Il vaccino modifica il DNA? Spiegazione di una fake news no vax

-Compagno Francesco

Su Facebook e Twitter circolano messaggi in cui si afferma che un nuovo studio “ha dimostrato” che il vaccino Pfizer contro il COVID-19 modifica il DNA. Ma queste affermazioni sono false. Il lavoro a cui si riferiscono questi utenti, condotto dall’Università di Lund, in Svezia, non ha dimostrato che il DNA venga modificato poiché si tratta di uno studio con molte limitazioni.

Il vaccino Pfizer, come quello di Moderna, si basa sulla tecnologia dell’RNA messaggero o mRNA, che contiene le istruzioni per sintetizzare una proteina del coronavirus SARS-CoV-2, la proteina S. Quando l’mRNA entra nelle nostre cellule, viene prodotta questa proteina, che in seguito è riconosciuta dal nostro sistema immunitario e genera le difese immunitarie. Così, in caso di contagio, il nostro corpo saprà difendersi.
Lo studio svedese ha analizzato se l’mRNA del vaccino, una volta entrato nella cellula, può diventare DNA.
Il DNA è il nostro materiale genetico, ma oltre a questo è un tipo di molecola che, come l’mRNA, è composta da “pezzi” chiamati nucleotidi. In condizioni specifiche, una molecola di RNA può essere convertita in una molecola di DNA. Ma questo da solo non significa che possa svolgere le sue funzioni di materiale genetico.
Inoltre, non significa che questa molecola di DNA di origine esterna possa modificare il DNA delle nostre cellule. Lo studio non fornisce alcuna prova di ciò. Nemmeno in vitro. Perché ciò avvenga, il DNA proveniente dall’mRNA del vaccino dovrebbe entrare nel nucleo della cellula, dove si trova il materiale genetico. Ma questo aspetto non è stato indagato nello studio.
Lo studio è stato condotto in vitro, cioè con cellule in un laboratorio. In esse hanno aggiunto un campione del vaccino Pfizer e, secondo i loro risultati, in queste condizioni l’mRNA del vaccino è stato convertito in una molecola di DNA. Ma questo non mostra che modifichi il genoma di queste cellule, né può essere estrapolato a ciò che accade nell’uomo.

Nel lavoro in questione gli scienziati verificano quanto mRNA del vaccino viene convertito in DNA in momenti diversi ma ciò non significa che stiano modificando il materiale genetico delle cellule.
Sia Rasmussen che il suo collega Yang de Marinis hanno parlato della controversia generata dal loro studio attraverso un’intervista sul sito web dell’Università di Lund. Entrambi ribadiscono che il loro lavoro non dà motivo a nessuno di cambiare la sua decisione di vaccinarsi. Inoltre, riconoscono che ha dei limiti e che i suoi risultati non possono essere estrapolati a ciò che accade negli esseri umani.
Il limite principale dello studio è che è stato eseguito in una linea cellulare. Nell’esperimento non hanno utilizzato cellule derivate da un campione umano, ma piuttosto cellule derivate da tumori. Questi tipi di cellule, dette “linee cellulari”, sono spesso utilizzate nella ricerca perché sono facili da maneggiare e accessibili, ma i risultati ottenuti hanno maggiori limitazioni.
Usano una linea cellulare umana, chiamata Huh7, costituita da un cancro al fegato che è geneticamente altamente alterata. Ad esempio, queste cellule hanno una media di 60 cromosomi per cellula e dovrebbero averne 46. Si tratta di un sistema sperimentale straordinariamente artificiale e lontano da quella che potrebbe essere una situazione fisiologica. Pertanto, qualsiasi conclusione derivata da queste cellule deve tenere conto di queste limitazioni.

Ci sono altri inconvenienti, come le quantità del vaccino Pfizer utilizzato nelle cellule, che non sono equivalenti a quelle usate negli esseri umani. Inoltre, non possiamo confrontare i due approcci, un’iniezione intramuscolare (che è ciò che accade quando veniamo vaccinati) con l’esposizione all’mRNA direttamente sulle cellule in coltura. L’uno non può fungere da riferimento per l’altro.
Inoltre i dati presentati dallo studio non sono robusti e presentano variazioni al limite della significatività statistica. Per questi motivi difficilmente un lavoro del genere verrebbe pubblicato su una rivista scientifica dall’alto impact factor.

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