Francia: la legge El Khomri, ovvero il Jobs Act Lite

L’altro ieri si è consumato un nuovo bollettino di guerra sulle strade di Parigi ,causa la giusta mobilitazione popolare indetta da studenti e sindacati contro la riforma del Codice del Lavoro in Francia, già soprannominato qui in Italia il “Jobs Act Francese” per i suoi punti comuni con la tanto odiata legge sul Lavoro italiana; infatti, secondo la Cgt , il principale sindacato di Francia, a Parigi hanno sfilato 60mila persone per contrastare l’approvazione di questa tanto discussa legge.  
Quest’ultima riforma proposta dal governo di François Hollande è soprannominata ‘Legge El Khomri’ dal nome della ministra del lavoro, Myriam El Khomri. L’osservatore rimane assai colpito dalla misera divulgazione mediatica che la sopracitata legge ha avuto nei vari programmi di informazione italiani rispetto a programmi simili tedeschi o spagnoli; prima di ragionare sul perchè la nuova legge francese non viene esposta e argomentata il minimo indispensabile affinchè il cittadino italiano medio capisca in che cosa consista vorrei,innanzitutto,analizzare la El Khomri, riforma che,secondo il governo francese, aumenterebbe il tasso di occupazione nazionale
Ridotto ai suoi minimi termini,il decreto consisterebbe nel facilitare i licenziamenti, ridurre i ricorsi davanti al giudice causati da questi ultimi e aumentare la flessibilità del mercato del lavoro.  Infatti il progetto di legge prevede  lo sfondamento definitivo del tetto delle 35 ore lavorative settimanali,orario lavorativo invidiato da molti paesi Europei e non Europei. Attraverso un accordo aziendale sarà possibile arrivare a 12 ore giornaliere e a 46 settimanali, anche per i contratti part-time il limite delle 24 ore settimanali viene superato.La dirigenza aumenta notevolmente la sua forza contrattuale, un provvedimento potrà essere imposto in azienda tramite referendum anche contro la volontà del 70% dei sindacati, ciò significa che un imprenditore potrà far leva sull’appoggio dei sindacati filodirigenziali anche quando questi rappresentano una minoranza dei lavoratori. Non sarà più necessaria una motivazione economica per attuare i piani di ristrutturazione del personale (ovvero licenziare), inoltre il lavoratore che rifiuterà, per ragioni economiche, una decurtazione del suo salario potrà essere licenziato per ragioni personali e per tanto non avere diritto a beneficiare dell’indennità di disoccupazione;  restano le ore di straordinario, ma il loro pagamento verrà abbassato al 10% minimo di retribuzione. Inoltre il decreto sul Lavoro colpirà indistintamente tutte le classi popolari, poichè questa legge costerà di più del codice attuale, quindi per via  dei licenziamenti “incentivati”questa legge sarà più costosa per la comunità.  Dopo i continui scontri il primo ministro Manuel Valls ha promesso che l’articolo sui licenziamenti sarà riformulato «al fine di evitare che i grandi gruppi possano provocare artificialmente difficoltà economiche nei loro stabilimenti francesi per giustificare i licenziamenti» ma, fin’ora,non si è visto alcun miglioramento a proposito, nonostante le due revisioni  fatte alla Legge El Khomri. Con queste continue revisioni il governo  cerca di avvicinarsi i sindacati più riformisti  infatti,già dopo la prima di queste, i sindacati  della CFDT o dell’UNSA hanno abbandonato il campo, dividendo il fronte sindacale e riuscendo ad ottenere dichiarazioni favorevoli alla legge anche dai sindacati  CFDT, CFTC e CGC, che  si sono pur vantati di aver contribuito a migliorare il progetto di legge con la seconda revisione. Gli unici sindacati che continuano a lottare per questa giusta causa sono la CGT, Solidaires, FSU, CNT-SO, LAB, assieme a molti circoli studenteschi di sinistra e,con la loro iniziativa congiunta, stanno raccogliendo molte adesioni. Dopo avervi fatto questo breve riassunto su che cosa comporta la Legge El Khomri e sulle sue evoluzioni vorrei fare un breve ragionamento sulla questione principale del nostro discorso: perchè in Italia di quest’argomento se ne sa ben poco? Semplicemente per non incitare a sommosse e manifestazioni,e ora vi espongo il perchè : quando si sente dire che la Legge El Khomri è il Job Act Francese l’italiano medio accosta le manifestazioni a Parigi alle manifestazioni sindacali a Roma poco tempo fa (al massimo può dire che i francesi non lasciano far nulla al governo se non col loro consenso,dando così sfoggio di una partecipazione politica ormai sognata qui in Italia)quando invece non sa che i francesi si battono per un’ingiustiza assai minore rispetto a quella fatta dal nostro attuale governo col suo Jobs Act! Non si vuole far capire che il nostro caro decreto sul Lavoro è il parossismo dell’igiustizia sociale! Per capire le differenze sostanziali tra la legge El Khomri e il Jobs Act ci facciamo aiutare da una recente intervista al professor Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore scientifico del centro studi Adapt. Sebbene questa legge è ancora imperfetta e ingiusta il governo  ha “una maggiore apertura alle parti sociali e per l’importanza data alla contrattazione collettiva”,difatti in Francia il dialogo sociale è considerato un valore al contrario dell’Italia  cui governo considera il sindacato come un impiccio e un male. Inoltre, la Legge El Khomri pur avendo,come il Jobs Act,il fine di togliere spazi di incertezza interpretativa nel codice del lavoro (dando così meno potere ai giudici di legittimare o meno un licenziamento facendo così il gioco del dirigente)è stata a lungo discussa da esperti e parti sociali, al contrario del Jobs Act dove “all’improvviso sono comparsi una legge delega e dei decreti attuativi scritti a tavolino”.   
Quindi è ora di dire basta! Basta alla speculazione economica del governo sulla pelle di ognuno di noi! Basta essere un popolo di capre! Il nostro nichilismo favorirà solamente la crescita di questi apparati di governo composti da parassiti! Dobbiamo prendere l’esempio dai francesi e dire basta!  -Compagno Elia

Fonte usata per la descrizione su che cosa consiste la  legge (alcune righe centrali) :  http://www.rivoluzione.red/francia-no-alla-el-khomri-e-solo-linizio/

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