tartaruga forate e arroventate per chiedere agli antenati, tramite tra uomini e divinità, la volontà divina, ponendo delle domande sì-no che venivano scritte in caratteri direttamente sulle ossa). Tutto questo testimonia i rapporti della corte regale Shang con una cosiddetta “contea di Xi” [Xibo, 息伯]. Nelle tombe, di particolare rilevanza, il corredo è sincretico fra dei costumi funerari tipicamente Shang, con degli elementi di forma e decorazione locali nei bronzi, ceramiche locali e altri oggetti vari che vengono dalla regione circostante Tianhu. Inoltre, la caratteristica ereditaria del nome nelle tombe e la loro datazione indicano come il potentato fosse durato per circa 200-230 anni, con un’espressione culturale pienamente autoctona, connesso agli Shang, visto che sono rinvenute prove del fatto che riparassero i bronzi con tecniche locali, ma non ci sono forge, e molto ricco.

Al riguardo, è necessario vedere l’evoluzione dell’area della contea di Luohe dal periodo neolitico. Infatti, gli insediamenti neolitici qui rinvenuti sono in misura e grandezza maggiore nella bassa valle dei fiumi, nelle aree pianeggianti presso il fiume Huai e molto adatte all’agricoltura. Ma gli insediamenti del periodo Shang vedono come un arretramento degli abitati sulle montagne boscose, nell’alto corso dei fiumi nelle valli tra Yangzi e Huai, dove l’agricoltura è più difficile e meno prospera, ma i villaggi sono tanti, piccoli e interconnessi, non con una grande popolazione, ma Tianhu era un luogo ricco, con le tombe, le uniche del periodo tardo-Shang nella contea di Luohe, dai corredi sfarzosi, perciò la ricchezza non viene dal lavoro agreste. Peraltro, la connessione tra Anyang e Tianhu è sottolineata non solo dalla forma, funzione e origine dei bronzi e dalle citazioni Shang della contea di Xi, ma anche dalla loro composizione dei bronzi: analizzando se il piombo contenuto sia comune o altamente radiogenico, si vede come combacino molte caratteristiche degli isotopi considerati. Nell’analisi è da tenere in mente come, per limiti amministrativi, non ci siano scoperte a est dello Zhuganhe, che scorre abbastanza diritto in direzione sud-nord e ha la valle più lunga ed accessibile nell’area considerata – una possibile via di comunicazione dell’epoca.

Quindi, da un punto di vista più esteso, attraverso il programma GIS di studio e manipolazione dei dati geografici, si osservano le vie di comunicazione praticabili tra le miniere di rame di Tonglüshan e Tongling, a sudest di Wuhan, i principali siti Shang, vale a dire Panlongcheng (oggi un sobborgo di Wuhan) a sud, Zhengzhou e Anyang a nord, e gli inspiegabilmente prosperi villaggi montani di Tianhu e del più settentrionale Runlou.

  1. Il primo esperimento è il collegamento diretto di Tonglüshan con Zhengzhou, capitale di epoca prima e media dinastia Shang: il percorso pedonale più veloce passa per Panlongcheng e poi prosegue verso la valle adiacente a quella di Tianhu, che ancora non esiste. Ma è da notare come la via pedonale più breve è quella che passa per Tianhu tagliando fuori Panlongcheng.
  2. Il secondo esperimento è la connessione di Zhengzhou con Panlongcheng, che passa per due vie. A comprova di ciò, sono i bronzi singoli rinvenuti fuori da Panlongcheng, dove c’erano dell’élite che li usavano, lungo le valli fluviali: questi ritrovamenti possono essere collegati col traffico commerciale lungo questi fiumi: lungo la valle del Fuhe, verso i monti Qinling e la piana del fiume Wei, in area proto-Zhou, e lungo la valle dei Sheshuihe e Zhuganhe – dove sorgerà Tianhu, che porta direttamente a Zhengzhou.
  3. Il terzo esperimento consiste nel collegare Tonglüshan con Anyang, capitale di epoca tardo Shang, il cui percorso pedonale più veloce passa ancora per Panlongcheng, ma quello più breve passa per Tianhu, tagliando fuori il precedente insediamento. Panlongcheng infatti decade in quest’epoca, e sorgono prosperosi centri commerciali, come Tianhu e Runlou (in cui sono state rinvenute altre sepolture molto ricche), attraversando i monti Dabie, ma risulta conveniente viaggiare risalendo in parte lo Yangzi, fino pressappoco all’attuale Wuhan, e sorge quindi la città di Guoyanju (nell’area di Lutaishan, scoperta nel 2020), che conferma la teoria delle rotte commerciali fluviali tra nord e sud.
  4. Infine, il quarto esperimento, collegando l’area mineraria di rame attorno all’attuale Changsha (Hunan), con Anyang: calcolando l’intero percorso, la via più breve e la più veloce tagliano via sia Guoyanju che Tianhu, ma considerando il percorso più efficiente in intervalli brevi, ragionevoli considerando un’andatura media dell’epoca di circa 3 km/h e una probabile presenza di molti intermediari che passano le materie prime “a staffetta” invece che una filiera diretta, il percorso passa di nuovo su quello del terzo esperimento.

Alla fine, la contea di Xi e Tianhu declinano progressivamente quando nel 1046 a.C. i Zhou conquistano gli Shang e spostano quindi il centro economico e produttivo dei bronzi dalla Piana Centrale alla valle del fiume Wei, più a ovest di centinaia di chilometri, rendendo inutilmente lungo il percorso passando per Tianhu e col graduale riorientamento di nuovi percorsi commerciali dalle fonti minerarie verso nordovest.

Dunque, per capire la natura e le funzioni di Xi, risultano interessanti i lavori sulla fornitura di materie prime e risorse nell’Età del Bronzo in Europa, con ad esempio il rame dell’Italia Settentrionale trovato fino in Danimarca, e lo stagno del sud dell’Inghilterra necessario per forgiare i bronzi fino in Grecia, o la via dell’ambra dal Baltico al Mediterraneo, e così via. È ragionevole pensare quindi che ci fossero delle filiere simili anche nella Cina dell’età del Bronzo, con dei punti “a collo di bottiglia” dove avveniva lo scambio, come anelli in una lunga catena di forniture. La centralità di tali luoghi commerciali induce delle élites locali a emergere che creano dei piccoli potentati, sia dei domini personali o delle linee ereditarie per rendere sicuro il commercio nell’area – fonte di sostentamento per queste formazioni politiche. Al riguardo la prof. Chajutina ha scritto una pubblicazione in cinese da cui verrà un volume di prossima pubblicazione (2021-22) in inglese.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.