Piccola presentazione del Leninismo, versione per il 146esimo anno dalla nascita di Lenin

PICCOLA PRESENTAZIONE DEL  LENINISMO – VERSIONE ALLUNGATA PER IL 146esimo ANNO DALLA NASCITA DI LENIN 

Salve a tutti, qui è Compagno Matteo che vi parla, e oggi, oltre ad essere meno aggressivo del solito, voglio illustrare una corrente del comunismo fra le più importanti e che ha influito spesso sulle mie considerazioni e sui miei pensieri: il leninismo. Il fondatore di questa linea di pensiero fu Lenin, che trasse notevole ispirazione dal marxismo più classico. Questa corrente di pensiero portò, dopo la rivoluzione russa del 1917 all’instaurazione ed alla creazione del gigante sovietico: il PCUS o più comunemente chiamato CCCP, il partito dato dalla teoria dell’avanguardia  esterna (o leninista) descritta sul “Che Fare?” di Lenin, ovvero la separazione di massa e partito (idea originale anche se degenerata nella “dittatura del partito sul proletariato”) . La vera svolta “democratica” si ha nella organizzazione politica, con l’invenzione del SOVIET (anche se limitati dall’azione del partito).
Chi erano questi famigerati soviet, quale era il loro ruolo?
Le risposte sono servite.
Fondamentale nel pensiero di Lenin è l’idea di partito. Lenin sosteneva che il proletariato potesse aspirare ad una rivoluzione per mezzo degli sforzi di un partito comunista che si assumesse il ruolo di “avanguardia rivoluzionaria”. Lenin credeva altresì che un partito del genere potesse portare a termine i propri obiettivi soltanto attraverso una forma di organizzazione disciplinata nota come “centralismo democratico”, dove gli esponenti del partito discutono liberamente le varie proposte ma si impegnano a non contestarle una volta sancite. Questo partito avrebbe dovuto essere costituito da militanti di elevato livello politico, dediti alla politica a tempo pieno (“rivoluzionari di professione”).Questo partito avrebbe dovuto essere strettamente legato al movimento operaio, intervenendo coscientemente nel movimento sindacale riformandolo (inclusa la partecipazione alle elezioni parlamentari, quando opportuno, la quale tuttavia era per Lenin, in contrasto con gran parte delle socialdemocrazie europee, solo uno dei molti terreni di intervento politico e neppure il più importante) per costituirsi come partito dirigente della classe operaia (partito che degenerò e, da “dirigente” divenne dittatore, anche se, nella teoria leninista non dovrebbe accadere).
Nella visione di Lenin, il processo rivoluzionario che deve condurre all’instaurazione di una repubblica socialista mondiale (di cui l’URSS avrebbe rappresentato il primo embrione) e ha un carattere internazionale. In effetti per Lenin è proprio la maturazione delle condizioni per l’abbattimento del capitalismo a livello globale che rendono possibile la rivoluzione sociale anche in un Paese arretrato come la Russia. Dal punto di vista della gestione del capitale nel leninismo si seguono quasi alla lettera gli insegnamenti di Marx ( storicamente sembra che Lenin, prima col comunismo di guerra poi con la NEP, volesse volutamente non cadere nel capitalismo di stato).

Passiamo a cosa realmente rimase di leninista sotto il governo di Stalin ovvero parliamo dei gulag, che lo stesso Lenin ideò e mise in atto. I gulag, tristemente famosi, persistettero fino a metà degli anni cinquanta, comportando cifre esorbitanti di morti.
Sarò pure di simpatie leniniste, ma i gulag non li perdono: non ammetto che un essere umano venga sfruttato fino alla morte in condizioni estreme solo perché ha un pensiero diverso dal mio, poiché COMUNISMO significa ACCETTAZIONE, infatti i gulag furono ampliati nella loro malignità dall’uomo di acciaio: Stalin, infatti i gulag leninisti erano decisamente meno depravanti della dignità umana.
La differenza del leninismo nei confronti del marxismo-leninismo sono talmente visibili che, guarda   caso ci sarebbero molte teorie sull’implicazione  di Stalin in un possibile avvelenamento dello stesso Lenin (ricordiamo la frase di quest’ultimo “Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza”), provocandogli una rarissima emorragia celebrale. Infatti è stato ritrovato da uno storico di Pietroburgo negli archivi del Comitato centrale, un biglietto del 1923 in cui Stalin scrisse: «Il 17 marzo, nel più gran segreto, la compagna Krupskaja (moglie di Lenin) mi ha comunicato una richiesta a me diretta: «Lenin mi chiede di assumermi la responsabilità di trovare e somministrargli una dose di cianuro di potassio. Non mi è parso possibile rifiutare e ho risposto: “desidero assicurare Vladimir Iljic che, quando sarà necessario, farò senza esitare ciò che mi ha chiesto”». Ma Stalin aggiunse nello stesso biglietto: «Non ne ho la forza e devo declinare questa missione, per quanto umana e necessaria possa essere. Ne informo quindi i membri del Politburo ». Sembra di comprendere che, secondo lo storico russo, quella frase («non ne ho la forza») fosse soltanto l’alibi di cui Stalin aveva bisogno per mascherare le sue intenzioni.
Con questo spero di avervi illustrato al meglio quali idee mi ronzano in testa, ho dovuto riassumere molto, perché se volessi parlare di leninismo con ancora più accuratezza penso che una vita non basterebbe.

Fonte usata per le parole dello storico: http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Maggio_27/LA-FINE-MISTERIOSA-DI-LENIN-E-LA-MANO-OCCULTA-DI-STALIN_05967576-a7ca-11e1-988e-2cac10a9ea60.shtml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.