L’Ucraina vista da Beijing

Lo scoppio della guerra in Ucraina è lo scenario peggiore per la Cina. Già da dicembre 2021, mentre gli Stati Uniti soffiavano sul fuoco delle tensioni tra Russia e Ucraina, la leadership cinese si è mossa in maniera più o meno concordante con quelle europee circa il confine incandescente alle porte d’Europa, complice il fatto di essere paese ospite delle Olimpiadi invernali, un palcoscenico internazionale per proporre al mondo, oltre alla competizione sportiva, i punti salienti della scommessa al futuro cinese. Ma agli spettacoli tecnologici e di attenzione alla sostenibilità ambientale, affiancati dal motto “一起向未来” Insieme per un futuro condiviso, coniato da Xi Jinping stesso, già si preparavano spettacoli macabri di esplosioni e cannonate, con una rapida degenerazione del teatro in Europa orientale. Almeno, vuoi per la pax olympica, vuoi per non stizzire totalmente i partner cinesi, il presidente russo Putin ha deciso di dar via all’operazione di invasione dell’Ucraina giusto quattro giorni dopo dallo spegnimento della fiaccola olimpica.

Proprio in occasione delle XXIV Olimpiadi invernali a Beijing, Putin era a suggellare con l’omologo Xi Jinping una rinnovata concordia, mai vista almeno dai tempi dell’amicizia sino-sovietica degli anni ’50, prontamente messa alla prova dalla crisi ucraina. Infatti, se la Russia è diventata un “partner strategico” per la Cina, con un aumento straordinario degli scambi commerciali sino-russi fino a 146 miliardi di dollari e con sempre maggiori commesse cinesi per aumentare l’importazione di gas russo come mezzo per la decarbonizzazione, l’Ucraina stessa ha visto negli ultimi anni un aumento consistente dei rapporti economici con la seconda economia mondiale, ed è un paese amico. Nel 2019, la Cina è diventato il primo paese per esportazioni, superando la Russia, come cita il Ministero del Commercio della Repubblica popolare cinese in “中国成为乌克兰第一大贸易伙伴” La Cina diventa il principale partner commerciale dell’Ucraina: «Secondo le statistiche doganali ucraine, nel primo trimestre del 2019, il commercio totale dell’Ucraina con la Cina è stato di 2,643 miliardi di dollari, con un aumento su base annua del 35,1%, rappresentando il 10,19% del commercio estero totale dell’Ucraina, superando la Russia e diventando il più grande dell’Ucraina partner commerciale. Allo stesso tempo, le importazioni dalla Cina sono ammontate a 2.003 miliardi di dollari, con un aumento del 27,66%, rappresentando il 14,66% delle importazioni totali dell’Ucraina, il che la rende la principale fonte di importazioni dell’Ucraina; le esportazioni verso la Cina sono state di 640 milioni di dollari, un anno dopo anno di aumento del 65,24%, rendendola la quarta destinazione di esportazione più grande dell’Ucraina».

Infatti, nonostante un crollo delle esportazioni nel 2014-16, si stanno lentamente riprendendo e sono cresciute da un valore di 49,2 miliardi di dollari del 2020 a raggiungere il picco a fine anno con 68,24 miliardi di dollari nel 2021. Di questi, nel 2020 7,79 miliardi verso la Cina, e secondo i dati della prima metà del 2021, sono ulteriormente aumentati a 9,37 miliardi.Di questi, si riesce a ricostruire la ripartizione delle esportazioni prendendo dati del 2019, in cui il valore delle esportazioni verso la Cina era di 3,94 miliardi: dall’Ucraina venivano 1,29 miliardi di dollari di prodotti minerali, 1,02 miliardi di cereali (soprattutto mais e frumento) e altri prodotti vegetali, e 746 milioni di dollari in prodotti secondari animali e vegetali. Tutto questo in un contesto in cui i rapporti economici sino-ucraini si sono via via rafforzati fin dal riconoscimento dell’indipendenza ucraina nel gennaio del 1992, in cui la Cina importava motori e materiali militari sovietici e ha firmato per l’Ucraina un patto di sicurezza da minacce nucleari tuttora in vigore. Di fatto, come esempio lampante, ucraino è lo scheletro della prima portaerei cinese, la Liaoning, che prima era la portaerei sovietica Varjag, rimasta in dote all’Ucraina dopo la frattura dell’Unione Sovietica. I rapporti economici si sono poi intensificati dal 2008 in poi, tanto che attualmente la borsa di Kiev è cinese, e secondo il Centro per la Strategia Economica ucraino, gli investimenti cinesi sono quadruplicati a 260 milioni di dollari nel periodo 2016-2021, vedendo come principali attori e interessi aziende di stato che intervengono in joint-venture con le aziende di stato ucraine in ambito energetico, agricolo, e commerciale, soprattutto nel porto di Mariupol’. L’Ucraina inoltre partecipa alla Belt and Road Initiative, in cui per la Cina è un componente importante per le linee ferroviarie verso l’Europa e il crescente traffico di treni merci da entrambi i lati – che passano per l’Ucraina – e come mercato per la costruzione di infrastrutture, come sottolineato dall’economista Olga Drobotjuk intervistata dall’agenzia di stampa Xinhua, secondo cui «Dal 2016, i contraenti della Cina e dell’Ucraina hanno firmato contratti di costruzione nella cornice della BRI per il valore di 2,95 miliardi di dollari nei settori quali il trasporto e l’energia, includendo il gas e l’energia alternativa». L’articolo prosegue indicando: «Un’altra pietra miliare è stata la firma di un accordo intergovernativo del 30 giugno 2021, sul rafforzamento della cooperazione nella costruzione delle infrastrutture, includendo ferrovie, aeroporti, porti, e altre strutture strategiche».

Ciò visto, si riscontra una vera vicinanza fra la Beijing e Kiev, dove nella telefonata fra il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e il presidente cinese Xi Jinping, «ha indicato la direzione per il futuro sviluppo della cooperazione pragmatica sino-ucraina» nelle parole dell’ambasciatore cinese a Kiev Fan Xianrong, in 驻乌克兰大使范先荣会见乌海关署代理署长杰姆琴科 L’ambasciatore cinese in Ucraina Fan Xianrong incontra il direttore ad interim del servizio doganale ucraino Demčenko, che ha aggiunto come «il governo ucraino considera sempre prioritaria la cooperazione con la Cina, e il rafforzamento della cooperazione doganale sino-ucraina è in linea con gli interessi fondamentali dei due paesi».

Pertanto, la Cina sta tentando di ritagliarsi un ruolo di paciere fra Mosca e Kiev, e per questo risulta necessario un certo equilibrismo come posizione internazionale in cui tuttavia si attribuisce alla Nato e agli Stati Uniti in particolare la responsabilità di non aver fatto nulla per frenare l’escalation bellica, e di aver violato gli accordi stipulati con la Russia circa l’espansione del patto atlantico al di là della riunificazione tedesca, e che in generale non onorano gli impegni presi con gli altri paesi, e dunque destabilizzano i rapporti internazionali. La portavoce del ministero degli esteri cinese Hua Chunying di fatto riassume, il 24 febbraio, l’interpretazione cinese della crisi ucraina: «Riguardo il diritto dei paesi sovrani di comprare delle armi, ho una domanda. Se due persone stanno litigando vicino a te e sembra che stiano per passare alle mani, cosa faresti? Daresti a uno dei due una pistola, un coltello o qualche altra arma? O romperesti la rissa con la persuasione e poi ti faresti raccontare l’intera storia che ha portato alla lite per aiutarli a risolvere il problema pacificamente? È proprio così semplice. Le armi non possono mai risolvere tutti i problemi. Questo non è il momento di versare benzina sul fuoco, ma di mettere insieme le nostre teste per trovare una via in modo da spegnere il fuoco e salvaguardare la pace».

Dovendo dunque stare sia da una parte russa sempre più asiatica, che da quella ucraina, l’obiettivo cinese è quello di calmare ed estinguere il conflitto, ribadendo il principio cardine della politica estera cinese, ovvero la stabilità della pace per la sicurezza comune, nella stabilità dei rapporti internazionali. In tal senso, la leadership cinese ha dichiarato ogni sanzione a carico della Russia illegale a causa delle ripercussioni sulla popolazione civile, e se ne è quindi astenuta in sede di Consiglio di sicurezza ONU assieme a India e Emirati Arabi Uniti, ribadendo un’autoimposta coerenza nel concetto di mianzi 面子 “faccia/prestigio”, tipicamente cinese, in cui non si può perdere la faccia e mandare all’aria una linea pluridecennale di proporsi come garante di un funzionante e regolato ordine globale, ovvero dei cosiddetti Cinque Principi di Coesistenza Pacifica 和平共处五项原则 del 1954: 1) il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale; 2) non aggressione; 3) non interferenza negli affari interni; 4) uguaglianza e reciproco beneficio; 5) coesistenza pacifica. In tal senso la Cina sostiene una soluzione che mantenga l’unità territoriale ucraina: non ha ancora riconosciuto l’annessione della Crimea. Ciò è incentivato anche dal respiro storico che quest’anno 2022 vede, con l’apertura del XX congresso del Partito comunista cinese, in cui si porta avanti il cosiddetto “terzo periodo” della Cina popolare, ora ritornata superpotenza, nella politica a lungo corso di Xi Jinping, dagli ovvi risvolti al di fuori dei confini nazionali. «La Cina sostiene che la mentalità da guerra fredda dovrebbe essere del tutto abbandonata e che un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile dovrebbe essere finalmente formato attraverso il dialogo e la negoziazione» ha affermato il ministro degli esteri cinese Wang Yi, sottolineando la collaborazione tra Cina ed Unione Europea, riavvicinatesi nei mesi passati e prossime oggi in qualità di mediatori di pace.

Ad ogni modo, è bene notare come almeno due banche statali cinesi, la Industrial and Commercial Bank of China e la Bank of China, a causa dell’instabilità del mercato finanziario russo di conseguenza all’esplosione bellica, hanno deciso di non concedere più lettere di credito in dollari per l’acquisto di merci fisiche russe per l’esportazione, e di restringere la concessione di quelle in yuan, almeno secondo Bloomberg. Queste, di fatto delle sanzioni alle transizioni dalla Russia probabilmente per evitare contraccolpi sul piano economico, si configurano come delle reazioni da un puro lato pragmatico.

Concludendo, serve aprire uno specchietto anche per come l’Ucraina viene vista dalla “provincia ribelle”. A Taibei infatti l’attacco russo al granaio d’Europa ha suscitato diverse reazioni, così come sono diverse le parti politiche riguardo i destini dell’isola. La presidente Cai Yingwen (WG Tsai Ing-wen), del Partito Democratico Progressista – molto vicino alle posizioni americane e politicamente indipendentista rispetto alla situazione internazionale particolare di Taiwan – ha subito proclamato solidarietà all’Ucraina, anche calcando su analogie con la propria situazione rispetto alla Cina continentale. Proprio la questione dell’analogia Taiwan-Ucraina è la domanda che in cuor suo porta ogni taiwanese, sia nazionalisti che indipendentisti: se era così assurda la possibilità di una guerra in Europa, ma questa è avvenuta comunque, come essere così sicuri che non ci sarà una guerra per porre fine alla situazione della Repubblica di Cina? Anche Taiwan si sente stretta fra due potenze rivali, ed è dubbio quanto sarebbe effettivamente sicuro avvicinarsi troppo a una delle due parti, in tal caso agli Stati Uniti, che però sono il nono partner commerciale – mentre la Repubblica popolare cinese è il primo. E in questo contesto infatti, le probabilità di un evento bellico sono minime, nonostante Taiwan non sia un paese sovrano delle Nazioni unite, e riceva un trattamento da Beijing come parte della Cina ma non ancora riunificata al paese, in maniera ovviamente pacifica e non poi così immediata, data l’importanza strategica di Taibei nella prima linea di accerchiamento statunitense, una potenza ancora molto influente nel contesto dell’Asia pacifico, e come avanguardia tecnologica fra tutto nel mercato dei superconduttori. Allo stesso tempo, la politica di ciò che rimane Cina nazionalista continua a essere legata a doppio filo ai rapporti con Washington, che mantengono ancora più che vivo e vegeto il Taiwan Relations Act del 1979 e il Taiwan Defense Act del 2021 con esercitazioni militari e la vendita di armi in sfregio alla convenzione di Shanghai del 1972 stipulata con la Cina, tanto che il Guomindang (WG Kuomintang), dalle posizioni più nazionaliste cinesi rspetto al DPP, comunque coltiva con cura i rapporti americani. La Cina dal canto suo, invece, corteggia i taiwanesi garantendo loro condizioni speciali per l’avvio di attività sul continente – e all’estero considerandoli come cittadini cinesi, tanto da rimpatriarli dall’Ucraina assieme ai “fratelli d’oltre-Stretti”. Certo è che la RoC rimane una faglia ancora mobile nelle relazioni internazionali e nei rapporti fra le potenze, e se possiamo trarre una lezione dalle indicibili sofferenze in Ucraina, è che non tutto rimarrà com’è per sempre e com’è scontato che rimanga. 

~Compagno Emanuele

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