1964–2020. Little Race Riot

— Manuel

Sembra un dejavu, 56 anni dopo la storia si ripete e fa più male che mai. Il tempo sembra congelato in quell’immagine che Andy Warhol ci ha consegnato nel suo lavoro Little race riot tristemente attuale. 56 anni dopo torniamo a parlare di un tema che purtroppo non è mai scomparso ma al contrario è presente quotidianamente in forme sempre nuove e subdole che sfociano, talvolta, in atti disumani come quelli successi pochi giorni fa in America.

Il maestro della Pop Art già denunciava la natura razzista della società americana negli anni ’60 con lavori che fanno parte della serie La morte in America (Death and Disaster) che volevano mettere in luce il lato oscuro e contraddittorio di una società che puntava a regalare a chiunque “il sogno americano” ma che quel chiunque doveva essere sinonimo di uomo bianco e borghese.
Troppo spesso la Pop Art è stata classificata come un’arte superficiale e schiava dell’industria culturale dell’immagine di consumo ma se si esegue un’analisi più approfondita si può comprendere come dietro a quella freddezza, voluta dall’artista, ci sia un lavoro volto ad aprire uno spazio di riflessione critico. Temi come la morte o la violenza venivano proposti in tutte le prime pagine dei giornali in un’ottica di attrazzione volta al consumo dello stesso. Warhol comprende che temi così forti e drammatici se proposti continuamente e compulsivamente perdono il loro impatto scioccante perchè si va incontro alla mitridatizzazione, ovvero l’assuefazione e immunizzazione che porta alla banalizzazione di notizie dal carattere drammatico. Warhol, capiamo bene, ci propone una diagnosi di strordianaria lucidità sulla comunicazione di massa e ci propone, attraverso queste opere così fredde e impersonali, copie di ciò che la comunicazione ha già mostrato ma introducendoci in uno spazio di riflessione critico. Questo focalizzarci sulla singola immagine permette allo spettatore di non scorrere in modo veloce e disinteressato notizie racapriccianti ma di far focalizzare l’attenzione sulle stesse in un’ottica di meditazione che porta a una riflessione più generale sulla società e sulla contemporaneità. L’immagine non muore più velocemente, in una società dinamica e consumista, ma viene così analizzata e pensata in un tempo che va a dilatarsi diventando il tempo della critica.

Ecco che ora possiamo comprendere un lavoro, che insisto essere tristemente attuale, come quello di Little race riot dove ci invita a dedicare il tempo della critica a un’immagine che mostra dei poliziotti che aizzano il cane lupo contro un manifestante nero. Un razzismo che porta il nostro pensiero a George Floyd e a tutti coloro i quali vivono ancora oggi disparità sociali e razziali particolarmente vive in America ma presenti ovunque e con forme sempre differenti. Warhol tinge la ripetizione con i colori della bandiera americana quasi a identificare quest’anima razzista col suo paese d’origine.

Per fortuna non siamo alla fine della storia, cambiare si può e si deve. La pandemia Covid-19, con il suo portato drammatico di vite perdute e e di sofferenze indicibili, deve rappresentare un occasione da non perdere per cambiare le nostre vite, per contrastare il razzismo, la xenofobia, il fascismo, per edificare una società fondata sull’uguaglianza, la solidarietà, l’esercizio universale dei diritti sociali e politici. Un altro mondo è possibile, un nuovo modello di sviluppo socialmente ed ambientalmente compatibile che superi sfruttamento e disuguaglianze sociali. Insieme si può!

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