Il concetto di formazione economico-sociale – parte terza

L’intervento di Luporini e Sereni nel dibattito sul concetto di formazione economico-sociale

Articolo apparso sul Bollettino Culturale il 29/08/2020

Sulla base di queste due grandi tendenze, altri autori sono entrati nel dibattito sul concetto di formazione economico-sociale negli anni ’60 e ’70. I contributi di Cesare Luporini ed Emilio Sereni hanno segnato in modo decisivo questo dibattito. Le interpretazioni emerse sono state caratterizzate da un approfondimento della definizione del concetto di formazione economico-sociale attraverso la critica delle interpretazioni correnti e un ritorno ai testi di Marx.

Nonostante le divergenze sulla comprensione del concetto, è possibile unire questa discussione sotto la stessa matrice dal momento in cui i due autori si allontanano, secondo Luporini, dallo stesso campo di indagine, caratterizzato da due punti principali:

  1. applicare la nozione di “modello” teorico alla nozione di formazione economico-sociale 
  2. esistenza di una “legge generale” per tutte le formazioni economico-sociali – anche come criterio per il modello” teorico – enunciata da Marx nell’Introduzione alla Critica dell’Economia politica del 1857:

In tutte le forme di società vi è una determinata produzione ed i suoi rapporti, che assegnano rango ed influenza a tutte le altre [produzioni] ed a tutti gli altri rapporti. Si tratta di una generale lucentezza, che investe tutti gli altri colori e da cui essi vengono modificati nella loro particolarità. Si tratta di un etere particolare, che determina il peso specifico di ogni esistenza, che in esso assume rilievo.

La revisione di questo dibattito si propone di mettere in luce questi due punti comuni agli autori, nonché di evidenziare le loro diverse interpretazioni. Cesare Luporini avvia il dibattito con la pubblicazione, nel 1966, di un articolo sulla rivista italiana Critica Marxista, in cui sostiene che la costruzione teorica del Capitale di Marx può essere interpretata come la creazione di un modello scientifico astratto di uno specifico modo di produzione, vale a dire, il modo di produzione borghese. Durante la sua argomentazione, Luporini definisce il concetto di formazione economico-sociale come uno degli elementi principali per comprendere la costruzione di un modello teorico marxista.

La costruzione in questione ha come metodo lo sviluppo dialettico di forme storiche, governate da leggi interne al sistema sociale, e che si presentano in un movimento storico convergente/contraddittorio. Per spiegare questa posizione, Luporini traccia un parallelo con la terminologia linguistica, dove “un sistema linguistico può essere studiato nelle sue forme e strutture simultanee (metodo sincronico), o nel suo sviluppo storico (metodo diacronico), o in breve in una sintesi e composizione di questi due metodi”. Il parallelo tra linguistica ed economia può essere utilizzato come un modo per approfondire e differenziare la nozione di storicità in modo diverso all’interno del modello teorico. In questo modo, il Capitale è un tutto sincronico (logico), la cui costruzione dialettica sistematica è possibile in base alla condizione di includere “tagli storici” (diacronici) in certi punti necessari. Il diacronico in questione non si riferisce a una prospettiva storica la cui funzione sarebbe la mera ricostruzione di fatti storici, ma che ha la sua funzione più connessa ad un senso “genetico”.

Se il linguaggio è strutturato all’interno di un sistema, si tratta di vedere attraverso quali modi è possibile stabilire le sue leggi, nel processo permanente di costituzione “diacronica”. In altre parole, come vengono fissate le mutazioni e l’evoluzione del sistema e come queste leggi possono essere determinate dall’astrazione scientifica regolarmente.

Questa proposizione, secondo Luporini, è valida per qualsiasi sistema economico concreto, cioè una determinata società storica. È in questa prospettiva che Luporini mette in luce le potenzialità della nozione di formazione economico-sociale, come modello teorico astratto, nel cogliere il fatto economico all’interno di una società concreta:

Qualunque sia la differenza tra il fatto linguistico e il fatto economico – (…) – quest’ultimo fatto è ciò che ha permesso al marxismo di costruire su di esso la nozione scientifica di formazione economico-sociale, cioè una nozione di modelli teorici astratti che spiegano il fatto economico che si verifica all’interno di certi sistemi concreti.

Luporini, affrontando il concetto di formazione economico-sociale come modello teorico, elenca alcune caratteristiche comuni a ogni possibile modello.

In primo luogo, il modello ha una funzione interpretativa dell’evento storico concreto nell’ambito a cui si riferisce e delimita. Ciò consente di scoprire sia tendenze oggettive di sviluppo, sia di fare previsioni in questa direzione. Il modello ha anche una capacità di periodizzazione nel senso storiografico del termine, cioè non una cronologia in sé, ma piuttosto una periodizzazione collocata nell’analisi storica concreta, in questo modo, gli elementi costitutivi del modello vengono estratti dall’esperienza (come verifica in ambito determinato del reale). Infine, il modello ha costituito l’opposizione tra le leggi generali della produzione sociale – valide per tutte le sue forme storiche – e le leggi speciali – integrando o modificando le precedenti – che definiscono una determinata formazione economico-sociale.

Sulla base di queste caratteristiche insite nel modello di formazione economico-sociale, Luporini pone le seguenti domande: Qual è la base di questi modelli? Qual è la sua condizione di possibilità, teoricamente determinata? Qual è la garanzia di non arbitrarietà nelle costruzioni corrispondenti? Le risposte a queste domande passano attraverso la ricerca di una base distintiva il cui criterio consenta di scegliere, dal materiale empirico, quegli elementi le cui caratteristiche devono necessariamente essere incluse nel modello.

Questo criterio oggettivo ha una funzione essenziale, poiché da esso si può costruire, all’interno del modello di formazione economico-sociale, il concetto di formazione sociale. In secondo luogo, per Luporini, in Lenin c’è la risposta a queste domande:

Secondo Lenin, il criterio oggettivo per differenziare ciò che è importante da ciò che non è importante – (…) -, al fine di costruire il modello della formazione economico-sociale è stato stabilito da Marx isolando i “rapporti di produzione come struttura della società”, ciò che costituisce il canone stesso del materialismo storico. (…) Si tratta della possibilità di applicare il criterio scientifico della ripetibilità ai rapporti di produzione (…).

Tuttavia, dice l’autore, il rapporto di produzione come criterio per la fondazione della costituzione della nozione di modello della formazione economico-sociale è insufficiente. Cosa consente allora ai rapporti di produzione, durante la loro esistenza, di diventare il criterio generale? La risposta a questa domanda, secondo l’autore, è in Marx, nell’estratto dell’Introduzione alla Critica dell’Economia politica, in quella che abbiamo precedentemente definito la “legge generale delle formazioni economico-sociali”. Nel passaggio in questione – evidenziando che in ogni società esiste una certa produzione che si esprime come totalità – è possibile comprendere perché i rapporti di produzione siano designati come la “struttura economica” della società, e quindi costituiscano una totalità strutturale. Lo “strutturale”, in questo caso, c’è dal momento che in tutte le forme di società esiste una produzione economica dominante che dà senso all’intero sistema, determinandone il rapporto con le diverse parti. Così, il rapporto di produzione come criterio per il modello di formazione economico-sociale, in Luporini, deve essere inteso come una totalità strutturale con una produzione economica dominante.

All’interno di questa concezione di modello, secondo Luporini, è implicito in Marx il dinamismo della produzione sociale come elemento decisivo. Il passaggio da una funzione dominante di una data produzione e, quindi, di una certa categoria economica – storicamente sviluppata, come è il caso del capitale nella società borghese -, è ciò che crea, nell’evoluzione storica, la differenza essenziale della “produzione” nelle società.

Così, in ogni fase storica di una data produzione sociale è possibile indicare quale sia la categoria dominante che permette di distinguerla dalle altre, e questa verifica deve essere fatta attraverso un’indagine empirica concreta, cioè un’indagine sui materiali storici.

Nel modello di formazione economico-sociale, secondo Luporini, c’è una questione di storicità specifica che include il problema della possibile diversità di forme di continuità storica nei diversi campi del mondo umano. Il parallelo tracciato dall’autore tra economia e linguistica fornisce il senso sotto il quale si dovrebbe lavorare a questo tema e da esso è possibile comprendere la differenza tra il modello di formazione economico-sociale e il concetto di formazione sociale. Secondo Luporini: “Il modello scientifico costituito dal Capitale è totalmente sincrono (sincrono, non equivale in alcun modo a statico), ma può essere costruito in modo sistematico solo attraverso alcune inclusioni genetiche in senso storico”.

In questo lavoro lo sviluppo sistematico delle forme (ovvero la loro componente “genetico-formale”) è possibile solo con l’inserimento del genetico-storico in certi punti. La legge generale delle formazioni economico-sociali permette di comprendere questo motivo, poiché il carattere dominante che assume sempre una determinata produzione nella società spiega una subordinazione del momento storico-genetico a quello formale (sistematico). Cioè, in base alla legge generale delle formazioni economico-sociali, la presenza del genetico-storico dà il massimo contributo di autonomia scientifica al modello, attraverso un’applicabilità flessibile, nel passato e per il presente-futuro.

All’interno di questo specifico senso storico, il modello assume una piena disponibilità teorica in direzioni diverse da quella corrispondente alle effettive esperienze storiche, che sono servite per la costruzione di base del modello. Questa differenza tra il metodo di ricerca (storico) e il metodo di esposizione (logico) è vitale all’interno del modello di formazione economico-sociale. Marx vedeva chiaramente la pluralità e la ricchezza degli eventi storici che convergevano sul modello di formazione economico-sociale, che la rende una grande chiave interpretativa per la comprensione delle formazioni sociali concrete, come atto potenziale, di tutti i sistemi precedenti e meno complessi.

Così, per Luporini, il concetto di formazione sociale deve essere compreso all’interno del modello di formazione economico-sociale. Dalle caratteristiche generali di questo modello e dal suo criterio distintivo (i rapporti di produzione nella totalità) – entrambi enunciati nella legge generale delle formazioni economico-sociali – è possibile analizzare storicamente, in senso progressivo, la presenza di formazioni sociali concrete. Una formazione sociale, quindi, è considerata in un certo grado di processo costituzionale, che consente di dare in ogni caso un nome appropriato: asiatico, schiavista, feudale, ecc. Queste formazioni sociali possono essere comprese dalla più complessa alla più semplice, ma la ricostruzione di questo processo è possibile solo a posteriori.

Il rapporto tra il modello e il concetto diventa più chiaro nella comprensione del legame esistente tra ciò che Luporini chiama “storico-genetico” e “storico-strutturale” (come “costruzione sistematica”). L’universalità del modello e la flessibilità di applicazione stanno nel fatto che esso comincia a costituirsi sin dall’adozione di una data formazione sociale. Questa è considerata in una forma non ancora sviluppata rispetto al grado storicamente presente, e in una forma astratta, cioè isolata attraverso l’astrazione di qualsiasi sviluppo storico effettivo. Questa operazione determina il potenziale universale e flessibile, ed è in questo modo che il passaggio da una formazione sociale antecedente si presenta come una variabile entro certi limiti. Insomma, la presenza della componente storico-genetica è ciò che rende possibile la costruzione sistematica del modello: quella genetico-formale che lo caratterizza dipende da quella genetico-storica. Questi sono due aspetti di una sintesi.

Emilio Sereni, nel 1970, si inserisce nel dibattito sulla nozione di “formazione economico-sociale” con un articolo che propone di salvare questo concetto a partire da Marx a Lenin. Secondo Sereni, tale salvataggio è giustificato – vista la crescente importanza che il tema ha acquisito alla fine degli anni Sessanta e il suo scarso approfondimento teorico – a causa dell’imprecisa interpretazione che le nozioni di “formazione economico-sociale” e di “formazione sociale” hanno subito da parte dei marxisti, in relazione agli scritti originali, principalmente di Marx. Pertanto, Sereni chiarisce l’evoluzione terminologica dei concetti e ne propone una definizione specifica.

Secondo Sereni la nozione di formazione economico-sociale appare per la prima volta in Marx sotto il termine Ökonomische Gesellschaftsformation, letteralmente tradotto come “formazione economica della società”, nella Prefazione alla Critica dell’Economia politica del 1857. Molto tempo prima, nell’Ideologia tedesca, questo concetto è usato nella formulazione della concezione materialistica della storia. In quest’opera del 1846 si trova la periodizzazione dei diversi gradi di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione, cioè la caratterizzazione dei modi di produzione in tempi diversi. Ma il termine Ökonomische Gesellschaftsformation non viene trovato e al suo posto compare solo Gesellschaftsform, o “forma di società”. Il cambiamento di termini operato nel 1857 da Marx deve essere approfondito, secondo Sereni, principalmente con il mutamento nell’uso di un termine di carattere statico, Forma, con un altro di carattere dinamico, Formazione.

D’altra parta, Il fatto che il passaggio dall’uso di un termine che indica stato a uno che indica azione esprima un approfondimento della nozione di “forma di società” e non solo una nuova formulazione verbale, nasce dallo stesso contesto del brano sopra citato della Prefazione al Contributo alla Critica dell’Economia politica, dove, per la prima volta, ha usato il termine Ökonomische Gesellschaftsformation. Termine che avrebbe potuto essere espresso in questo caso con la consueta (e ambigua) “formazione economico-sociale”, e invece deve essere tradotto come “(tempi progressivi) della formazione economica della società”, per significare, senza possibilità di equivoci , che una “formazione economico-sociale” esprime appunto un processo, una realtà dinamica e non statica.

Il concetto di formazione economica della società è riaffermato più tardi in un altro passaggio di Marx questa volta nella Prefazione alla prima edizione del Capitale, del 1867. Questa ricorrenza, a distanza di anni dalla sua prima allusione, porta Sereni ad affermare che la formazione economica della società sarebbe l’unica traduzione possibile del concetto, poiché il suo contenuto dinamico è strettamente correlato al processo storico naturale, come fine ultimo in Marx. L’enfasi data al concetto di “formazione economica della società” non significa in alcun modo, secondo l’autore, che il termine “formazione sociale” venga abolito o messo in secondo piano. Sereni – avvicinandosi all’uso del termine usato da

Luporini – sottolinea che il suo significato deve essere legato, non al processo di formazione della società in generale, ma all’esistenza di una certa società o successione di società, o addirittura, come fine di questo processo. Questo uso comune dei due significati del termine Gesellschaftsformation in Marx indica, secondo Sereni, come la nozione di formazione sociale sia sempre intesa in senso dinamico e non statico, “come processo, insomma, e non come sostanza di un’epoca o di una fase storica in sé immobile e finita”. Lo si può vedere nelle bozze della lettera che Marx scrisse a Vera Zasulič nel 1881, dove evidenzia:

La storia del declino delle comunità primitive deve ancora essere fatta. Si sbaglierebbe ponendoli tutti sulla stessa linea, come nelle formazioni geologiche, anche nelle formazioni storiche ci sono tutta una serie di tipi primari, secondari, terziari, ecc. (…) la formazione arcaica della società ci rivela anche una serie di tipi diversi, che formano tra loro una serie ascendente, che caratterizzano le epoche progressive. La comunità rurale russa appartiene al tipo più recente di questa catena. Il coltivatore possiede già in essa la proprietà privata della casa in cui vive e dell’orto che ne costituisce il complemento arcaico.

Sereni sottolinea che il “progressive” usato da Marx deve essere interpretato come una successione ascendente e progressiva, nel senso di “processo”. In questo modo, la successione reale di diverse formazioni sociali o epoche storiche deve essere sempre verificata in ogni caso dalla prova di fatti empirici. Inoltre, attraverso queste bozze, è possibile rifiutare il “fatalismo storico” attribuito a Marx. La natura delle influenze presenti nella diversità dell’ambiente storico esercita sulla successione delle formazioni sociali una serie di possibilità e traiettorie storiche, influenze che si esprimono come “agenti esterni” a tale formazione, ma anche come “agenti interni”, riferendosi a se, in questo caso, la sua sovrastruttura giuridico-politica e ideologica. Da questa molteplicità di agenti e azioni si può derivare la non linearità nella successione delle formazioni sociali o nell’evoluzione delle loro istituzioni. Sempre secondo Sereni, il carattere dinamico e non statico della più matura nozione marxista di “formazione sociale”, è concepito proprio come un processo, ed è rafforzato dal successivo cambiamento nell’uso del termine “forma” con “formazione”.

Tuttavia, Marx in seguito, come spiegato, aggiunge al termine “formazione sociale” l’aggettivo “economico”, dalla Prefazione al Contributo alla Critica dell’Economia politica. Con questo aggregato, secondo Sereni, Marx vuole sottolineare l’importanza nella “formazione economica della società” di quei modi di produzione, nelle parole di Marx, “come tempi progressivi della formazione economica della società”. Marx scrive nella Prefazione al Contributo alla Critica dell’Economia politica, che “la formulazione più sintetica e precisa delle categorie (e delle relazioni tra categorie) è fondamentale per il materialismo storico [.. .] “. Nel passaggio seguente, l’autore riassume la sua interpretazione della nozione di formazione economico-sociale:

Insomma, si può notare che l’esplicitazione dell’aggettivo “economico” nel termine “formazione economico-sociale” corrisponde, nell’elaborazione di Marx, a quello stesso processo che lo ha portato a liberare il suo criterio di periodizzazione storiografica dal suo fondamento giuridico, che ancora prevale nell’Ideologia tedesca, per specificarlo nel senso economico-produttivo dei “rapporti di produzione”.

Sereni afferma che già nei termini precedenti si può vedere il contenuto espresso in futuro dalla nozione di “formazione economico-sociale” – come espressione di un ruolo particolare dei sistemi di rapporti di produzione, la struttura economica stessa – nella caratterizzazione di tutta la formazione sociale data. Questa domanda terminologica è legata alla stessa tradizione hegeliana, poiché la “forma” era usata per designare la struttura intima dell’essere, cosicché la possibilità di usare il termine formazione economica della società, cioè formazione economico-sociale, era già aperta.

Dopo la morte di Marx, la nozione di “formazione economico-sociale” cadde nell’oblio, o al massimo fu mal interpretata dai marxisti della II Internazionale e dai revisionisti. Con un’eccezione. Il contributo di Lenin alla definizione del concetto di formazione economico-sociale, secondo Sereni, è dovuto principalmente – attraverso una corretta interpretazione delle testimonianze lasciate da Marx – all’instaurazione dell’unità sociale basata sui rapporti di produzione che contraddistinguono ogni e qualsiasi formazione economico-sociale. Lenin sottolinea così che, a differenza di altre categorie, la formazione economico-sociale esprime l’unità-totalità delle diverse sfere: economica, sociale, politica e culturale della vita di una società. Lo esprime nella continuità e, allo stesso tempo, nella discontinuità del suo sviluppo storico. Secondo Sereni, Lenin vede anche nel rapporto di produzione la caratterizzazione di ciascuna formazione economico-sociale.

In sintesi, come in Luporini, Emilio Sereni intende il concetto di formazione sociale più come un modello teorico che consente l’identificazione della formazione e successione di società concrete (formazioni sociali), basate sull’esistenza empiricamente provata di determinati rapporti di produzione (visto che permettono di comprendere l’unità-discontinuità del processo storico). Il grande contributo di Sereni, a nostro avviso, sta nell’aver recuperato questa interpretazione sulla base dei testi classici del marxismo, principalmente di Marx, Engels e Lenin. Nonostante la grande somiglianza negli approcci, Sereni e Luporini hanno stabilito una serie di critiche ai rispettivi interventi, evidenziando approcci o esposizioni carenti. Purtroppo il recupero di tutte le argomentazioni – data la portata teorica, metodologica e storiografica che presentano – esula dallo scopo di questo lavoro.

Allo stesso modo, l’intervento di altri autori all’interno di questo dibattito avviato da Sereni e Luporini – come René Galissot, Pierre Gruet, Georges Labica – richiederebbe un’esposizione eccessivamente ampia. Tuttavia, evidenziamo tra gli autori che sono entrati in questa discussione, Christine Glucksmann, Pierre Guy Dhoquois e Pierre Herzog. La scelta di questi autori tiene conto di un problema comune ai tre, che è anche alla base delle critiche che hanno mosso nei confronti di Luporini e Sereni. Nei loro articoli, i tre autori sostengono una maggiore precisione teorica in relazione ai concetti di modo di produzione e formazione economico-sociale. Questo problema mette in luce una prospettiva critica che, a nostro avviso, è fondamentale nell’analisi delle matrici interpretative che abbiamo mostrato.

Christine Glucksmann nel suo articolo sottolinea che il primo merito di Sereni è di proporre una rivalutazione del concetto di formazione economico-sociale come categoria teorica (e non empirica) fondamentale del materialismo storico. Tuttavia, afferma che ci sono alcune lacune nell’esposizione di Sereni che impediscono un’ulteriore discussione sul tema. La principale è la spiegazione superficiale dei concetti di modo di produzione e formazione economico-sociale. Questa insufficienza implica anche una confusione teorica nell’analisi delle situazioni di transizione tra le formazioni economico-sociali. Partendo dai testi di Lenin, Glucksmann, sottolineando la coesistenza delle produzioni in una società e la lotta politica in Russia, elabora due ipotesi conclusive sulle questioni che solleva:

  1. In Lenin, la nozione di formazione sociale non può essere analizzata se non da quella di modi di produzione.
  2. Ciò consente di proporre una tipologia di contrazioni in una data fase storica, un rapporto dialettico che comporta eventuali squilibri (…).

Guy Dhoquois segue la stessa direzione precedente, cioè che è necessario sviluppare la nozione di formazione economico-sociale dal concetto di modo di produzione. Presentando alcune affermazioni al riguardo, finisce per respingere l’interpretazione di Sereni e dello stesso Luporini secondo cui la nozione di formazione economico-sociale deve essere compresa dalla formulazione di un modello.

Inizialmente, Dhoquois osserva che nell’attuale fase di ricerca, la nozione di formazione economico-sociale si colloca come un “quasi concetto”, poiché non è articolata con il concetto di base del materialismo storico: il modo di produzione. L’articolazione di questi concetti, secondo Guy Dhoquois, comprende due possibili soluzioni antagonistiche. Il primo è fare del modo di produzione una forma pura, astratta, un modello, quando, da quel momento in poi, il concetto di formazione economico-sociale esprimesse complessità, diversità. La seconda soluzione, che per Guy Dhoquois è quella corretta:

consiste nel prendere il concetto di modo di produzione come un “astratto reale”, cioè nel considerare che è una struttura della realtà, di una statura totalmente presente nella realtà, che l’analisi scientifica può scoprire in quello che può essere chiamato il “tipo generale” del modo di produzione studiato, secondo l’espressione usata da Karl Marx all’inizio del Libro II del Capitale, cioè le caratteristiche principali e invarianti che comportano una definizione del modo di produzione considerato.

Una volta stabilita questa “struttura della realtà”, è possibile specificare il modo di produzione nella realtà mostrandone le varietà storiche e geografiche, ma questa molteplicità di varietà regionali rimane “fedele” a questa struttura della realtà. Così, quando il concetto di modo di produzione è accettato come un concetto “astratto reale”, il concetto di formazione economico-sociale inizia a designare una combinazione specifica di modi di produzione. Il concetto di formazione economico-sociale deve essere trattato, quindi, come un concetto teorico, costruito dall’articolazione di diversi rapporti di produzione. Con ciò non si nega l’espressione “economico-sociale”, in quanto ricca di significati, segnata dai rapporti di produzione e di forze produttive nel movimento storico. In questo modo, la formazione economico-sociale ha una capacità specifica: “la formazione economica, in particolare le formazioni di transizione da un modo di produzione ad un altro. Questo designa in particolare un momento storico.”

Pierre Herzog è uno degli autori raccolti in questa sezione che approfondisce teoricamente il concetto di formazione economico-sociale dai suoi suggerimenti per indagini future. Herzog formula quattro punti al riguardo.

La prima delle osservazioni è finalizzata alla comprensione del modo di produzione come “la rappresentazione dell’invariante o unità di società differenti, di cui l’analisi teorica renderebbe conto attraverso concetti di formazioni sociali (totalità che presentano una certa ‘autonomia’ di riproduzione-movimento)”. Così, Herzog si avvicina, in questo caso, alla formulazione offerta da Dhoquois, quando entrambi affermano che il modo di produzione va considerato come un concetto teorico – e non come un “modello interpretativo” -, perché solo allora impareremo a comprendere il “movimento reale di specifiche formazioni sociali”.

Il secondo punto evidenziato riguarda lo sviluppo ineguale del capitalismo e la riproduzione delle disuguaglianze. L’accumulazione globale del capitale, sviluppando il rapporto di produzione capitalistico, promuove lo sviluppo e il rinnovamento delle sue specificità. Questo punto, secondo Herzog, non è precisamente evidenziato dagli approcci recenti. Quando si ripristina l’unità-diversità all’interno del movimento del reale, si può comprendere il modo di produzione come essenza e le formazioni sociali come fenomeni. Così, Herzog non è d’accordo con autori come lo stesso Dhoquois quando propongono alla nozione di formazione economico-sociale una coesistenza di modi di produzione. La riproduzione delle diversità in un unico movimento sembra limitare questa visione, “cancellando le specificità dall’analisi materialista”. Herzog cita il caso delle forme precapitalistiche, che continuano a essere riprodotte dall’accumulazione di capitale, ma non possono essere viste come forme “arcaiche”, poiché in questo processo acquisiscono ogni momento nuovi contenuti.

Il terzo punto, basato sulle altre questioni sollevate, colloca la nozione di formazione sociale all’interno del Capitale. Secondo Herzog, il Capitale sottolinea l’unità delle formazioni sociali basata su ciò che è comune a loro, cioè la loro unità. In questo modo, il momento clou non è il rinnovamento di queste forme, “il che non significa che non sia presente, nello spirito di Marx, o negli sviluppi”. Questa interpretazione ha implicazioni attuali, anche per la teoria dell’imperialismo, poiché una delle principali difficoltà risiede nel localizzare le specificità delle regioni all’interno del movimento nell’unità del capitale.

Il quarto e ultimo punto evidenzia l’importanza del rapporto tra le formazioni sociali precapitalistiche con il modo di produzione capitalistico, principalmente in due punti, nella trasmissione delle tecniche e dei modelli culturali.

Forse è più di un inizio per noi, ma è in questa direzione che dobbiamo avanzare per arrivare a ciò che vogliamo, cioè ai concetti di formazione sociale.

Così, Herzog sintetizza il suo articolo come un tentativo di “non definire” il concetto di formazione economico-sociale. L’autore ritiene più opportuno, data l’insufficiente profondità dell’argomento, pensare a un’indagine storica che consenta di discernere meglio questo concetto, senza racchiuderlo nelle definizioni.

Volevo semplicemente suggerire con quale spirito si potesse tentare di collegare i concetti di modo di produzione e di formazione economico-sociale.

 

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