Leonardo: cronache della crisi incombente 2

Lo sciopero davanti alla portineria

— Massimiliano Cosmani

Quella che dovrebbe essere la giornata per la Commemorazione dei defunti, a Grottaglie, davanti la portineria dello stabilimento Leonardo, viene vissuta diversamente. È un giorno di lotta per ricordare l’importanza che riveste per migliaia di famiglie lo stabilimento che ha messo piede sul territorio nostrano ormai anni fa. Come seguito al dibattito del 24 luglio e alla mancanza di risposte da parte dei dirigenti Leonardo , lo sciopero davanti la portineria ha come ospiti alla conferenza stampa rappresentanti delle varie amministrazioni locali: Ciro D’Alò per Grottaglie, Cosimo Ciura per Monteiasi, l’assessore Costronovi per Taranto e Dario Iaia per Sava.

Sin da subito è stato chiarito che la Leonardo sta vivendo questa situazione non per la pandemia, perché già nel 2019 la Boeing, col programma Z48 aveva già annunciato la diminuzione della produzione e quindi il covid-19 ha solo accelerato il tutto. Da anni la UILM chiede lavoro alternativo e aggiuntivo perché consci che per i lavoratori e le famiglie, “monocommittenza” è sinonimo di nessun futuro, o almeno di un futuro incerto e non degno di essere vissuto. Qui si spiega l’importanza della necessità di un percorso certo e fattibile perché lo stabilimento è dotato di lavoratori di alto profilo tecnico che hanno reso possibile la lavorazione della fibra di carbonio con risultati di alta qualità. I rappresentanti dei comuni presenti hanno affermato che la questione è prioritaria, marcando la necessità di far sentire a istituzioni superiori il problema, quindi proprio per questo motivo rimarranno vicini ai lavoratori, perché il lavoro deve continuare ad insistere sul territorio.

«Il covid-19 ha anticipato una crisi aziendale che sarebbe arrivata tra cinque anni» afferma Luigi Bernardi, sindacalista UILM di Taranto, mostrando che con 7.000.000 di posti di lavoro in meno, in tutta Europa la preoccupazione è molta e si sono mostrati i limiti sociali ed industriali degli stabilimenti monocommittenti. La UILM per questo motivo da sempre fa notare la necessità di un piano industriale perché “serve sapere il futuro”. «La One Company tanto decantata dov’è?» grida Luigi a gran voce denunciando l’ipocrisia di cui si sono macchiati i dirigenti Leonardo. I sussidi non sono opzione accettabile in quanto il problema stesso consiste proprio nell’essere pagati per non lavorare, per questo «è nostra responsabilità che lo stabilimento che dal 2006 in poi è diventata l’azienda 4.0 venga tutelata».

La situazione delle donne, secondo Doriana Galeano, rappresentante delle donne metalmeccaniche, è ancora peggio in quanto si ritrovano a lavorare il doppio od il triplo dei colleghi uomini per non perdere il posto di lavoro. Si sono sempre mostrate pronte ad adattarsi ai vari DPCM e come gli altri hanno una famiglia da mantenere con un solo reddito, e vogliono crescere i propri figli lavorando, per questo motivo invocano a gran voce il diritto al lavoro. Se vogliamo che il diritto al lavoro venga garantito, afferma Doriana, «serve creare nuova ricchezza e con l’aerospazio si può».

La UILM già anni fa manifestò ai dirigenti incertezze sul futuro dello stabilimento, ma essi lo sminuirono e si diceva che l’azienda avrebbe dato lavoro anche ai loro figli, ma ora non si è certi neanche di domani. Un dubbio che viene sollevato è perché la Leonardo non si comporti da One Company dato che non produce solo aerostrutture ma anche mezzi militari e missili che mai vanno in crisi. Inoltre investono circa il 12% del loro ricavato in ricerca e sviluppo, e presa coscienza che nel 2019 esso è stato di 13 miliardi di euro, e nel 2020 di poco meno, allora perché non investire a Grottaglie?

Il coordinatore sindacale dell’Arcelor-Mittal mette in guardia tutti sul non commettere gli stessi errori che hanno commesso loro a Taranto con l’ex Ilva, invocando ad essere uniti esattamente come è stato dimostrato davanti la portineria e a chiamare chi è rimasto a casa non per sputargli in faccia, ma per invitarlo alla prossima manifestazione. Conclude comandando di usare la rabbia perché «le aziende hanno paura quando i lavoratori si muovono» e perché «voi avete il diritto di lavorare nell’azienda che voi avete creato quindi voi siete i dirigenti di voi stessi».

Il contributo finale inerente alla proposta di vertenza è di Sperti, RSU Leonardo. Egli è chiaro sin dall’inizio: Leonardo non dà risposte se non tramite sterili comunicati stampa rendendo questo silenzio assordante e «ha capito male se crede di riempirci le orecchie parlandoci solo di aerostrutture». La proposta è di cominciare a produrre anche militare e non solo civile ma le risposte mancano, quindi bisogna lanciare segnale chiaro al Presidente della Regione Puglia e quindi è il momento di autoconvocarsi a Bari e se ci sarà bisogno anche a Roma perché se l’acciaio non è il futuro, allora venga preso in considerazione l’aerospazio.

Quando il progresso umano, sociale e tecnologico ci permetterà di andare in vacanza su Marte e sulla Luna “non ci andremo da disoccupati”, e la volontà di essere protagonisti di tale cambiamento, e non solo spettatori passivi, ha come data il 5 novembre, sciopero nazionale per salvaguardare il contratto che invece, per quanto afferma Sperti, Confindustria vuole deregolamentare ed inoltre per chiedere più posti di lavoro e aumento salariale.

 

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