Fidel Castro – A tre anni dalla scomparsa del Líder Máximo.

Fidel Alejandro Castro Ruz scomparve tre anni fa nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2016, se ne andò dopo ben 90 anni di vita che hanno lasciato alla sua morte uno spartiacque tra chi l’amò e chi l’odiò. Quel che fu chiaro subito a tutti era che ad andarsene era un gigante della storia del secolo scorso. La commozione di milioni di persone in tutto il mondo per la sua morte è testimonianza della grande popolarità del suo personaggio, mentre i grandi festeggiamenti che si svolsero in Florida e altrove non sono che l’eco di 638 tentavi falliti di assassinarlo da parte dei suoi numerosi nemici. I più di quest’ultimi si conoscono anche tra di loro e hanno un club di amici anticomunisti denominato CIA.

Fidel nacque nel agosto del 1926 a Birán, a Cuba, terzogenito di sette figli, da un padre galiziano e piccolo proprietario terriero e da una madre cubana proveniente da una modesta famiglia delle Isole Canarie. All’età di 8 anni venne battezzato e mandato, con i suoi fratelli più grandi, a Santiago de Cuba a studiare dai gesuiti e proprio quest’esperienza lo indusse a diventare ateo. Contemporaneamente, da giovane, mentre praticava molto sport e si dedicava allo studio della geografia e della storia, viveva quotidianamente le condizioni di vita disagiate sia dei campesinos che degli abitanti di Santiago.
Crescendo Fidel studiò la storia del suo paese. Nel 1945 iniziò a studiare legge all’Avana e presto si unì al movimento studentesco di protesta sotto ai governi di Machado e Grau. Forte del suo sempre più determinato anti-imperialismo, Castro entrò nel Comitato universitario per l’indipendenza di Puerto Rico, e si opponeva al intervento statunitense nei Caraibi.
Divenne una delle teste del movimento studentesco e universitario cubano, e teneva rapporti con molte forze della sinistra cubana tra cui il Partito Socialista Popolare (PSP), il Movimento rivoluzionario socialista (MSR) e l’Unione rivoluzionaria insurrezionale (UIR). Ma le sue idee erano più che altro influenzate da quelle di José Martì e di Simón Bolívar, e nel 1947 si unì al neonato Partito Ortodosso al cui interno si spaziava dalla sinistra liberale ad istanze progressiste e filo-socialiste. I principi cardine di questo partito erano il patriottismo cubano e l’anti-imperialismo.
Nel 1948 si sposò con Mirta Díaz Balart, una studentessa di una ricca famiglia con la quale andò in luna di miele per tre mesi a New York. In quegli anni, mentre continuava a studiare legge e a muoversi nelle lotte politiche cubane facendo anche viaggi per l’America Latina sfuggendo alle persecuzioni, fu molto influenzato dalle letture di Vladimir Lenin, Karl Marx e Friedrich Engels. Nel settembre del 1949 Mirta partorì il loro primo figlio, Fidelito, e nel frattempo Fidel si era unito al Movimento 30 settembre, dove erano uniti i comunisti e i membri del Partito Ortodosso. Fidel infatti, nonostante il suo avvicinamento al marxismo, vedeva ancora nel Partito Ortodosso l’unica speranza per Cuba ed era presente quando durante una trasmissione radio, il segretario del partito Eduardo Chibás, si sparò uccidendosi. Fidel ed altri lo accompagnarono al ospedale dove morì. Nel 1950 Fidel si laureò in legge.
Castro fondò uno studio legale con due colleghi, il tema principale era affermare i diritti dei cubani più poveri. Ben presto però ci fu un fallimento finanziario. Fidel non pagò le sue fatture; i suoi mobili vennero pignorati e l’elettricità interrotta.

Nel 1952 Fulgencio Batista prese il potere con un colpo di stato che cancellò le elezioni, soppresse i sindacati, perseguitò con la violenza i partiti socialisti, militarizzò l’isola, solidificò i legami con la ricchissima élite cubana e con gli USA, spostò le politiche economiche ulteriormente verso l’estrema destra liberista e instaurò un governo di ricchi corrotti e gerarchi militari che rispondeva a comando al governo statunitense. Batista definiva il nuovo assetto statale «democrazia disciplinata», per Fidel Castro era una dittatura vera e propria che in breve tempo rivelò tutta la sua violenza.
Denunciò numerose volte il golpe e le violazioni della costituzione cubana di questo, ma non servì a niente. Insoddisfatto dell’opposizione non violenta del Partito Ortodosso, Castro diede vita a un gruppo noto come “Il Movimento”, costituito da un comitato civile e militare e organizzato in un sistema di cellule clandestine; ogni cellula includeva 10 membri, che crearono un opposizione armata al regime di Batista. Insieme a Fidel alla testa di questo gruppo di circa 1200 persone, suo fratello minore, il comunista Raul Castro.
Il 26 luglio 1953, Castro insieme a 165 rivoluzionari, assaltarono la caserma Moncada a Santiago de Cuba per tentare di indebolire l’esercito nazionale e per reperire armi con cui dare inizio alla lotta armata sulle montagne. L’attacco andò male e 61 rivoluzionari morirono nei combattimenti mentre 40 vennero catturati, di cui poi 22 vennero torturati a morte. Fidel ordinò la ritirata e lui, Raul ed altri riuscirono a scappare. Tentarono di fuggire sulle montagne della Sierra Maestra ma pochi giorni dopo vennero catturati dal esercito di Batista, alcuni furono giustiziati sul momento ed altri tra cui Castro, furono portati in prigione a Santiago de Cuba. Anche in carcere gli omicidi e le torture continuarono. Fidel andò a processo e dovette farsi avvocato di se stesso avvalendosi dei studi di legge. Scrisse moltissime pagine in cella, le imparò praticamente tutte a memoria e si presentò in tribunale senza. Pronunciò il suo discorso di difesa, un discorso che durò 3 ore ininterrotte che da discorso difensivo si trasformò presto in un accusa al governo golpista corrotto cubano ed ai suoi metodi, discorso che terminò con la frase più celebre:

Condannatemi pure, la storia mi assolverà!

Negli anni successivi, in carcere, nonostante l’isolamento, Castro riuscì a creare un gruppo tra i prigionieri, confinati nella Isla de los Pinos, e riuscì sopratutto, dalla prigione, a coordinare in tutta Cuba il Movimento 26 Luglio. Lo faceva scrivendo i messaggi nelle bucce di cipolla, nelle scatolette di fiammiferi, col succo di limone e riuscì a portare avanti dal carcere un sistema di coordinamento e comunicazione gigantesco, così che fuori il M26L condusse nella clandestinità una enorme e portentosa rivoluzione culturale dal basso, creandosi un grandissimo appoggio popolare. Sarà grazie ai frutti di questa rivoluzione culturale clandestina che, anni dopo, i castristi riuscirono a vincere la rivoluzione. In carcere Castro continuò a leggere e studiare, da Marx a Mao, da Kant a Freud.
Nel 1954 ci furono le elezioni presidenziali ma l’unico candidato era Batista, che quindi vinse a tavolino. Per festeggiare le elezioni e su consiglio anche degli Stati Uniti, Batista concesse l’amnistia a prigionieri politici tra cui anche Fidel Castro e i suoi compagni, ma questi li esiliò. Fidel intanto si era divorziato e in quel periodo ebbe relazioni con altre due donne ed ebbe un figlio con entrambe. Molti compagni di Fidel furono esiliati in Guatemala dove al governo stava il populista di sinistra progressista Arbenez, e questi esuli cubani presto fecero la conoscenza di un giovane medico argentino comunista di nome Ernesto Guevara. Uno di questi cubani, Antonio “Nico” Lopez (che morirà durante l’attacco a Alegria de Pio), diede ad Ernesto il soprannome “Che”, per via del fatto che come ogni argentino Ernesto usasse in continuazione l’intercalare “che”. Fidel e Raul finirono in Messico. Con un colpo di stato militare durato giorni, gli USA abbatterono il governo guatemalteco di Arbenez, e gli esuli cubani, insieme al Che l’argentino e sua moglie Hilda Gadea, fuggirono in Messico. Fu lì che Fidel Castro e Che Guevara si conobbero. Quella con Guevara fu una grandissima amicizia per Fidel che andò presto oltre l’interesse politico e fra i due vi fu sempre un fortissimo legame di fratellanza e amicizia. Tant’è vero che tra le ultime parole di Ernesto Guevara prima di morire disse:

Addio Aleida, figli miei, Fidel fratello mio.

In Messico Fidel e i suoi uomini si addestrarono. Che Guevara doveva essere solo medico ma partecipò comunque agli addestramenti ed in seguito fu indicato come il migliore dei soldati. Il 25 novembre salparono sul Granma, uno yacht contenente 81 rivoluzionari tra cui Guevara, Camilo Cienfuegos e il partigiano italiano Gino Donè Paro. Il viaggio non fu facile, sbarcarono il 2 dicembre a la Playa de Las Coloradas in una zona paludosa nel cui fango persero diverse casse di munizioni, equipaggiamenti e armi. Tre giorni dopo lo sbarco vennero subito attaccati dal esercito cubano, a Alegria de Pio, la battaglia durò a lungo e senza tregue, alla fine i rivoluzionari erano stati decimati e ridotti da 81 a 12. Di questi 12 guerriglieri, 11 in quel momento si dettero per sconfitti, mentre 1, Fidel, era determinato a continuare a combattere. Gli diedero del pazzo e lo seguirono fin su sulla Sierra Maestra, dove si unirono il giorno successivo alcuni contadini portando il numero di guerriglieri a 17. Questi 17 uomini diedero il via alla rivoluzione cubana. Nel tempo sulla Sierra si formarono colonne di centinaia e centinaia di persone armate che combattevano la dittatura, e nelle città a migliaia lottavano. Una rivoluzione che coinvolse tutto il martoriato popolo cubano.


Il resto della storia è ben più nota e mi dilungherei anche troppo nel raccontarla qui, dove ho voluto raccontare un altro Fidel Castro spesso dimenticato.

— Compagno Grimm

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