Eddi Marcucci: alcuni delitti, alcune pene

Eddi Marcucci, denunciata per infrazione della sorveglianza speciale, ora rischia il carcere per una legge fascista da cui non riusciamo a liberarci.

— Laura, Andrea P.

Il 16 settembre la partigiana Eddi Marcucci ha partecipato assieme a Zerocalcare all’incontro “Pordenonelegge”, il noto festival letterario, per condividere le loro rispettive esperienze in Kurdistan: lei come combattente e lui come reporter.
Tanto è bastato a fare scattare nei confronti di Eddi la denuncia per violazione della sorveglianza speciale, che già ha colpito duramente le sue libertà sin dal quando è tornata in Italia.
Da quasi due anni non le è infatti permesso partecipare a riunioni pubbliche, rientrare a casa dopo le 21, uscirne prima delle 7, avvicinarsi a locali pubblici dopo le 18 ed altro ancora.
Nei casi di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si può rischiare una pena di durata da un anno a cinque.

A scatenare l’ira della DIGOS, non è stata tanto la violazione delle restrizioni che le sono imposte, quanto ciò che pensa e racconta pubblicamente soprattutto durante grandi eventi culturali e liberi.
A quasi due anni dal giorno della sentenza, le istituzioni e la magistratura continuano a tacere o ad indicare come potenziale terrorista, non solo Eddi ma chiunque si faccia portatore delle idee della solidarietà e dell’antifascismo, i cardini della nostra Costituzione. Una carta che solo a parole ripudia il totalitarismo ma che ne fa uso, evidentemente, quando in gioco ci sono personaggi scomodi o addirittura ribelli. Ci riferiamo al Codice Rocco, il corpo di norme del diritto penale (redatto nel 1930 da Alfredo Rocco, Guardasigilli del Governo Mussolini), ancora oggi in vigore.

Nonostante abbia subito profondi cambiamenti a seguito della caduta del fascismo, il Codice Rocco presenta ancora articoli dal carattere repressivo e che minano la libertà personale e d’opinione dell’individuo e allo stesso tempo possono essere usati, ampiamente manipolati, da parte della Magistratura in base all’imputato.
Eddi è ancora una volta vittima di un sistema giudiziario che continua, come nel Ventennio, a colpire chi lotta per il bene comune e la stabilità sociale. Non dimentichiamo nemmeno i nomi di Dana e Stella (del processo “Oggi paga Monti”), Nicoletta Dosio, Emilio Scalzo, Giovanna Saraceno (attivisti No Tav) e Turi Vaccaro (attivista No Muos), compagni arrestati o perseguitati dallo Stato per i loro ideali e per le loro lotte giuste e nobili contro gli abusi del Potere, e di tutti coloro che in Kurdistan e nel mondo hanno combattuto per difendere la libertà anche di questo Sistema a loro irriconoscente.

A Eddi Marcucci e a tutti loro vanno la nostra piena solidarietà e, come sempre, il nostro ringraziamento.

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