Il concetto di formazione economico-sociale. Parte prima

I. In Marx e nel dibattito marxista fino agli anni ’50

Sfortunatamente Marx non espose formalmente cosa intendeva con il concetto di formazione economico-sociale. Marx utilizza alcune derivazioni per questa nozione, come la formazione sociale, la formazione della società, le forme economiche, ecc., derivazioni che seguono il processo di maturazione della teoria di Marx. Tuttavia, in due occasioni, secondo Sereni, Marx utilizza il concetto di formazione economica della società (Ökonomische Gesellschaftsformation), la cui nozione si avvicina alla concezione attribuita successivamente dagli autori marxisti alla formazione economico-sociale. Dovrebbe essere chiaro che l’obiettivo di questo scritto non è ricomporre il concetto di formazione economico-sociale in Marx, ma piuttosto rivedere il dibattito più recente attorno a questo concetto. A questo punto, è interessante evidenziare in Marx i due contesti in cui sono stati utilizzati tali concetti preliminari, lasciando così una base per il dibattito che svilupperemo intorno all’obiettivo che proponiamo.

Nella Prefazione per la critica dell’economia politica, pubblicata originariamente nel gennaio 1859, Marx fa una retrospettiva della sua formazione politico-intellettuale dove espone il risultato generale dei suoi studi in una sintesi chiara e astratta di dialettica dei rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive dalla concezione materialistica della storia. Dopo aver distinto, nella trasformazione materiale del processo storico, il movimento delle condizioni economiche di produzione dalle forme ideologiche, Marx sviluppa dialetticamente questo movimento, esponendone le implicazioni per società specifiche, dove sottolinea:

«Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società.»

Possiamo interpretare dalla citazione precedente che il significato dato alla “formazione economica della società” è legato all’esistenza nella società concreta (“formazione sociale” nelle parole di Marx), dei rapporti di produzione in movimento, che definiscono la struttura economica e permea storicamente quelle società.

Il secondo momento in cui Marx usa l’espressione evidenziata si trova nella Prefazione della prima edizione del Capitale, nel 1867. In questo estratto, Marx afferma che la “formazione economica della società” è contenuta in “un processo storico-naturale” dove l’individuo è posto in determinate condizioni materiali – socialmente stabilite e storicamente costruite –, indipendentemente dalla loro rappresentazione ideale:

«Una parola ad evitare possibili malintesi. Non ritraggo per niente le figure del capitalista e del proprietario fondiario in luce rosea. Ma qui si tratta delle persone solo in quanto sono la personificazione di categorie economiche, che rappresentano determinati rapporti e determinati interessi di classe. Il mio punto di vista, che considera lo sviluppo della formazione economica della società come processo di storia naturale, non si può assolutamente fare il singolo responsabile dei rapporti da cui egli socialmente proviene, pure se soggettivamente possa innalzarsi al di sopra di essi».

Questi due brevi passaggi non consentono di affermare che esista una definizione sintetica del concetto di “formazione economico-sociale” in Marx, ma mettono in luce il concetto, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con la concezione materialistica della storia.

Oltre a questi due momenti, in altre opere Marx ha utilizzato definizioni che cercavano di comprendere la formazione storica della struttura economica nelle società concrete, avvicinandosi alla nozione generale che è attribuita al concetto di formazione economico-sociale dai marxisti. Le bozze di Marx del 1857-1858 intitolate Marx: Forme economiche precapitalistiche, contengono importanti intuizioni di Marx sul processo storico evolutivo generale, combinando la ricerca teorica (nella ricerca del meccanismo generale delle trasformazioni sociali) con l’esposizione storica specifica (in questo caso, il processo storico-formativo concreto del capitalismo europeo). Secondo Hobsbawm: «cerca di formulare il contenuto della storia nella sua forma più generale. Questo contenuto è un progresso». In questo lavoro, secondo Hobsbawm, Marx fornisce un modello di sviluppo sociale ed economico che può essere applicato alla storia, dalla natura dell’uomo, poiché i rapporti di produzione e le forze produttive si presentano come un fenomeno inscindibile. Così, in questi schizzi, lo sviluppo storico delle forme economiche di società specifiche può essere visto come un movimento dei rapporti di produzione lungo tutta la vita materiale.

In generale, Marx scrive queste bozze con l’obiettivo di studiare le dinamiche dei sistemi precapitalisti come spiegazione precedente, o precondizione storica, per l’ascesa del capitalismo in Europa. Sulla base di questo obiettivo, il pensatore tedesco esegue una periodizzazione storica dell’evoluzione generale umana che non solo integra quelle realizzate in altre opere, ma fornisce anche altri elementi interpretativi. Studiando l’evoluzione storica delle comunità europee primitive fino all’ascesa della società borghese, Marx descrive questa evoluzione non in modo meccanico – come potrebbe indicare una lettura meccanicistica della Prefazione del 1859 – ma la realizza in modo storicamente dinamico, riconoscendo che la diversa evoluzione di questi popoli primitivi – che porterebbe a formazioni schiaviste, germaniche e feudali – deve essere vista dalle loro condizioni materiali, e non come una fatalità storica originata da un movimento predeterminato tra “forze produttive/rapporti di produzione”.

Concentrando l’analisi sulle condizioni materiali dei popoli, è possibile concepire lo sviluppo storico come un movimento ricco di possibilità, la cui traiettoria deve essere spiegata dalla totalità della vita materiale, dove i suoi elementi più diversi alimentano il processo di trasformazione della società. Solo da questa procedura è possibile elencare ipotesi provvisorie sulla sorte di questi popoli e su quali direzioni avrebbero potuto prendere. Marx in questi schizzi mostra inequivocabilmente la non linearità del processo storico, dal momento che le formazioni comunitarie primitive finivano in una serie di altre formazioni parallele, la cui traiettoria avveniva dalle specifiche condizioni materiali di vita e dal loro processo storico-naturale (come nel caso dell’emergere della formazione germanica e schiavista, poiché queste si svilupparono come derivazioni distinte dalle comunità primitive e la cui fusione, sotto un altro processo storico successivo, sarebbe stata decisiva nella formazione del feudalesimo). Così, da un’attenta lettura delle Forme economiche precapitalistiche, la semplificazione e l’economicismo di cui era accusata la teoria marxista non può essere attribuita a Marx.

Questi tre punti salienti nell’opera di Marx mirano a delineare la nozione attribuita dai marxisti al “concetto di formazione economico-sociale” in Marx. Le conclusioni che traiamo dai frammenti e dalle bozze delle Forme economiche precapitalistiche indicano che il concetto di formazione economico-sociale, sebbene non formalmente presente in Marx, fu teoricamente delineato dal pensatore tedesco in alcune misure. Nei frammenti contenuti nella Prefazione per la critica dell’economia politica e nella Prefazione alla prima edizione del Capitale, il concetto di formazione economico-sociale è correlato alla comprensione dello sviluppo concreto delle strutture economiche (legata ai rapporti di produzione come totalità della vita materiale) e il suo movimento in società caratterizzate da un tipo specifico di produzione sociale. Questo movimento di strutture economiche deve essere visto, secondo le note contenute in Forme economiche precapitalistiche, in modo dinamico, dove diversi elementi della vita materiale (tra cui ciò che è comunemente inteso come “sovrastruttura ideologica”) influenzano la traiettoria storica del processo di trasformazione della vita materiale delle società, la cui configurazione avviene sotto certi modi di produzione.

Dopo la morte di Marx, il concetto di formazione economico-sociale resta un concetto ancora poco elaborato dai marxisti, i cui primi approcci, non molto definitivi in ​​senso teorico e terminologico, avvennero sotto l’influenza dei dibattiti politici del movimento comunista internazionale e della Rivoluzione bolscevica del 1917. Dal periodo tra la morte di Marx e la fine della Seconda Internazionale comunista, il concetto di formazione economico-sociale è raramente affrontato. Secondo Sereni, in questo periodo Kautsky e Plechanov nelle loro opere usano il termine. Tuttavia, quest’ultimo:

«Non ci ha lasciato praticamente alcun contributo per un tale approfondimento, (…) ci ha lasciato solo indicazioni fugaci e spesso imprecise su quei problemi politici generali, storiografici e teorici che si riferivano direttamente e specificamente alla nozione di formazione economico-sociale».

Per quanto riguarda Kautsky, Sereni prolunga le sue considerazioni «In un caso, in cui compare il termine Ökonomische Gesellschaftsformation, (…), attraverso una citazione di Marx, viene poi “reinterpretato” nel commento di Kautsky, nel senso di gesellschaftliche Formen, cioè come “forme sociali”». L’unico autore marxista dell’epoca, secondo Sereni, che sviluppò una definizione del concetto di formazione economico-sociale fu Lenin.

Nell’articolo intitolato Che cosa sono gli “amici del popolo” e come lottano contro i socialdemocratici, pubblicato nel 1894, Lenin si impegna in una discussione con i sociologi borghesi che considerano la sociologia come lo studio delle società ideali, guidato da concezioni soggettive e individuali. Nelle sue critiche, Lenin, esponendo la concezione materialista della storia, fa alcune considerazioni sul concetto di formazione sociale:

«Ma ecco che Marx, dopo aver enunciato questa ipotesi negli anni quaranta, intraprende lo studio concreto (nota bene: concreto) del materiale. Egli prende una delle formazioni economico-sociali – il sistema dell’economia mercantile – e sulla base di una mole prodigiosa di dati (che egli studiò per non meno di venticinque anni) dà un’analisi minuziosissima della legge del funzionamento di questa formazione e della sua evoluzione. Quest’analisi è limitata ai soli rapporti di produzione tra i membri della società: Marx, senza mai ricorrere, per spiegare la cosa, a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione, dà la possibilità di vedere come si evolve l’organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione capitalistica, creando le classi antagonistiche (nei limiti dei rapporti di produzione) della borghesia e del proletariato, come essa accresce la produttività del lavoro sociale e, con ciò stesso, introduce un elemento che entra in contraddizione inconciliabile con le basi di questa stessa organizzazione capitalistica».

Nello stesso tempo in cui Lenin considera i rapporti di produzione come base per comprendere lo sviluppo delle formazioni sociali, interpreta, d’altra parte, il concetto di formazione economico-sociale come l’aspetto concreto in cui si assume il processo storico-naturale. Lenin fa così una distinzione tra i due concetti, riassunti da Luporini nella seguente citazione:

«Lenin assorbe l’espressione marxista “formazione economica della società” nell’altra espressione marxista di “formazione della società”, o “formazione sociale”, come specificazione o particolarizzazione della stessa, corrispondente alla collocazione data alle relazioni di produzione. In altre parole: studiata nella sua costituzione strutturale, una certa “formazione sociale” si rivela come una certa “formazione economico-sociale”; quest’ultima espressione rappresenta l’autonomia o separazione, come “fondamento”, dei “rapporti di produzione”. Non ho dubbi che in Lenin le cose siano disposte così».

Con il consolidamento della rivoluzione bolscevica del 1917 e l’ascesa del regime stalinista in URSS, la teoria marxista entra in un processo di dogmatizzazione, guidata dall’interpretazione “ufficiale” del marxismo da parte del Comintern e diffusa ai partiti comunisti di altri paesi. Questo processo non solo ha contribuito a congelare la discussione sul concetto di formazione economico-sociale, ma ha anche imposto un’interpretazione ufficiale, espressa nei manuali di economia politica e nei dizionari dell’Accademia delle scienze dell’URSS. È così che possiamo vedere con Judin e Rosenthal nel Dizionario di filosofia e sociologia marxista la seguente definizione di “formazione economico-sociale”:

«Modalità di produzione storicamente determinata; ordinamento della vita sociale degli uomini. […] Sulla base economica di ogni società si forma un complicato sistema di sovrastrutture; un particolare regime politico – lo Stato e, allo stesso modo, le corrispondenti forme di coscienza sociale – religione, scienza, arte, moralità e così via. Ogni formazione economico-sociale ha le sue particolari leggi storiche di nascita, sviluppo e scomparsa. Il passaggio da una forma di società all’altra non avviene per caso, ma con severa regolarità, per la forza dello sviluppo, all’interno della società precedente, di contraddizioni che portano alla sua scomparsa e creano le basi per un nuovo regime, più progressista. Nella società di classe, il passaggio da una formazione economico-sociale all’altra avviene attraverso la lotta di classe tra dominanti e oppressi; attraverso il rovesciamento rivoluzionario delle classi dominanti da parte delle classi oppresse».

In questa citazione, il concetto di formazione economico-sociale è inteso come la determinazione storica di un modo di produzione, dove la base economica è presa insieme alla sua sovrastruttura ideologica. Così, nella concezione sovietica, i rapporti di produzione definiscono, allo stesso tempo, sia il modo di produzione che la corrispondente formazione economico-sociale. E il passaggio dalle formazioni economico-sociali è, di conseguenza, dovuto al mutamento di questi rapporti di produzione, mutamenti derivanti dall’inesorabile contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione.

«Il cambiamento delle formazioni economico-sociali nella storia – il regime comunista primitivo, il regime schiavista, il borghese, il socialista – è, soprattutto, il cambiamento di alcuni rapporti di produzione per altri, più progressisti. Questo cambiamento è sempre un effetto necessario soggetto alle leggi dello sviluppo delle forze produttive della società».

In parole povere, questa definizione – quella che Hobsbawm considera una «semplificazione del pensiero di Marx ed Engels, riducendo le principali formazioni economico-sociali a una semplice scala che tutte le società umane salgono, passo dopo passo, ma a velocità diverse» – diventa la versione ufficialmente adottata dall’URSS, influenzando anche il futuro lavoro svolto da altri autori marxisti-sovietici in relazione alla definizione del concetto di formazione economico-sociale.

Tuttavia, dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Sessanta, la discussione sul concetto di formazione economico-sociale ha acquisito nuovo impulso e nuovi contributi. Ciò è dovuto ad alcuni fattori, come: la caduta del regime stalinista e l’intensificarsi delle critiche all’interpretazione dogmatica sovietica; la pubblicazione delle bozze di Marx Formazioni Economiche precapitalistiche e la discussione sul socialismo che costituisce (o meno) una formazione economico-sociale autonoma. Questo dibattito ha visto la partecipazione di un numero considerevole di autori, tuttavia, le interpretazioni che hanno avuto il maggiore impatto e hanno cercato di definire concettualmente la nozione di formazione economico-sociale sono state lasciate agli autori del marxismo sovietico, di autori sotto l’influenza althusseriana e altri autori indipendenti, come gli italiani Sereni e Luporini, di cui parleremo nelle varie parti in cui è suddiviso il saggio.

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