DIARI DALLA VERTENZA GKN

Questa pagina sarà una rubrica in continuo aggiornamento

Sciopero del 16 dicembre 2021

Campi Bisenzio, 16.12.21

Elia P.

Eravamo a Roma per lo sciopero generale indetto da CGIL e UIL a fronte della nuova riforma fiscale e della ripartizione delle quote di fondi europei in atto tra capitale e lavoro.

Ci era stata gentilmente concessa una branda alla GKN dove il collettivo di fabbrica, gentilissimo, ci ha dato la possibilità di inserirci nel suo corteo, di usufruire dei mezzi da questo disposti per giungere a Piazza del Popolo e, in ultima istanza ma non certo per importanza, di poter confrontarci e far indagine sulla situazione in cui la vertenza versa, avendo noi già la volontà di fare un secondo lavoro con Toni Negri incentrato sulla metodologia dell’inchiesta in fabbrica.

La nostra finalità primaria – raccogliere informazioni per elaborarle, oltre che affiancare gli operai della GKN nella loro lotta – è stata raggiunta con risultati di grande interesse scientifico ed umano.

Il giubilo s’è dovuto però arrestare nel momento in cui dal palco non sono state ascoltate le proteste del collettivo di fabbrica, grande protagonista nella piazza romana. Anzi, a fronte delle lecite proteste correlate al fatto che i portavoce della GKN non sono stati lasciati intervenire in direttivo nazionale, l’entourage di Landini si è spinto oltre all’inverosimile ponendo un aut aut ostracizzante alla stessa forza che animava la piazza: o la finite o ve ne andate.

In tal senso la risposta della GKN è stata netta, memore dei rapporti funzionali – e mai dipendenti – con i sindacati, vedasi il rapporto con l’RSA e l’indipendenza dai sindacati del loro RSU: il retrofront è stato repentino, la delusione si qualificava ad ampio spettro sui visi degli operai in esubero, delle loro famiglie e di chi li appoggiava: dopo la mail certificata di licenziamento senza alcun preavviso, l’ennesima doccia fredda.

Risulta controproducente ed irrazionale la manovra di Landini per isolare la GKN sul piano mediatico, probabilmente al fine di mantenere come interlocutori privilegiati Draghi ed il PD senza dover scendere a patti col rimanente del governo.
Come se la GKN d’altro canto fosse una realtà che non è riuscita, contrariamente a tante forze della sinistra, a determinare la funzione di Draghi quale puro e semplice tecnico, indentificandolo come mera funzione passiva e sintetizzatrice – e non puramente attiva ed intenzionale – rispetto le istanze di quei partiti che dall’epoca Berlusconi vantano una pesante ed insostenibile campagna di deregolamentazione delle tutele al lavoro e una progressiva dismissione delle politiche di piena occupazione, favorendo la nuova dicotomia tra lo stigma delle misure assistenziali di integrazione alla domanda e l’esaltazione – spesso contraddittoria tra gli stessi partiti politici nelle procedure applicative – delle così dette politiche attive per il lavoro. Dallo stato come garante occupazionale di ultima istanza siamo finiti a discutere attorno la falsa dicotomia workfare e welfare, accettando una finestra di Overton i cui effetti fino a trent’anni fa sarebbero stati inaccettabili.

Esprimiamo il nostro più vivo sconcerto per quanto accaduto, augurandoci che la maggioranza della CGIL faccia un passo indietro rispetto una delle strategie concertative più cieche e mal formulate degli ultimi anni.

Il gruppo Borgomeo: riflessioni a freddo a 24 ore dalla vendita della GKN da Melrose

Bologna, 24.12.2021

Elia P.

“E’ stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà da Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. E’ un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo. Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato.”

Comunicato del Collettivo di Fabbrica

Così inizia il comunicato del Collettivo di Fabbrica della GKN a poche ore dalla fine delle contrattazioni a porte chiuse tra il fondo di investimenti Melrose e la Qf spa (gruppo Borgomeo), in cui quest’ultima ha acquisito il 100% di GKN Driveline Firenze.

La FIOM ha già chiesto un incontro al MISE a Borgomeo per i diritti acquisiti dei lavoratori, il piano industriale e la continuità occupazionale. Ci sarà anche Invitalia con delle quote nella nuova proprietà, ed entrerà in merito alla situazione solo nel caso in cui la proprietà non presenti un serio piano industriale.

“Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici.”

Comunicato del Collettivo di Fabbrica

Sembra che il nuovo proprietario voglia sostituire alla cassa integrazione per cessata attività, quella per trasformazione industriale, quindi per ora i lavoratori possono tornare un minimo a respirare.

La clausola continuità produttiva non è stata rispettata: l’azienda non torna a fare semiassi, ma diventa oggetto di un piano di reindustrializzazione che implicherebbe sia lo svuotamento del capannone che la riqualificazione dell’output produttivo, quindi senza volumi produttivi sull’immediato.

“Perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qua non si dovevano più produrre semiassi.”

Comunicato del Collettivo di Fabbrica

Questa affermazione del Collettivo di Fabbrica non a caso collima sia con il vincolo di vietata vendita alla concorrenza nel caso – diremo certo – Borgomeo sia solamente un mediatore di mercato, sia per il fatto che, al netto delle committenze perdute, ritornare a produrre semiassi paradossalmente non sarebbe una strategia aziendale errata, dato che la produzione di componentistica per la trasmissione delle auto è uno dei pochi settori dell’automotive che non saranno direttamente colpiti dalla riconversione energetica dei mezzi finiti.

Il problema centrale del collettivo di fabbrica sarà mantenere il possesso dei mezzi di produzione: per ogni macchina che esce deve entrarne almeno un’altra nuova. La garanzia della sopravvivenza è l’assicurazione del concentramento dei macchinari nelle mani dei lavoratori come misura di scambio e contrattazione nella stessa vertenza: il fondo di investimento britannico, per garantire una maggiore redditività ed indirizzare l’allocazione degli investimenti giocando sul dumping salariale e fiscale, ha preferito abbandonare macchine – in particolari casi coperte da brevetti letteralmente latrocinati dalla Sant’Anna di Pisa – consegnate ex novo pochi mesi prima della mail in cui si annunciavano gli esuberi.

La sfida del collettivo è mantenere la propria composizione tecnica di classe, imprescindibile per costituire l’identità di soggetto politico. La lotta la si deve fare sul tasso di intensità del capitale, ovvero sulla composizione organica che si afferma nei consumi intermedi di produzione.

La vexata questio inerisce il numero dei lavoratori impiegati nella nuova fabbrica: seppur la clausola di continuità contrattuale sia rispettata e si parli di blocco dei licenziamenti, indiscrezioni preventivano l’assunzione di 370 addetti contro i 422 attuali.

Gli orizzonti problematici che si profilano quindi sono due, oltre al problema centrale:

  • Borgomeo probabilmente sará solo un mediatore di vendita per poi ri-allocare la struttura riconvertita in un nuovo circuito mondiale di supply chain e vendere le quotazioni a prezzo maggiorato o ad un’azienda-committente o ad altre realtà come un nuovo fondo di investimenti.
  • 50 possibili esuberi, divide et impera. Il blocco dei licenziamenti unito alla previsione di licenziamento di almeno un decimo dell’organico potrebbe essere dar adito ad una doppia strategia
    • Depotenziare l’incidenza politica della GKN (che corrisponderebbe alle opinioni dello stesso Borgomeo in merito alla proposta di PaP sull’antidelocalizzazione) prendendone l’istanza ed irretendola in una pratica applicazione del concetto limite di rivoluzione passiva.
    • Distruggere il Collettivo di Fabbrica

Nel frattempo però quest’ultimo risponde ancora:

Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo. In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione. E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qua assieme e continuiamo assieme.

Comunicato del Collettivo di Fabbrica

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